L’oro è tornato nei giorni scorsi a toccare la quota fatidica dei 2.000 dollari l’oncia, spinto dalla crisi geopolitica internazionale, sebbene avesse risentito di due venti contrari rappresentati dall'apprezzamento del dollaro Usa e dal sell-off delle obbligazioni. Dopo essere sceso verso la fine di settembre è poi rimbalzato in modo significativo, tanto che la performance a un mese è del 9,4%, mentre quella a un anno è del 21,6%. «Non sappiamo quanto durerà la guerra, ma la destabilizzazione del Medio Oriente ci ricorda che lo stress geopolitico, finanziario o economico può esplodere sempre e senza preavviso e che il momento migliore per detenere un “asset rifugio” è prima che l'evento abbia luogo. L'oro si conferma quindi un bene strategico prezioso», dice Nitesh Shah, responsabile ricerca macroeconomica di WisdomTree. Ma dal livello attuale (1.992 dollari) può salire ancora oppure sono maggiori i rischi di ribasso?
Su questo punto i money manager sono divisi. L’esperto di WisdomTree traccia tre scenari differenti, legati al quadro macro e alle mosse della Fed. Nell’ipotesi base, che prevede che l'inflazione continui a diminuire (pur rimanendo al di sopra degli obiettivi delle banche centrali), che il dollaro si deprezzi e che i rendimenti obbligazionari scendano, a fine anno il metallo giallo dovrebbe attestarsi intorno a 1.970 dollari, toccando 2.090 entro il terzo trimestre del 2024. Nello scenario invece rialzista la Fed si allontana dal suo mantra "tassi alti più a lungo": in questo caso a dicembre l'oro potrebbe raggiungere 2.123 dollari e a metà 2024 quota 2.300. Al contrario, nel caso di rendimenti obbligazionari significativamente più alti e più a lungo, il lingotto potrebbe scendere a 1.880 dollari a fine anno, ritracciando fino a 1.670 a metà 2024.
È tutto un gioco di prospettiva, e aldilà degli sviluppi imprevedibili della crisi mediorientale, nella situazione attuale caratterizzata dagli alti tassi delle banche centrali, c’è chi come Valentin Bissat, strategist di Mirabaud Am vede il prezzo del metallo prezioso sotto pressione fino a dicembre. In alternativa, a suo avviso, «gli investitori dovrebbero privilegiare il debito a breve termine con rischi limitati e rendimento elevato, piuttosto che l'oro che non offre alcun rendimento». Spiega infatti che «sebbene sia improbabile che la politica monetaria della Fed diventi più restrittiva dopo la riunione di novembre, la valuta Usa dovrebbe continuare a essere sostenuta dagli elevati differenziali dei tassi di interesse rispetto alle altre principali valute e dalla tenuta dell'attività economica negli Stati Uniti. Di conseguenza, il dollaro non rappresenterà un supporto nemmeno per la fine dell'anno».
Anche Edoardo Proverbio, responsabile area investimenti di Decalia sim, pensa che i titoli governativi possano tornare ad essere preferiti dagli investitori, perché oggi offrono rendimenti rotondi e potrebbero apprezzarsi in caso di tassi in calo. Riguardo al metallo giallo, non vede un potenziale di ulteriore apprezzamento dai livelli attuali, ma ritiene che abbia senso «mantenere una piccola parte del portafoglio investita in oro alla ricerca di decorrelazione, in un mondo finanziario dove le asset class principali sono sempre più correlate». In sintesi, un rifugio per tempi difficili.(riproduzione riservata)