Nella lunga conferenza stampa di Giorgia Meloni di inizio anno è rimasto ancora qualcosa di non detto. Come giudica la premier l’offerta di Unicredit per Banco Bpm e quali iniziative sono state messe in campo per frenare nel caso l’avanzata di Andrea Orcel sulla banca guidata da Giuseppe Castagna? MF-Milano Finanza è in grado di svelare alcuni aspetti della partita.
In primo luogo, Meloni è rimasta sorpresa per l’attacco non concordato deciso da Piazza Gae Aulenti nei confronti di una banca che dovrebbe far parte di quel polo nazionale costruito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ruota attorno al Monte dei Paschi di Siena e ai due suoi nuovi grandi azionisti, oltre al Mef: Delfin con Francesco Milleri (che è salita al 9,7%) e Francesco Gaetano Caltagirone, più la fabbrica del risparmio Anima.
La premier ama ripetere di non essere influenzabile da nessuno, come è accaduto nel caso della liberazione di Cecilia Sala, e Meloni, che pure ha buoni rapporti con Orcel tanto da averlo contattato nel tempi andati quando lo spread mordeva ancora l’Italia senza un perché, vuole ribadirlo anche in finanza. Nessun favore al ceo di Unicredit, come nessun favore a Caltagirone. Per questo l’azione del governo, dopo una velata idea di azionare il Golden Power per frenare la scalata a Bpm, usa i passi felpati della diplomazia ma che diverranno determinanti quando ce ne saranno le condizioni.
Palazzo Chigi ha scelto da una parte la strada legale, con un parere chiesto all’Avvocatura dello Stato per farsi dire quanto sia giusto mettere in mani probabilmente straniere la parte di risparmio italiano che la eventuale nuova entità Unicredit-Bpm con il socio francese Agricole potrà amministrare. Dall’altra è entrata in campo la Commissione di vigilanza della borsa guidata da Paolo Savona, che sta esaminando il prospetto informativo dell’ops Unicredit sull’ex Banca Popolare di Milano.
La Consob, secondo quanto può rivelare questo giornale, seguirà tutte le fasi successive e collaterali all’offerta pubblica di scambio per verificare eventuali accordi commerciali tra Orcel e i francesi di Agricole. E questo non per via di una spinta nazionalista ma per quello che c’è scritto nel Tuf, il Testo unico della finanza.
Nelle norme che sovrintendono alla gestione delle operazioni e della governance finanziaria, c'è scritto che gli azionisti hanno diritto a «pari trattamento», in qualsiasi occasione. E quell’offerta di acquisto di Unicredit potrebbe non garantire questa equità nella fissazione del prezzo d’acquisto di Banco Bpm laddove ci fosse davvero qualche accordo con i francesi, che della banca di piazza Meda posseggono circa il 15% anche con derivati e possono arrivare appena sotto il 20% una volta ottenuto l’ok della Bce.
Al prezzo dell’ops, non considerato congruo dalla banca di Castagna, si potrebbe aggiungere un plusvalore, potremmo definirlo così, tutto dedicato ai transalpini, laddove davvero ci fossero delle alleanze, anche future, sul risparmio. In questo caso la Consob sarebbe pronta ad intervenire facendo ritoccare il prezzo di acquisto, perché se dal punto di vista giuridico l’offerta di Orcel, che conosce benissimo il mondo della finanza, sta in piedi ed è corretta, dal punto di vista economico costa tempo e immobilismo a Castagna per via della passivity rule, che gli impone l’inazione durante un’acquisizione definita di fronte all’Antitrust una killer acquisition, l’uccisione in culla di un concorrente. E quale nuovo concorrente sarebbe Bpm se non quella nuova entità pensata da Giorgetti insieme ad Anima e Mps?
Il sentiero di Orcel è dunque stretto e passa, nell’ordine: per un’avversione di Meloni, che non disdegna l’idea di avere una banca con il cuore anche a Roma ma che comunque considera Bpm più banca della Lega che di FdI; per la Consob, che non starà ferma a guardare; per i vari ricorsi che rendono la partita tortuosa; per la Banca d’Italia, che nel silenzio del governatore Fabio Panetta continua a vigilare per conto della Bce; e infine per Giorgetti, il quale a proposito della campagna di Orcel continua a citare il principio di von Clausewitz: aprire la guerra su due fronti significa probabilmente perderla e il pensiero va alla scalata portata a Commerzbank da Unicredit. Forse quest’ultima considerazione è quella che fa più paura ad Orcel. (riproduzione riservata)