L'Asia chiude la settimana tonica grazie al rally del Nasdaq su attese di una Fed meno falco dopo il dato sul Pil Usa del primo trimestre rivisto al ribasso dall'1,4% all'1,5% in seconda lettura. Alle ore 7:05 italiane, il Nikkei sale dello 0,7%, l'Hang Seng balza del 2,7% con Alibaba (+12,3%) in testa, Shanghai guadagna lo 0,5%.
L'oro sale a sua volta a 1.851 dollari per oncia (+0,22%), il petrolio Wti americano consolida quota 114 dollari il barile, mentre il dollaro scivola in media dello 0,25% sulle maggiori valute. L'euro passa di mano a 1,0756, lo yen a 126,8, la sterlina a 1,2649. Il T bond decennale rende il 2,75%, mentre i futures su Wall Street sono per ora deboli.
Petrolio tonico grazie alle scorte americane in calo e al bando in arrivo della Russia
Il petrolio conferma quindi il rialzo degli ultimi giorni a 114 dollari al barile (+10,3% rispetto a un mese fa e +73% anno su anno), sulla buona strada per chiudere la settimana in rialzo, sostenuto dalle persistenti preoccupazioni per la stretta sull'offerta globale con l'Ue vicina a bandire il greggio russo. I dati dell'International Energy Agency pubblicati mercoledì hanno mostrato un calo maggiore del previsto delle scorte di greggio statunitensi la scorsa settimana a causa dell'impennata delle esportazioni, evidenziando un mercato globale in tensione.
Nel frattempo, l'Ue continua a contrattare con l'Ungheria sul divieto delle importazioni di petrolio dalla Russia, mentre il presidente del Consiglio europeo Charles Michel si dice fiducioso che un accordo possa essere raggiunto prima della prossima riunione del Consiglio il 30 maggio. L'Ungheria ha detto che il Paese ha bisogno di 3,5-4 anni per potersi staccare dal greggio russo e fare enormi investimenti per adeguare la sua economia e che ora non potrebbe sostenere l'embargo petrolifero proposto da Bruxelles fino a quando non sarà raggiunto un accordo su tutti i punti. Secondo le attese, è previsto che l'Opec+ dovrebbe attenersi all'accordo sulla produzione di petrolio dell'anno scorso nella riunione del 2 giugno, alzando l'obiettivo di estrazione a luglio di 432mila barili al giorno, scrive Reuters.
Blinken: non vogliamo la Guerra fredda con la Cina
Gli Stati Uniti non impediranno alla Cina di far crescere la sua economia, ma vogliono che aderisca alle regole internazionali, ha affermato ieri sera il Segretario di Stato Antony Blinken in un discorso sulla strategia degli Stati Uniti per affrontare l'ascesa di Pechino come grande potenza. Washington non cercherà di cambiare il sistema politico cinese, ma difenderà il diritto internazionale e le istituzioni che mantengono la pace e la sicurezza e rendono possibile la coesistenza dei Paesi, ha affermato Blinken.
"Non stiamo cercando un conflitto o una nuova Guerra fredda. Al contrario, siamo determinati a evitare entrambi", ha detto Blinken in un discorso di 45 minuti alla George Washington University. Le relazioni Usa-Cina sono precipitate al livello più basso degli ultimi decenni sotto l'ex presidente Donald Trump e si sono ulteriormente inasprite sotto il presidente Joe Biden, un democratico che ha mantenuto i dazi del predecessore repubblicano sulle merci cinesi mentre cerca legami più stretti con gli alleati per respingere Pechino.
Diciassette mesi dopo il suo insediamento, Biden sta affrontando le critiche dei repubblicani e di alcuni osservatori di politica estera per non aver annunciato una strategia formale sulla Cina, la seconda economia più grande del mondo e il principale rivale strategico di Washington. Le crisi estere, incluso il disordinato ritiro degli Stati Uniti dall'Afghanistan lo scorso anno e la guerra della Russia in Ucraina, sono state fonti di distrazioni per Biden, che ha promesso di non lasciare che la Cina superi gli Stati Uniti come leader globale sotto il suo mandato. Blinken ha affermato che la Cina rappresenta "la sfida a lungo termine più seria per l'ordine internazionale". (riproduzione riservata)