«Il futuro non è già scritto. Dipende da come governiamo oggi questa transizione». È un monito chiaro quello lanciato da Gian Luca Trequattrini, funzionario generale e segretario del Direttorio della Banca d’Italia, durante il Congresso Nazionale First Cisl. Tema centrale: l’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro e della finanza.
«Non è la prima volta che la tecnologia cambia il nostro modo di vivere e lavorare. Ma l’intelligenza artificiale è diversa», ha esordito Trequattrini, perché da un lato «agisce in tutti i settori della società» e dall’altro «non ha uno scopo in sé, non ha un’etica o una visione del futuro». Come dire: funziona, ma non sa per chi.
Il rischio, dunque, è che «i suoi effetti sulla produzione e sul lavoro possano essere dirompenti». E in particolare «che l’intelligenza artificiale accentui la polarizzazione» di una società lavorativa a due velocità, «perché le imprese investono per sostituire lavoratori, ridurre i costi e aumentare la produttività, non per distribuire la ricchezza».
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, «fino al 60% dei posti di lavoro nei Paesi sviluppati potrebbe essere toccato» dall’intelligenza artificiale. E se da un lato «può creare nuova occupazione in settori emergenti», dall’altro «rischia di arricchire le grandi corporation e concentrare il potere».
Nel settore bancario l’adozione dell’AI è già «una realtà» con il 92% degli istituti italiani che «ha già investito o prevede investimenti in intelligenza artificiale entro il 2026». I benefici attesi sono molti: «Maggiore efficienza, servizi migliori, più innovazione, governance rafforzata». Ma l’adozione non è priva di rischi: «La dipendenza da pochi grandi fornitori di tecnologia e l’adozione generalizzata degli stessi modelli possono rendere il sistema fragile».
Da non sottovalutare, secondo il segretario del Direttorio, i rischi economici che potrebbero tagliare fuori dal mercato alcuni istituzioni finanziarie. «L’integrazione può richiedere ingenti investimenti fissi iniziali e comportare rischi economici» e se per le aziende più grandi «può essere più facile, alcune istituzioni finanziarie potrebbero perdere la transizione e non essere in grado di effettuare gli investimenti necessari, finendo permanentemente indietro e uscendo dal mercato».
Anche per questo «Banca d’Italia segue con attenzione l’evoluzione, accompagnando e anticipando gli effetti dei cambiamenti». Il rischio più grande? Affidare tutto agli algoritmi: «L’intelligenza artificiale non può sostituire il giudizio umano». Il ruolo del sindacato, in questa transizione, risulta ancor più cruciale per non lasciare che la finanza algoritmica prenda il sopravvento. Perché, ha concluso Trequattrini, «le decisioni critiche non possono e non devono essere affidate esclusivamente agli algoritmi». (riproduzione riservata)