John Elkann rompe il silenzio e parla del destino dell’ex Fiat, dei rapporti con il governo italiano sul futuro dell’industria dell’auto e anche della causa con la madre per l’eredità. E svela anche le violenze fisiche e psicologiche subite da bambino dalla madre. Lo fa in occasione dei vent’anni dall’insediamento al vertice del gruppo di Torino in un’intervista al quotidiano dei vescovi, Avvenire. Ne sono stati diffusi alcuni stralci.
La Fiat, dice Elkann, è sopravvissuta a un destino infausto: «Guardiamo ai fatti: il nostro destino 20 anni fa era quello dell’Olivetti, una delle grandi realtà del nostro Paese. Che con il susseguirsi di diverse proprietà, cattiva gestione e ingegneria finanziaria che prendeva il posto dell’ingegneria di prodotto, oggi non esiste più. Un’altra possibilità, ugualmente infelice, era la nazionalizzazione, come nel caso dell’Alitalia o dell’ILVA. E invece non è andata così», rivendica il presidente di Stellantis e di Exor. «Oggi l’insieme delle nostre aziende danno lavoro a più di 74mila persone in Italia, dove abbiamo investito negli ultimi 5 anni 14 miliardi, creando prodotti competitivi sui mercati mondiali. Ricordo ancora la nostra emozione nel vedere le prime Jeep uscire dalle linee di Melfi e le navi che erano state acquistate per trasportarle dalla Basilicata all’America».
«Il nostro rapporto con il governo italiano, così come con i governi di tutti i paesi dove operiamo, è di massimo rispetto, sempre alla ricerca del dialogo», dice Elkann richiamando le polemiche con il governo italiano che ha vietato fra l’altro la vendita di auto che richiamino in loghi o nomi il Made in Italy se prodotte all’estero. «E siamo sempre pronti a confrontarci, per condividere le nostre prospettive e quelle dei paesi dove siamo presenti».
Elkann sottolinea anche che «Mirafiori negli ultimi anni ha beneficiato di investimenti che hanno permesso l’avvio di attività addizionali alla produzione di auto: abbiamo inaugurato il centro di ricerca e di test sulle batterie elettriche, la produzione delle trasmissioni elettrificate, il campus di uffici sostenibili e il centro per l’economia circolare. E questo grazie anche alla lungimiranza di un sindaco, Stefano Lo Russo, e di un presidente di Regione, Roberto Cirio, peraltro di colori politici diversi: il percorso che stiamo tracciando, che include anche la nuova 500 ibrida, è frutto anche di questa buona politica».
Elkann spiega anche che cosa sia il gruppo nato dalla fusione tra Fiat-Chrysler e la francese Psa: «Stellantis opera in tutto il mondo, ha forti radici in America, Francia e Italia, e nel suo top management ci sono tante nazionalità: l’ad è portoghese, la responsabile finanziaria è americana, il capo della tecnologia è croato. Guardando ai marchi: il responsabile del marchio Jeep è italiano, quello di Peugeot inglese, quello dell’Alfa Romeo è francese. È nel pieno rispetto delle identità nazionali che sta la vera forza e la ricchezza di Stellantis».
«Nonostante il mio lavoro mi porti prevalentemente fuori dall’Italia, abbiamo deciso con mia moglie di abitare a Torino», dice Elkann, «qui sono nati i nostri figli e qui sono stati battezzati e vanno a scuola. Le nostre radici sono a Torino, un territorio a cui ci sentiamo legati e sul quale continuiamo a rafforzare il nostro impegno sociale».
Elkann risponde anche alle vicende dell’eredità contesa del nonno Gianni Agnelli e poi della nonna Marella Caracciolo: «Con mio fratello e mia sorella abbiamo piena fiducia nella magistratura italiana. È una situazione che dura da vent’anni, da quando nel 2004, nel pieno della crisi di cui parlavamo prima, tutta la mia famiglia per senso di responsabilità si è compattata intorno alla Fiat, portando avanti le volontà di mio nonno. L’unica a chiamarsi fuori è stata mia madre. E invece di essere contenta, per la Fiat, per la sua famiglia, per la realizzazione del volere di suo padre, ha reagito nel modo peggiore».
E svela un retroscena legato alla situazione dei rapporti con la madre, che afferma di vivere «con grande dolore», ma «che ha radici lontane. Insieme ai miei fratelli Lapo e Ginevra fin da piccoli abbiamo subito violenze fisiche e psicologiche da parte di nostra madre. Questo ha creato un rapporto protettivo da parte dei nostri nonni». (riproduzione riservata)