La Banca centrale europea dà il via libera a Unicredit per salire al 29,9% di Commerzbank (di cui adesso detiene il 28% in forma diretta e indiretta) ma la banca italiana non si aspetta un’integrazione prima del 2026.
«Mentre l’approvazione evidenzia la solidità finanziaria e l'ottemperanza regolamentare di Unicredit», spiega la banca, «vi sono ancora diversi fattori che determineranno qualsiasi sviluppo successivo e la relativa tempistica». Piazza Gae Aulenti ricorda infatti che «sono tuttora pendenti alcuni procedimenti autorizzativi avanti le rispettive autorità competenti, fra cui l'Autorità Federale Tedesca della Concorrenza, la cui positiva conclusione è necessaria prima che la quota di circa il 18,5% detenuta tramite strumenti derivati possa essere convertita in azioni». Non c’è peraltro una scadenza precisa entro la quale dovrà arrivare un verdetto ed è possibile che i tempi siano dettati dalla politica.
Un altro motivo che spinge Unicredit a prevedere tempi lunghi è la questione politica. La banca resta «in attesa dell'opportunità di avviare un dialogo costruttivo con il nuovo governo della Repubblica Federale di Germania, una volta formatosi».
Da Berlino non arrivano segnali incoraggianti sull’operazione. «Continueremo a sostenere gli sforzi di Commerzbank per mantenere la propria indipendenza», ha dichiarato venerdì 14 un portavoce del ministero delle Finanze. Il governo tedesco sostiene «la strategia di indipendenza di Commerzbank e i suoi ambiziosi obiettivi finanziari» e «respinge un approccio indefinito e ostile» da parte di Unicredit, ha affermato il portavoce. «Le acquisizioni ostili nel settore bancario non sono appropriate, soprattutto quando riguardano una banca di importanza sistemica», ha aggiunto.
A stretto giro, venerdì mattina Commerzbank ha detto che l'autorizzazione data ad Unicredit dalla Banca centrale europea ad aumentare la partecipazione nella banca tedesca fino al 29,9% non cambia la «situazione fondamentale». Di conseguenza, il gruppo tedesco «resta focalizzato sulla propria strategia», ha detto un portavoce.
Nella nota la banca italiano ha commentato anche la recente strategia difensiva di Commerz: «siamo lieti di riscontrare che il nostro investimento ha determinato un cambiamento positivo in Commerzbank che, insieme alle recenti prospettive più ottimistiche dell'economia tedesca, ha determinato un sostanziale apprezzamento del titolo. Tuttavia, solo un significativo lasso di tempo potrà dimostrare l'effettiva esecuzione del piano e stabilire se tale apprezzamento del titolo sia giustificato e sostenibile».
Alla luce di tutto questo, la «tempistica originale per decidere se procedere o meno con una potenziale aggregazione si estenderà probabilmente ben oltre la fine del 2025». L'attenzione di Unicredit rimane concentrata sull'esecuzione della seconda fase del piano strategico Unicredit Unlocked, che, in un «contesto esterno sempre più volatile come quello odierno, consentirà di distanziare ulteriormente la nostra performance e le nostre distribuzioni da quelle del settore».
Unicredit si è assicurata «l'opzionalità di azioni di crescita esterna che verranno eseguite solo se rispetteranno le nostre metriche finanziarie e miglioreranno il nostro stimolante piano di base».
Anche nella comunità accademica tedesca il dibattito è vivace. «Con il progetto di unione bancaria ancora incompleto, l’Eurozona non è attrezzata per gestire una crisi delle dimensioni di UniCredit/Commerzbank», ha commentato Tobias Troeger, professore di diritto commerciale alla Goethe University di Francoforte. «Comprendo le preoccupazioni dei politici nei confronti della consolidazione bancaria transfrontaliera europea prima che il quadro istituzionale sia adeguato allo scopo», ha dichiarato Troeger.
Queste posizioni però non piacciono a molti osservatori. «La Bce ha rimosso un argomento potente che la Germania avrebbe potuto usare per opporsi a una potenziale acquisizione», ha per esempio affermato Ignazio Angeloni, ex supervisore della Bce ora presso l'Istituto per le Politiche Europee dell'Università Bocconi.
Anche gli analisti di Equita stimano comunque tempi di realizzazione più lunghi per il deal: «Sulla base dei nostri calcoli – spiega la sim milanese - la conversione dei derivati in azioni avrebbe un impatto a capitale gestibile di circa 50 punti base. Alla luce dell’offerta sul Banco e dell’eventuale necessario periodo di integrazione, valutiamo favorevolmente la decisione di Unicredit di considerare tempistiche più lunghe per un’eventuale operazione su Commerzbank. In aggiunta – continua la nota diffusa da Equita - attraverso la conversione dei derivati in azioni e raggiungendo una soglia in area 28%, Unicredit dovrebbe essere in grado di consolidare la posizione a equity, con impatto sull’utile per azione che stimiamo in area high-single digit (o mid-single digit nel caso di Unicredit – Banco), avrebbe modo di incidere sulla governance della società e potrebbe esplorare spazi per eventuali partnership/collaborazioni (come ad esempio fatto in Grecia con AlphaBank)». Equita intanto conferma raccomandazione buy e prezzo obiettivo a 54 euro. (riproduzione riservata)