Al centro dell’indagine antitrust della Commissione Ue sulle informazioni fornite da Kkr per l’acquisizione dell’ex rete Tim, poi confluita interamente in Fibercop, potrebbero finire le modifiche ai contratti stipulati con alcuni operatori locali. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, alcuni operatori locali (si stima quattro-cinque società) avrebbero concordato una revisione degli accordi a lungo termine che erano stati siglati ai tempi del co-investimento per poter utilizzare i servizi passivi offerti da Fibercop.
Le modifiche sarebbero arrivate tra febbraio e giugno, di fatto accettando una risoluzione consensuale dei precedenti accordi e siglando nuovi contratti agli attuali prezzi di listino, che nel complesso sono definiti da alcune fonti come «più vantaggiosi» per la società dell’ex rete Tim. I nuovi contratti sarebbero stati notificati come da regolamento ad Agcom.
I contratti a lungo termine sui servizi passivi tra Fibercop e gli operatori locali e le loro modifiche potrebbero diventare centrali nell’indagine che la DgComp ha aperto sulle informazioni, potenzialmente inesatte o fuorvianti secondo l’accusa dell’Ue, che Kkr ha fornito in fase di autorizzazione l’anno passato.
La storia è nota: al deal tra il fondo americano e Tim era stato dato il via libera incondizionato da Bruxelles perché la stessa Kkr aveva inviato una lettera agli operatori tlc con cui erano in essere contratti a lungo termine per garantire che le condizioni non sarebbero cambiate dopo l’acquisizione. In questo modo, insomma, per la Commissione Ue sarebbe stato garantito il mantenimento dello status quo sul fronte della concorrenza nel mercato italiano delle telecomunicazioni.
Tuttavia, come ha raccontato MF-Milano Finanza il giorno dell’apertura dell’indagine della Commissione Ue su Kkr, alcuni operatori italiani hanno segnalato alla DgComp che i comportamenti assunti da Fibercop dopo il cambio di proprietà avrebbero messo in dubbio il proseguimento dei contratti sui servizi passivi alle condizioni stabilite.
Perciò le modifiche che sarebbero state applicate ai contratti negli ultimi mesi, seppur concordate tra Fibercop e gli operatori locali, potrebbero essere utilizzate dalla DgComp per provare che Kkr ha fornito informazioni fuorvianti o inesatte alla Commissione Ue sulla volontà di mantenere inalterati tali accordi.
Kkr rischia multe fino all’1% del fatturato nell’ambito del procedimento della DgComp. In due dei pochi precedenti per contestazioni simili, ossia Facebook-Whatsapp e General Electric-Lm Wind Power, erano state comminate sanzioni per 110 e 52 milioni rispettivamente. Fibercop è anche al centro del procedimento dell’Antitrust italiano sull’msa siglato con Tim. Entro settembre sono attese da parte degli operatori concorrenti le osservazioni sugli impegni presentati da Fibercop e Tim. (riproduzione riservata)