“Il Pnrr non è di per sé un fine ma un mezzo utile per l’Italia per riuscire a mettere la conoscenza al centro delle sue politiche di crescita, come accade in ogni economia avanzata”. Ridurre quindi il ruolo dell’Università “alla sola missione 4 del Pnrr sarebbe un errore”, ad esempio come sarebbe possibile attuare la transizione digitale ed ecologica senza “misurarsi con le università”?. Queste le parole del presidente della Crui e rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, in occasione della conferenza “Università: per un Paese a prova di futuro”. Infatti, i tre fattori abilitanti delle riforme che il Paese si aspetta sono “conoscenza, tecnologia e capitale umano” che rendono l’università “un grande abilitatore e un interlocutore d'eccezione per tracciare il futuro dell'Italia dal 2026 in poi”.
La rinascita economica che passa, quindi, attraverso le università non può prescindere da un partenariato con il governo e le imprese, ha aggiunto Resta al margine dell’evento a MF-Milano Finanza. “Perché se ci sono imprese che chiedono determinate professionalità e profili e le università non modulano la loro formazione per rispondere a questi obiettivi, il sistema non funziona correttamente”.
Al convegno è intervenuto appunto il commissario Ue per gli Affari economici, Paolo Gentiloni, che ha sottolineato che "la ratio del grande programma europeo", il Next Generation Eu, è di poter creare "una crescita stabile e più duratura". Si prevede che l’Italia cresca del 6,2% quest’anno e del 4,3% il prossimo, superando il livello medio del 5% in Europa anche perché la crisi pandemica italiana è stata particolarmente drammatica. Per cogliere questa opportunità, ha precisato Gentiloni, “dobbiamo recuperare il senso di una missione comune nazionale, unica e questo è enormemente più importante di tante piccole questioni identitarie, a cui penso dedichiamo nel dibattito pubblico più spazio di quanto sia necessario".
Sull’idea di missione comune si è soffermato in seguito Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, riportando un dato per lui preoccupante: “negli ultimi dieci anni abbiamo messo 7,5 miliardi per i baby pensionati come anche per gli universitari”, ma “dai giovani dipende e passerà il futuro del nostro Paese". L’azione congiunta di imprese e università risulta, quindi, fondamentale, avendo la “grande responsabilita' di mettere i giovani in condizione di realizzare i propri sogni”.
Infine, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha dichiarato che senza “un cambio di passo radicale”, guardando all’esperienza storica del nostro Paese, “sarà difficile trasformare le risorse del Pnrr in investimenti”. Ma oggi, “guidati dal contesto europeo” “abbiamo l’occasione di riuscire a trasformare i progetti in investimenti”, andando a colmare quello che è “il vero spread, quello sugli investimenti e la ricerca e sviluppo”. (riproduzione riservata)