Le più recenti riforme e alcune questioni irrisolte stanno indebolendo i progressi messi a segno nel contrasto alla corruzione dall’Italia. Che, per la prima volta dal 2012, perde punti nella classifica globale sulla corruzione.
L’edizione 2024 dell’Indice di Percezione sulla Corruzione (Cpi), realizzato dalla Transparency International, posiziona l’Italia al 52° posto nella classifica globale, con un punteggio finale di 54: in calo di 2 punti rispetto al 2023.
L’Indice assegna un punteggio a 180 Paesi e territori di tutto il mondo in base alla percezione della corruzione nel settore pubblico, utilizzando dati provenienti da 13 fonti esterne. I punteggi riflettono le opinioni di esperti e non di un pubblico generico. Il punteggio finale è determinato in base a una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello di corruzione percepita).
Il sistema nazionale, negli ultimi tredici anni, ha innescato positivi cambiamenti in chiave anticorruzione, osserva l’Associazione commentando il peggioramento dell’Italia nella classifica. Nel 2012 il punteggio dell’Italia era 42, è salito a 56 nel 2021 (rimanendoci fino al 2023) ed è sceso al 54 lo scorso anno.
«Dalla Legge anticorruzione 190/2012 alla Legge 179/2017 per la tutela di coloro che segnalano reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito del rapporto di lavoro, fino alla trasposizione della Direttiva europea sul Whistleblowing con il D.Lgs. 23/2024. Ancora, il ruolo dell’Autorità Nazionale Anticorruzione che, negli ultimi anni, ha rafforzato la disciplina sugli appalti e creato un database pubblico che rappresenta un esempio regionale di rinnovata fiducia nei sistemi di trasparenza».
Tra i fattori che ancora incidono negativamente sulla capacità del sistema di prevenzione della corruzione nel settore pubblico: la mancanza di una regolamentazione in tema di conflitto di interessi nei rapporti tra pubblico e privato, l’assenza di una disciplina in materia di lobbying e il perdurare del rinvio all’implementazione del registro dei titolari effettivi che potrebbe limitare l’efficacia delle misure antiriciclaggio.
Il Cpi 2024 fotografa nel complesso un’Europa occidentale in cui, pur rimanendo la regione con il punteggio più alto (64), gli sforzi per combattere la corruzione sono fermi o in diminuzione. Le maggiori economie della regione (Francia e Germania) registrano un calo e persino quelle tradizionalmente più forti (Norvegia e Svezia) ottengono i loro punteggi più bassi. L’Italia è scesa al 19° posto tra i 27 Paesi membri.
«Prevenzione, regolamentazione e cooperazione sono le parole chiave per un’Europa e un’Italia che mettono al primo posto la lotta alla corruzione a tutti i livelli, a partire da quello culturale. In Europa, la Direttiva Anticorruzione è un’opportunità che non dobbiamo lasciarci sfuggire per migliorare gli standard anticorruzione dell’intera regione, delle Istituzioni europee e di ogni Stato membro. In Italia, la regolamentazione di questioni chiave come il conflitto di interessi e il lobbying sono il primo obiettivo di questa nuova stagione di cambiamento», ha dichiarato Michele Calleri, presidente di Transparency International Italia.
Questo stallo compromette la capacità di affrontare le sfide più urgenti: la crisi climatica, la questione dello stato di diritto e l’efficienza dei servizi pubblici. Per far fronte all’indebolimento degli sforzi anticorruzione, nel 2023, la Commissione europea ha proposto alcune misure per rafforzare gli strumenti a disposizione degli Stati membri dell’Ue per combattere la corruzione.
Prima fra tutte una Direttiva anticorruzione che consentirebbe all’Unione Europea di consolidare il proprio ruolo nella lotta alla corruzione, armonizzando la legislazione anticorruzione degli Stati membri e rendendo obbligatoria nel diritto comunitario l’incriminazione per i reati previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (Uncac).
Secondo la classifica di Transparency International i quattro Paesi con il più basso livello di corruzione percepita sono: Danimarca (90/100), Finlandia (88), Singapore (84) e Nuova Zelanda (83). I peggiori? al 177esimo posto si posiziona la Siria con 12 punti, seguita da Venezuela (10), Somalia (9) e Sud Sudan con un punteggio di 8. (riproduzione riservata)