L’Italia rispetta i parametri di Maastricht. L’Italia centra meglio degli altri paesi gli obiettivi del Patto di Stabilità. L’Italia è meno indebitata degli altri Stati. Non si tratta di clamorose fake news ma della verità: il settore privato del Paese è molto più virtuoso di quello pubblico e chissà cosa potrebbe accadere se il secondo prendesse esempio dal primo oltre a chiedere continui sacrifici e se riuscisse a costruire veicoli per 5.000 miliardi di risparmio totale da utilizzare ai fini della crescita.
I numeri di questo raro caso di adempienza europea li ha resi noti Ignazio Visco nella sua ultima uscita pubblica alla Giornata del Risparmio da governatore della Banca d’Italia e prima di passare il testimone a Fabio Panetta. Le famiglie italiane sono le sole che rispettano i rigidi parametri comunitari: il loro debito è circa il 60% del reddito disponibile (contro il 90% nell'area europea) e quello invece delle imprese è pari al 65% (media europea al 100%) del fatturato.
Si tratta di un risultato straordinario da far impallidire anche i tedeschi, che per rispettare i parametri europei (60% appunto di debito-pil e 3% di deficit-pil) hanno dovuto fare del maquillage al bilancio pubblico. Viene in mente quanto sosteneva, a questo punto a ragione, tempo fa Giulio Tremonti, quando proponeva di considerare il debito consolidato - pubblico più privato - nelle varie alchimie del patto e quanto tale calcolo avrebbe cambiato e di molto le carte in tavola ai tempi della crisi del debito sovrano. Ma anche oggi il tema è attualissimo, perché a breve si dovrà trovare un accordo sul nuovo Patto di Stabilità, sospeso dopo la pandemia e che dovrebbe rientrare in vigore nel gennaio 2024: sul punto la posizione dell’Italia, per stessa ammissione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, è alquanto isolata.
Il governo di Giorgia Meloni chiede di non far rientrare nei futuri parametri di calcolo del deficit le spese per gli investimenti nella transizione digitale e ambientale - il fulcro peraltro del New Green Deal di Ursula von der Leyen e il cuore del Pnrr - ma tutti gli altri, forse ad eccezione della Francia, si oppongono.
Almeno l’esecutivo italiano potrebbe portare ad esempio della solidità del suo sistema economico l’ottima salute della finanza privata, consapevole però che quella pubblica è molto più deficitaria. Forse non basterà a convincere chi crede che un’Italia indebitata più che mettere a repentaglio il suo futuro mette a rischio quello della moneta unica, ma almeno fornirà un quadro sul suo stato di salute più completo. Con tutti i pro e i contro.
Il fianco scoperto resta infatti il debito pubblico, che viaggia verso quota 3.000 miliardi e che rappresenta il burro dove facilmente Berlino e i paesi frugali affondano il coltello per chiedere a Roma nuovi sacrifici di bilancio in virtù di una presunta sostenibilità del sistema monetario europeo. Sul punto, purtroppo, non hanno torto, a conti fatti. Visco ha ricordato che la flessione del rapporto debito-pil è marginale nel prossimo triennio e che in assenza di interventi il rapporto rischierà di salire dal già enorme rapporto del 141% (dato del 2022).
Ma c’è anche un dato poco noto, un record di cui andare molto poco fieri a preoccupare, di cui ha parlato ancora Profumo, anch’egli il prossimo anno in scadenza da presidente delle Fondazioni e per cui si cerca un sostituto autorevole (si fa il nome di Fabrizio Palenzona). Una spia emblematica del malessere della nostra società. L’Italia paga oggi 100 miliardi di euro l’anno per gli interessi sul debito pubblico, un importo superiore alla spesa totale per l’istruzione e vicino all’ammontare complessivo della spesa sociale. In pratica spendiamo di più per indebitare i nostri giovani che per formarli: inevitabile che lascino il Paese e non si iscrivano nemmeno all’università. A meno che il privato non si sostituisca al pubblico, la deriva sembra inarrestabile: nei fatti il primo è molto più virtuoso e ricco del secondo, ma è assediato da tasse e burocrazia. Che il futuro sia di nuovo più mercato e meno Stato? (riproduzione riservata)