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L’Europa costruisce un mondo in cui un carro armato costerà meno di un’auto. Esce «Al verde», il nuovo libro di Roberto Sommella
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L’Europa costruisce un mondo in cui un carro armato costerà meno di un’auto. Esce «Al verde», il nuovo libro di Roberto Sommella

25 ottobre 2024, 18:13 Ultimo aggiornamento: 21:30

Nel suo nuovo libro «Al verde. Manifesto dei tempi moderni» (Rubbettino), in libreria dal 29 ottobre, il direttore di MF-Milano Finanza, Roberto Sommella, racconta di un nuovo mondo in costruzione in cui le auto saranno un bene di lusso, dove sarà più remunerativo fabbricarearmi che veicoli e dove la AI si sta espandendo a dismisura senza vincoli sulle emissioni. Una tendenza autolesionistica che rischia di aprire le porte alla destra più estrema e antieuropea

Pubblichiamo un estratto di «Al verde. Manifesto dei tempi moderni», il nuovo libro di Roberto Sommella in uscita il 29 ottobre per Rubbettino 

L’Europa costruisce un mondo in cui un carro armato costerà meno di un’auto. Esce «Al verde», il nuovo libro di Roberto Sommella

L’umanità è schiacciata tra due titani: la forza digitale e la forza della guerra. Dopo anni in cui sembrava che la forza della ragione potesse prevalere sulle difficoltà, una volta sconfitto il virus globale, si è ritornati al Novecento. Ma con molte differenze dal Novecento.

In primo luogo, gran parte della nostra vita è stata messa in comune con sistemi nuovi che ne influenzano lo scorrere e la stessa capacità di discernimento. Tecnicamente si chiamano Big Tech, in sostanza si tratta di galassie di origine terrestre le quali sono nate come monopoli che restringevano l’operare di altri soggetti e sono col tempo diventati Leviatani che sovrintendono all’economia, alla politica, alla società. In una parola, queste realtà sono diventate più importanti della democrazia.

Alla ricerca di una via per recuperare la sovranità ceduta a Big Tech 

Per recuperare una parte di questa enorme cessione di sovranità, che ha come metro di paragone quanto avvenuto in Europa con l’avvento dell’euro e della Banca centrale europea, i sistemi democratici occidentali hanno usato l’arma della legge, imponendo norme restrittive e stabilendo sanzioni.

La loro azione è stata però solo economica, mai storica, mai sociologica. Questi sistemi hanno agito nel buio della ragione. Senza vedere i rischi e gli spettri che hanno davanti, perché il loro metro di giudizio è unicamente quello legislativo.

Questo sistema di analisi non basta. In alcuni casi, come negli Stati Uniti, i principali azionisti di queste piattaforme sono stati chiamati a rispondere del loro operato davanti al Congresso. La paura della democrazia americana è di essere sostituita da una macchina e da un algoritmo che possano stabilire chi votare, chi candidare, cosa decidere.

I colossi tech di fronte alla vecchia Europa

In Europa è avvenuto qualcosa di analogo con misure antitrust, la legge che regola la concorrenza, che hanno tracciato dei limiti ai colossi digitali, costruendo però una rete che ha molti buchi. Questi buchi sono di origine tecnologica sicuramente, perché l’innovazione nel terzo millennio risulta molto più veloce di qualsiasi sistema che voglia regolarla; di origine fiscale, perché questi soggetti vogliono e pagano le tasse solamente dove risiedono i loro capi. Ma hanno anche un’origine più profonda, sociale e immateriale.

La risposta delle big tech alla generale messa in stato d’accusa da parte delle democrazie europee e statunitensi è stata di due generi. In primo luogo, esse hanno costruito un universo parallelo, il Metaverso dell’Intelligenza Artificiale, dove non vigono né tetti né leggi; in secondo luogo, stanno spingendo a fondo sulla sperimentazione e commercializzazione dei sistemi di AI, che da sola mansione compilativa sta diventando un nuovo fattore della produzione, senza però che vengano riconosciute la sua parte distruttiva nella mancata creazione di nuovi posti di lavoro e la minaccia turbativa che può recare ai mercati finanziari e al piccolo risparmio.

In questa situazione di forte contrapposizione tra dominio delle macchine e realtà dell’uomo, tra Homo Digital e Homo Faber, in Europa si sta sviluppando, come in gran parte del pianeta, una coscienza ecologica molto forte, che parte dal basso, soprattutto dai giovani, e ha come obiettivo quello di salvare il pianeta dall’inquinamento e dalla sua autodistruzione.

Le capacità cognitive crescenti e la forza dei sistemi normativi illudono chi le usa di poter dare risposte così grandi in un piccolo tempo, che è racchiuso nella vita di un parlamento o di un governo. La scelta di andare avanti sull’analisi e sulla progettazione di un mondo diverso da quello di oggi, afflitto dal male del secolo che sono le crescenti disuguaglianze e l’alienazione dei giovani, pone i sistemi democratici di fronte ad una grandissima sfida: quella di sopravvivere alle macchine in un mondo più giusto e più pulito.

Il new green deal in senso della transizione ecologica

Nello scorrere i criteri e gli obiettivi del piano europeo per le nuove generazioni, il New Green Deal, attuale trasposizione ecologica del New Deal americano dei primi del Novecento, emerge il tentativo di costruire una nuova società: più verde, più giusta, più inclusiva. Costruendo auto, case e fabbriche che inquinino di meno, liberando nell’aria meno anidride carbonica possibile.

Un’auto elettrica venti stipendi di un operaio

Questa idea di società, che qualcuno potrebbe definire utopistica, ha come limite quello di ipotizzare un nuovo modello di sviluppo, dove un’auto elettrica costerà venti stipendi di un operaio alla catena di montaggio e non più cinque, semplicemente fissando su carta delle regole, degli obiettivi, che, pur condivisibili, dimenticano di fare i conti con il fattore umano.

Un fattore umano e un lavoro umano che non hanno gli stessi diritti e gli stessi costi nel mondo. Lo stesso fattore umano si cerca di preservare dalla forza dell’Intelligenza Artificiale, ultima emanazione della innovazione digitale, che non ha ancora compiutamente dispiegato i suoi possibili effetti sul benessere diffuso, a parte i certi benefici che alcuni settori, come quelli bancari, assicurativi e sanitari, possono avere dal calcolo computazionale delle percentuali di rischio.

Poco si sa del futuro delle fabbriche, delle industrie, degli operai. Il mondo di una volta. Si sta provando dunque a combattere la tecnologia dominante e l’inquinamento con una serie di provvedimenti legislativi e non con l’utilizzo della stessa Intelligenza Artificiale al servizio della persona e non sostitutiva del capitale umano.

In questa situazione di aspro confronto tra sistemi democratici e sistemi digitali o autocratici, tra merito e demerito, tra popolo ed élite, è tornata a bussare alla porta della nostra storia la guerra.

Gli effetti economici della guerra

La guerra è il mezzo attraverso il quale spesso gli uomini hanno fatto prevalere le loro ragioni e la loro forza sugli altri. L’Homo Faber è nato proprio dall’invenzione dell’arma, può trasformare un drone da cinepresa a dinamite, da oggetto di pace a mezzo di morte. E perciò è tentato di rispondere con la guerra al dominio dell’Homo Legislativus.

Le persone che si trovano a vivere il tempo presente hanno due soli modi per far parte del loro futuro: ribellarsi oppure rispondere con il loro voto alla chiamata delle democrazie in pericolo perché esse cercano di tenere tutto insieme: i destini dell’Homo Legislativus, i bisogni dell’Homo Faber, gli obiettivi dell’Homo Oeconomicus e la visione dell’Homo Digital. Pensando che possano tutti convivere e dominare il progresso con le sole capacità umane, con il solo sapere.

Il confronto con chi pensa che si debba però delegare gran parte della propria vita ad un’unica persona è già iniziato da tempo e ha esiti incerti. Negli Stati Uniti si confrontano coloro che credono che l’America venga prima di tutto e prima di tutti sappia amministrare sé stessa e i grandi monopoli digitali.

In Europa si trovano invece di fronte coloro che sono convinti che proprio a causa delle guerre ci siano solo risposte nazionali a problemi globali e quelli che vogliono ideare un nuovo modello di sviluppo con la forza della ragione ma soprattutto con l’emanazione delle leggi comuni.

La risposta alle richieste sempre più pressanti di una società più giusta e inclusiva sarà quella delle macchine o c’è ancora un piccolo spazio per l’uomo e tutto ciò che ha costruito in questi millenni della sua storia? (riproduzione riservata)



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