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L’Italia è perennemente in crisi o in emergenza. Ma così le soluzioni non sono mai strutturali
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L’Italia è perennemente in crisi o in emergenza. Ma così le soluzioni non sono mai strutturali

di Giuseppe Calabrese*
10 aprile 2023, 19:18 Ultimo aggiornamento: 19:35

Tra pandemia e guerra in Ucraina ormai è sdoganatolo stato di «permacrisi» una condizione di instabilità permanente. Che però rischia di diventare un alibi invalidante

La chiamano ormai «permacrisi»: è una condizione di crisi permanente derivante dall’esperienza pandemica e dalla guerra in Europa e dalle conseguenti crisi che ne sono scaturite. Crisi e (insicurezze) energetica, alimentare, economico-finanziaria, sociale e di aggravamento delle marginalità e delle diseguaglianze, e poi inflazione, instabilità, tutte condizioni in cui siamo immersi da tempo.

Non possiamo però affrontarle continuando ad affidarne la gestione a chi guarda ancora al passato, a quanto già accaduto. La scelta di un non modello per il futuro alimenta tensioni, conflitti, ulteriore instabilità, incertezza, paura.

Mancano soluzioni strutturali

Ed il «non modello» ha generato sgangherati dibattiti su piani di emergenza sanitari e pandemici, presidi di acque territoriali per la gestione delle emergenze in mare, delle città, emergenza idrica e ambientale, attacchi cyber: tutti fenomeni che meritano certamente approfondimenti e valutazioni, ma all’interno delle competenze e delle professionalità delle amministrazioni e delle organizzazioni a ciò preposte, istituzionali e non; per valutare ciò che non ha funzionato e dare un indirizzo alle azioni correttive ai piani di coordinamento, ai piani di emergenza. Per fornire linee guida e concrete indicazioni alle quali affidarsi.

Ciò non è accaduto. L’insicurezza in cui viviamo, la permacrisi, è anche generata dalla promiscuità delle competenze, delle decisioni, dal degrado ambientale in senso molto ampio; siamo insicuri perché non sappiamo. Siamo confusi dai proclami, dalle iniziative estemporanee, dai provvedimenti tampone, dalle azioni giudiziarie e tutto ci appare come rischio o minaccia, non siamo più consapevoli di ciò che potrebbe accadere e tutto ci sembra in bilico, a rischio.

Poi è arrivata la «bolla inflattiva» e con lei i default bancari, così inattesi, così improvvisi. Continuiamo a non comprendere e l’incertezza si accresce e ci paralizza. Aspettiamo che qualcuno risolva l’emergenza tra proclami ed interventi scomposti, mentre importanti istituzioni si affidano a consulenti in quanto talvolta non più in grado di offrire competenze in un mondo che cambia velocemente.

Cosa ci hanno insegnato pandemia e Pnrr?

Riaffiora così il tema dell’organizzazione, dei ruoli, ma soprattutto delle consapevolezze: cosa ci ha insegnato la pandemia? Che occorre un piano puntuale, strutturato, aggiornato efficace. Cosa ci dice il continuo flusso sulle nostre coste di imbarcazioni di profughi, immigrati? Che il fenomeno è inarrestabile, è epocale e che dobbiamo dotarci di modalità di accoglienza, d’integrazione culturale, di centri e strutture. Quali sono i problemi connessi alla riscrittura ed esecuzione del Pnrr? Abbiamo capito che servono una struttura, delle competenze, una organizzazione ad hoc.

Abbiamo bisogno di sicurezza in un senso molto ampio, di gestire il rischio, di affrontare in maniera strutturata i problemi e di assumere decisioni chiare e lineari, di visione e orizzonti, di trovare una sintesi tra pubblico e privato, di definire una strategia per affrontare problemi che non sono più emergenze: sono ormai temi strutturali del periodo storico che stiamo vivendo e della nostra società ed alcuni di questi fenomeni sono inarrestabili. La gestione in emergenza non basta più, ha già fallito da tempo.

Occorre valorizzare competenze, qualificare interlocutori, sburocratizzare decisioni, costruire aggregazioni di eccellenze il contesto competitivo è cambiato, velocemente e se non ci organizziamo resteremo insicuri, fragili, in uno stato di permacrisi stazionario, sarà l’alibi di tutti noi, delle nostre aziende, dei nostri imprenditori, senza affrontare nessuna delle dichiarate emergenze, non costruendo il futuro in sicurezza.

*ceo di Secursat



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