Il numero uno di Amazon, Jeff Bezos, taglia 300 giornalisti dall’organico del Washington Post, di cui è proprietario dal 2013.
Lo storico giornale americano, che ha consegnato alla storia lo scandalo Watergate, è in affanno finanziario già dai tempi del passaggio dalla famiglia Graham a Bezos, per una cifra attorno ai 250 milioni di dollari.
I tagli, su cui circolavano indiscrezioni da alcuni giorni, sono stati annunciati ufficialmente dal direttore esecutivo Matt Murray, attraverso una videochiamata con i dipendenti.
Nel 2023 Bezos aveva scelto Will Lewis come direttore del Washington Post, incaricandolo di un biettivo ben preciso: risanare i conti del giornale.
La strada dell’innovazione, attraverso digitale e podcast, non ha prodotto i frutti sperati ed è iniziato un forte periodo di austerità: stop alle trasferte con gli inviati di guerra intimati a tornare in redazione e giornalisti sportivi senza eventi live (non verranno in Italia per le Olimpiadi, ad esempio).
L’extrema ratio non si è fatta attendere: 300 reporter saranno licenziati, ossia un terzo di tutto il personale. La redazione sportiva e quella dedicata ai libri verranno chiuse definitivamente, con alcune firme che passeranno alla sezione approfondimenti.
«Abbiamo concluso che la struttura dell'azienda è troppo radicata in un'altra epoca», scrive Murray in una mail condivisa, definendo la scelta «dolorosa» ma necessaria per «garantire un futuro al giornale».
Secondo l'ex direttore Marty Baron, da sempre molto critico della gestione Bezos «questo è uno dei giorni più bui nella storia di una delle più grandi organizzazioni giornalistiche del mondo». E nella sua nota aggiunge: «Al pubblico verrà negata la possibilità di avere un'informazione concreta e basata sui fatti di cui c'è più che mai bisogno». (riproduzione riservata)