Nel Regno Unito tassi di interesse più bassi con i timori per la crescita economica del Paese. Come da attese, la Bank of England (Boe) ha tagliato il costo del denaro di 25 punti base al 4,5%, dopo un paio di mesi di pausa e di preoccupazioni legate agli affanni degli ultimi dati macroeconomici del Regno, in primis il rimbalzo dell’inflazione di qualche decimale oltre la soglia del 2%.
Il taglio di un quarto di punto votato dal Comitato di politica monetaria presieduto dal governatore Andrew Bailey segue la scia della Bce della scorsa settimana e rappresenta una parziale boccata di ossigeno per il governo laburista.
Negli ultimi due anni si sono registrati «notevoli progressi nella disinflazione», sottolinea la Bank of England, «poiché i precedenti shock esterni si sono ritirati e la posizione restrittiva della politica monetaria ha stabilizzato le aspettative di inflazione a lungo termine».
Le pressioni inflazionistiche interne, spiega la Boe, «si stanno moderando, ma rimangono in qualche modo elevate e alcuni indicatori si sono attenuati più lentamente del previsto». Negli ultimi tre mesi 2024 l’inflazione si è attestata al 2,5%.
Secondo i banchieri centrali, i maggiori costi energetici globali e le variazioni regolamentate dei prezzi «spingeranno l’inflazione al 3,7% nel terzo trimestre del 2025, anche se si prevede che le pressioni inflazionistiche interne sottostanti diminuiranno ulteriormente» e che «l’inflazione tornerà a circa l’obiettivo del 2% in seguito».
Doccia fredda invece per la crescita economica della Gran Bretagna. La Banca d’Inghilterra ha dimezzato per previsioni per il pil 2025 dall’1,5% ad appena lo 0,75%. Una revisione che conferma l’affanno generale dell’andamento economico del Regno Unito e che rappresenta in questo caso un’ulteriore tegola per il governo laburista di Keir Starmer, impegnato come priorità numero uno nel rilancio della crescita.
La revisione delle stime di crescita in risposta ai rischi per l’economia globale collegati alle minacce di una guerra commerciale e al deterioramento della fiducia delle imprese britanniche ha indebolito la sterlina a 1,23 contro il dollaro. Secondo le stime l’economia dovrebbe ripartire dalla seconda metà dell’anno.
La Banca d'Inghilterra ha inoltre confermato di aver ricevuto una forte domanda di ritiro di oro fisico nelle ultime settimane e che questo ha determinato l'allungamento dei tempi di consegna, data la lungaggine implicita di queste procedure. Ma nel corso della conferenza stampa tenuta al termine del direttorio, l'istituzione ha smentito le ipotesi di stampa di essere rimasta a corto del metallo prezioso.
«Abbiamo le seconde maggiori riserve di oro al mondo e il nostro lo stock è sceso di circa un 2%», ha riferito il vice governatore, Dave Ramsden, a cui il governatore, Andrew Bailey, ha lasciato il compito di rispondere ad una domanda sull'argomento. «Quello che sta succedendo va inquadrato nel contesto di quello che sta accadendo nell’economia globale. Perché questo aiuta a spiegare alcuni dei fatti sulle tempistiche che ci vogliono per portare fuori il l’oro dalle banche centrali. E va ricordato e il mercato Usa dell’oro fisico offre un sovrapprezzo rispetto a quello di Londra. E che gli operatori cercano di ottenere vantaggi da questo differenziale». (riproduzione riservata)