L'Italia deve affrontare grandi sfide economiche collegate alla guerra in Ucraina e, secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), potrebbe esserne particolarmente colpita, data la maggiore dipendenza energetica dalla Russia. In particolare, l'Fmi stima una crescita del pil del 2,5% nel 2022 e dell'1,75% per il 2023.
L'inflazione toccherà il 5,5%
L'inflazione raggiungerà quest'anno il picco del 5,5%, in base alle stime dell'Fmi, erodendo così i redditi reali delle famiglie e riducendo i consumi, nonostante gli interventi pubblici compensativi e il maggior risparmio accumulato durante il periodo pandemico. Quando poi nel medio termine i prezzi delle commodity si ridimensioneranno "la crescita italiana si stabilizzerà poco sopra l'1%".
Gli strumenti per rilanciare la ripresa
Elementi imprescindibili per rilanciare la ripresa economica italiana saranno: l'implementazione "piena e nei tempi previsti" del Pnrr, una strategia per ridurre notevolmente, anche se gradualmente, gli alti livelli di deficit e debito, e le riforme strutturali "per rendere il sistema fiscale più equo, ad esempio con un allargamento della base imponibile senza effetti sul gettito" spiega l'Fmi.
Lo scenario di Upb
Anche secondo le stime dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), la guerra in Ucraina è responsabile dell'aumento dell'inflazione e del conseguente rallentamento della crescita nel 2022 e il 2023, in particolare nella zona euro e in l'Italia. Uno scenario in ulteriore peggioramento se le ostilità dovessero protrarsi. Upb è in linea con l'Fmi nel sottolineare il ruolo cruciale del Pnrr per il futuro dell'economia italiana. L'effetto espansivo del Piano (ipotizzando un'alta efficienza degli investimenti pubblici) è infatti stimato pari a quasi tre punti percentuali sul pil entro il 2026. In particolare, l'impatto sarebbe di un punto percentuale sui consumi privati. (riproduzione riservata)