Il Consiglio europeo del 14 e del 15 dicembre arriva alla fine di un «anno complesso, che ha visto l’Unione europea e i singoli Stati membri dover fronteggiare sfide e minacce esterne» e dunque «mi aspetto decisioni coraggiose all’altezza dei tempi difficili in cui ci è dato di governare». Così la premier Giorgia Meloni ha aperto le sue comunicazioni in Aula alla Camera in vista proprio del Consiglio europeo.
Tra i temi sul tavolo, seppur non è formalmente all'ordine del giorno, ci sarà inevitabilmente il nuovo Patto di Stabilità e Crescita. Se «nonostante una trattativa difficilissima siamo ancora in partita, e se l'accordo finale è stato posticipato - auspicabilmente - a una nuova riunione dell'Ecofin che verrà convocata proprio nei giorni successivi al Consiglio europeo con il mandato di chiudere l'accordo entro l'anno, è perchè tutti a Bruxelles hanno capito che la posizione del governo non si basa sul classico 'tiriamo a campare', ma su una politica di bilancio seria e rigorosa che anche oggi voglio rivendicare», ha sottolineato Meloni.
Tanto che l'ultima bozza di accordo contiene un punto «decisivo che l'Italia ha posto fin dall'inizio del negoziato: la traiettoria di aggiustamento del rapporto deficit/Pil (attualmente prevista allo 0,5% annuo) dovrà tenere conto nel triennio 2025-2027 degli interessi maturati sul debito contratto per gli investimenti effettuati sulla doppia transizione verde, sulla transazione digitale - e sulla difesa», ha aggiunto.
D’altronde «l’Italia non chiede una modifica delle regole per poter spendere senza freni, per sperperare risorse senza controllo, ma lo fa in quanto il contesto in cui ci troviamo ad operare è ancora un contesto eccezionale e sono quindi necessarie regole più adeguate alla situazione che stiamo vivendo». Anzi l’Italia «si è dimostrata una nazione virtuosa» evidenzia la presidente del consiglio, lo testimonia innanzitutto l'avanzo primario che, fatta eccezione per il periodo Covid e post Covid, ha quasi costantemente registrato un incremento dai primi anni 90 ad oggi. E «dal 2024 torneremo di nuovo in una situazione di avanzo primario» assicura Meloni.
Lo testimonia inoltre «il nostro sistema pensionistico, tra i più equilibrati d'Europa insieme a tutte le misure adottate da questo governo: negli ultimi mesi siamo intervenuti per ridurre le spese improduttive, abbiamo avviato un'azione di razionalizzazione della spesa che riguarda tutto il settore pubblico, abbiamo avviato un importante piano di privatizzazioni che non diventeranno con questo governo delle svendite».
Il tutto accompagnato, conclude Meloni, da dati macroeconomici «soddisfacenti e stabili, da un mercato del lavoro che sta facendo registrare risultati record sul fronte dell'occupazione (e dell'occupazione stabile in particolare), da una Borsa che nel 2023 sta facendo registrare la migliore performance d'Europa, con un spread sotto controllo, con le agenzie di rating - notoriamente poco accomodanti - che hanno dato fiducia al Governo e all'economia italiana».
Nondimeno «grazie all'impegno del governo e del ministro Fitto abbiamo registrato risultati straordinari, sulla rimodulazione e l'attuazione del Pnrr, che oggi ci vengono riconosciuti» ha proseguito Meloni.
Il Consiglio si incentrerà in realtà sul percorso di allargamento dell’Unione europea a «tutti quei popoli e a quelle Nazioni che si riconoscono nei valori e nell'identità del nostro continente». Dove «l’Italia sostiene con convinzione la raccomandazione della Commissione europea di aprire i negoziati di adesione con Ucraina e Moldova, due Nazioni europee pesantemente colpite dall'ingiustificabile guerra scatenata dalla Russia e da minacce di lunga data alla propria integrità territoriale, e condividiamo la raccomandazione a conferire lo status di candidato alla Georgia». Come il governo «sostiene fermamente il cammino europeo della Bosnia Erzegovina: concedere lo status di candidato ha già portato progressi, e potrà farne di più dentro lo status negoziale piuttosto che fuori».
Certo è che l’eventuale allargamento della Ue ai Balcani occidentali porterà inevitabilmente con sè nuove sfide «a cui dovremo essere capaci di rispondere», ha sottolineato la premier italiana.
Nel dettaglio «dovremo lavorare ad un necessario aggiornamento del funzionamento delle politiche, penso in particolare alle politiche agricola comune (PAC) e di Coesione» e sarà necessario inoltre «ragionare sul bilancio e sulle modalità di finanziamento delle politiche dell'Unione Europea nonché sull'efficacia dei processi decisionali europei in un contesto che domani vedrebbe 30 ed oltre Stati membri».
Da ultimo, non certo per importanza, l'Europa deve arrivare a «gestire e non subire le migrazioni, si tratta non solo di un approccio pratico, ma anche etico perché una accoglienza ordinaria è anche efficace e dignitosa ed evita lo sfruttamento». (riproduzione riservata)