C’è una mina pronta a esplodere sui mercati finanziari mondiali. Un elefante in cristalleria che finora è stato domato, ma che potrebbe essere sul punto di cadere rovinosamente. A partire dal prossimo anno è previsto infatti un boom di scadenze di bond finanziati con i tassi a zero precedenti alle maxi-strette di Fed e Bce del biennio 2022-23, che dovranno essere rifinanziati con i nuovi tassi alti. A lanciare l’avvertimento è Maria Paola Toschi, global market strategist di Jp Morgan Am, nell’ambito dell’outlook 2024 della società di gestione, ramo di asset management della più grande banca di investimento al mondo.
Il titolo dell’outlook è quanto mai emblematico. «Troppo presto per cantare vittoria». Una prima spia da monitorare è quella dei mutui. «Quelli contratti prima dei rialzi, a tasso fisso, hanno finora assorbito l’aumento dei costi», ha spiegato la strategist, segnalando però al contempo un crollo importante delle richieste, sia negli Stati Uniti sia in Europa, in coincidenza con il picco dei tassi. E poi ci sono le scadenze del credito. Il rifinanziamento delle società diventerà gradualmente più caro, tanto più che a partire dal prossimo anno scadrà un numero importante di bond, sia investment grade sia high yield. Già nei prossimi 12 mesi Jp Morgan Am prevede che circa l’8% delle imprese dei relativi indici dovrà rifinanziarsi, quota che passerà intorno al 10-12% nel 2025 e addirittura 14-16% nel 2026.
In questo contesto, la casa di gestione prevede che la politica fiscale rimarrà espansiva, a cominciare dal forte impatto previsto dal Recovery Fund europeo (e dal relativo Pnrr in Italia). «La politica fiscale è stata molto generosa in periodo Covid e poi nelle fasi di rischio energetico del 2022, e questa tendenza dovrebbe rimanere», ha precisato Toschi. «Al contempo, i pagamenti dei vari Recovery potrebbero essere più lenti rispetto a quanto previsto inizialmente». In questo contesto resta il nodo inflazione: posto che quella dei beni, negli Stati Uniti, è già intorno all’1%, il vero rebus è capire dove andrà quella dei servizi. «Questa componente dell’inflazione fa più fatica a scendere», ha precisato Toschi, «anche per una componente psicologica che si è riflessa, dopo il Covid, soprattutto sulle attività ricreative, i cui costi rimangono elevati». Il tutto in una cornice di mercato lavoro che, va detto, rimane molto forte sia negli Usa sia in Europa.
Poste queste premesse, dove investire nei prossimi 12 mesi? Posto che, per Toschi, costruire un portafoglio 60% azioni e 40% obbligazioni resta «una logica di partenza corretta», va considerato che i bond «torneranno a essere buoni diversificatori e potranno proteggere dagli shock di inflazione». Considerando vari scenari di rendimento dei tassi, i Treasury decennali potrebbero apprezzarsi da un minimo del 5% (se i tassi restano invariati) a un massimo del 30% se ci dovesse essere una sforbiciata ai tassi di 300 punti base. Lato azioni, invece, seppur con margini di profitto visti in calo, Jp Morgan Am invita a guardare alle valutazioni a sconto («Anche nell’S&P 500, esclusi i 10 titoli a più alta capitalizzazione, le valutazioni degli altri 490 restano interessanti», ha detto Toschi), ma con un occhio di riguardo al tema della qualità, «prescindendo da logiche geografiche e settoriali». (riproduzione riservata)