Un’asta di titoli di Stato Usa ha mandato in tilt i mercati azionari: prima Wall Street, poi l’Asia, quindi Piazza Affari e tutta l’Europa. Mercoledì, il Tesoro ha collocato 16 miliardi di dollari in bond a 20 anni con una cedola del 5%, la più alta da quando questa scadenza è stata reintrodotta nel 2020.
Secondo Bmo Capital Markets, i primary dealers (le banche obbligate ad acquistare i titoli rimasti invenduti) hanno assorbito il 16,9% dell’offerta, rispetto a una media del 15,1%, segnalando una domanda debole.
Perché è accaduto tutto ciò? I mercati sono chiaramente preoccupati per l’appesantimento del debito federale, mentre il presidente Donald Trump lavora per far approvare notevoli tagli alle tasse alla Camera. La proposta di legge, che lo stesso Trump ha definito «big, beautiful bill», prevede l’estensione di molti tagli fiscali introdotti nel 2017 che, secondo analisi indipendenti, potrebbe aggiungere almeno 3.000 miliardi di dollari al debito pubblico nell’arco del prossimo decennio.
L’approvazione della norma è attesa già per giovedì, dopo che il provvedimento ha avuto il via libera della commissione regolamenti della Camera.
Ecco perché il rendimento del Treasury a 30 anni è salito di 11 punti base, toccando quota 5,096% nelle contrattazioni serali di New York, il livello più alto dalla fine del 2023, a fronte di un conseguente calo del prezzo del titolo. Un bel selloff sui T bond.
Il movimento si inserisce in un trend iniziato già da tempo di rialzo dei rendimenti sulle scadenze lunghe dopo che Moody’s ha tolto agli Stati Uniti l’ultima «tripla A» delle grandi agenzie di rating a causa delle preoccupazioni su deficit e debito.
«L’asta sui titoli a 20 anni è stata deludente, e considerando la crescente attenzione sul deficit, il mercato mostra una tendenza verso rendimenti più alti», il commento di Ian Lyngen, responsabile della strategia sui tassi Usa di Bmo Capital Markets.
«Attualmente il mercato non mostra interesse per i titoli a lunga durata», ha aggiunto Pooja Kumra, strategist di Td Securities, sottolineando che ora le aste dei T bond a scadenze lunghe saranno «osservate speciali a causa delle incertezze fiscali».
«Non illudetevi: il mercato obbligazionario esprimerà il suo giudizio sui termini della legge di bilanci», il commento di George Catrambone, responsabile bond e trading di Dws Americas. «Non sembra che né questo presidente né questo Congresso intendano davvero ridurre il deficit in modo significativo
Anche Jay Barry, responsabile tassi e bond di JP Morgan, ha notato come «il mercato azionario stia finalmente iniziando a prendere coscienza delle problematiche fiscali che gravano sul mercato obbligazionario Usa». Oltre il 95% dei titoli componenti dell’S&P 500 ha chiuso mercoledì in calo. I settori più penalizzati sono stati finanza, immobiliare e sanità.
Il calo nel mercato obbligazionario ha rafforzato la posizione dei parlamentari repubblicani più conservatori, contrari al piano di tagli fiscali di Trump. Alcuni politici intervenuti sui social per sottolineare la flessione dei bond e il segnale di allarme che rappresenta. Il deputato del Texas, Chip Roy, uno dei leader del fronte rigorista, ha rilanciato su X un post relativo alla «disastrosa asta di titoli»,mentre Warren Davidson, deputato dell’Ohio, ha evidenziato un post sull’aumento dei rendimenti.
Alla pressione sui mercati ha contribuito anche il calo dei titoli tecnologici, dopo l’annuncio dell’acquisizione da parte di OpenAI (creatore di ChatGpt), della startup hardware fondata da Sir Jony Ive, ex responsabile del design di Apple, per 6,4 miliardi di dollari. L’operazione rafforza l’impegno di OpenAI nel creare alternative agli smartphone.
La notizia è arrivata in contemporanea con i risultati dell’asta del Tesoro. Le azioni Apple hanno perso il 2,3%, mentre Amazon, Nvidia e Microsoft sono arretrate di oltre l’1%. Il Nasdaq Composite, ad alta componente tecnologica, ha chiuso in calo dell’1,4%. L’indice del dollaro, che misura la valuta statunitense contro un paniere di valute principali, ha lasciato sul terreno a sua volta lo 0,6%.
L’onda lunga della vendita dei T bond fa salire l’interesse degli investitori per le azioni dei mercati emergenti che tornano al centro dell’attenzione, mentre prende piede la narrativa del «sell Us». Bank of America ha definito gli emergenti come «il prossimo bull market». «Dollaro debole, rendimenti Usa ai massimi, ripresa economica in Cina... niente funziona meglio delle azioni dei mercati emergenti», ha scritto il team guidato da Michael Hartnett in una nota. (riproduzione riservata)