Il presidente indonesiano Joko Widodo ha annunciato venerdì scorso un bando sulle esportazioni di olio di palma, che entrerà in vigore dal 28 aprile per contrastare la carenza sul mercato locale e contenere l'impennata di prezzi nazionali. Il paese asiatico è il primo produttore al mondo e responsabile di circa il 50% delle forniture globali: una stretta alle esportazioni potrebbe risultare tragica per i produttori di alimenti confezionati. La notizia avrà ricadute negative sui Paesi importatori, già messi a dura prova dall'aumento dei prezzi dovuto alla guerra in Ucraina, le difficoltà registrate nelle catene di approvvigionamento e le ondate di maltempo che hanno colpito alcune zone di produzione.
Nello specifico, il bando riguarderà le spedizioni di oleina di palma raffinata, sbiancata, deodorata ma non olio di palma grezzo e resterà in vigore fino a quando le autorità lo riterranno necessario, per arginare l'aumento del prezzo del prodotto e garantirne la disponibilità sul mercato nazionale. "Monitorerò e valuterò l'implementazione di questa politica, in modo che la disponibilità di olio da cucina nel mercato interno diventi abbondante e accessibile", ha affermato il presidente.
La risposta dei mercati internazionali è arrivata tempestiva. Nella giornata di oggi alla Bursa Malaysia Derivatives Exchange a Kuala Lumpur i futures sull'olio di palma hanno toccato un massimo di 7500 ringgit (1 ringitt malese è pari a 0,22 euro ndr) con un balzo quasi del 7%, per poi chiudere con un aumento dell'1,47% a 6.972 ringgit. L'effetto si è già esteso ai prezzi di altri oli vegetali, come si può notare dai future dell'olio di soia scambiati a Chicago, che si sono avvicinati ai massimi dal 2008.
Non è la prima volta che l'Indonesia emana un bando simile per sostenere il mercato nazionale: un primo limite alle esportazioni dell'olio di palma era già stato imposto a gennaio e successivamente revocato a marzo, causando un rialzo dei prezzi del prodotto ai massimi storici. (riproduzione riservata)