I tassi restano fermi. Nella riunione del 24 luglio la Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi di interesse invariati al 2%, come da attese.
Dopo otto ribassi, di cui sette consecutivi, il Consiglio direttivo di Francoforte ha deciso di non scendere sotto la soglia del 2%, lasciando i tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rispettivamente al 2%, al 2,15% e al 2,40%.
Non sono esclusi altri tagli quest’anno: i mercati monetari scontano un’altra sforbiciata entro dicembre, con probabilità al 50% che arrivi già a settembre. «Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguirà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione», precisa l’Istituto di Francoforte in una nota.
«Le nuove informazioni sono sostanzialmente in linea con la valutazione precedente del Consiglio direttivo circa le prospettive di inflazione, attualmente pari all’obiettivo del 2% a medio termine», spiega il Consiglio direttivo.
«Le pressioni interne sui prezzi hanno continuato ad attenuarsi, a fronte di un rallentamento dei salari. Anche grazie alle passate riduzioni dei tassi di interesse decise dal Consiglio direttivo, sinora l’economia ha mostrato nel complesso buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale. Al tempo stesso, il panorama resta eccezionalmente incerto, soprattutto a causa delle controversie commerciali». (riproduzione riservata)
«Siamo in una buona posizione, i rischi restano orientati al ribasso, ma continuiamo a monitorare l’evoluzione dei dati economici», ha dichiarato Christine Lagarde, durante la consueta conferenza stampa al termine della riunione.
Nel primo trimestre l’economia dell’Eurozona ha mostrato una crescita più forte delle attese, spinta anche da un anticipo delle esportazioni in vista dei dazi statunitensi. Tuttavia, permangono incertezze legate alle tensioni commerciali globali, all’apprezzamento dell’euro e a una crescente prudenza da parte delle imprese.
«I mercati del lavoro restano solidi, con un tasso di disoccupazione al 6,3% a maggio, vicino ai minimi storici, e i bilanci del settore privato sono sani» ha affermato Lagarde. «Nel tempo, maggiori investimenti pubblici in difesa e infrastrutture dovrebbero sostenere la crescita», ha aggiunto rinnovando l’appello ai governi affinché accelerino le riforme strutturali e l’Unione dei mercati dei capitali.
I rischi sono orientati verso il basso, ha successivamente spiegato Lagarde, «a causa delle tensioni commerciali, del rischio di deterioramento del sentiment finanziario e dei conflitti geopolitici, in particolare in Ucraina e Medio Oriente». Tuttavia, se si trovassero soluzioni rapide a questi problemi «il clima di fiducia potrebbe migliorare e sostenere l’attività economica».
Sul fronte inflazionistico, uno scenario ribassista è legato a un euro più forte o a un calo della domanda globale dovuto ai dazi. Al contrario, nuovi vincoli alle catene di fornitura, aumento della spesa pubblica e shock climatici potrebbero spingere l’inflazione oltre le attese. Lagarde ha dunque sottolineato che «siamo determinati a garantire la stabilizzazione dell’inflazione, ma non abbiamo ancora finito il nostro lavoro». (riproduzione riservata)