«L’Italia è uno dei nostri mercati europei più dinamici e continua a crescere rapidamente. Le vostre imprese hanno capito che il lavoro ibrido non è un effetto della pandemia, quanto piuttosto un nuovo modo di gestire il business: flessibile, efficiente e con capex ridotti». A dirlo a MF-Milano Finanza è Mark Dixon, fondatore e ceo di International Workplace Group (Iwg), leader mondiale negli spazi di lavoro flessibili con brand come Regus, Spaces, Hq e Signature.
Nel 2025 il gruppo prevede trenta nuove aperture tra Nord e Sud Italia, con un’attenzione particolare ai principali poli urbani e industriali. Tra i progetti più rappresentativi dell’anno in Italia spicca il nuovo Signature in Torre Velasca, inaugurato a maggio: 2.200 metri quadrati distribuiti su tre piani della storica torre milanese, simbolo della strategia di espansione di Iwg nel segmento premium.
Il gruppo punta anche su location non convenzionali, come dimostra il recente Regus presso Scalo Milano Outlet & More, primo centro del gruppo all’interno di un outlet italiano. «È una questione di comodità. I lavoratori vogliono spazi accessibili, con parcheggio e collegamenti efficienti. Portiamo spazi di lavoro dove servono, non più solo nei distretti direzionali», dice Dixon.
Il gruppo si prepara inoltre a portare il suo nuovo impegno nel settore delle scienze della vita anche in Italia. Iwg ha annunciato una partnership decennale con SmartLabs e l’obiettivo è portare anche in Italia nel 2026 laboratori chiavi in mano, seguendo la filosofia del «lab-as-a-service». «Anche il mercato italiano è pronto», conferma Dixon: «Offriremo a biotech e farmaceutiche la stessa flessibilità che già apprezzano nei nostri spazi di lavoro».
Sul piano finanziario, l’azienda ha chiuso il terzo trimestre con ricavi di sistema pari a 1,1 miliardi di dollari, in crescita del 4% su base annua, e ha confermato il piano di buyback condiviso da almeno 130 milioni per l’anno.
La guidance per il 2025 prevede flussi di cassa agli azionisti per almeno 140 milioni di dollari e un ebitda di un miliardo nel medio termine. «La flessibilità non è una tendenza, ma una scelta di business destinata a restare», conclude Dixon. (riproduzione riservata)