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Trump: potrei attaccare l’Iran oppure no. Khamenei: se Usa ci attaccano danni irreparabili
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Trump: potrei attaccare l’Iran oppure no. Khamenei: se Usa ci attaccano danni irreparabili

di Marcello Bussi, Nicola Carosielli e Giusy Iorlano
18 giugno 2025, 10:14 Ultimo aggiornamento: 19:35

Teheran evoca il coinvolgimento di Hezbollah. La Russia: il sostegno Usa a Israele destabilizzerebbe situazione. Putin ancora disposto a mediare

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha risposto in modo diretto ai cronisti che, all'esterno della Casa Bianca, gli chiedevano se intendesse o meno attaccare l'Iran. «Potrei farlo, potrei non farlo, voglio dire, nessuno sa quello che farò», ha detto Trump. E alla domanda su cosa avesse detto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante la telefonata di ieri, Trump ha risposto: «Continua così», aggiungendo che Netanyahu «è un brav'uomo» che «ha fatto un buon lavoro» ma «è stato trattato in modo molto ingiusto dal suo Paese».

«La battaglia ha inizio»: con queste parole la Guida Suprema iraniana, Khamenei, ha replicato alle minacce del presidente americano Donald Trump, che ha intimato a Teheran di accettare «una resa incondizionata». E un alto funzionario iraniano ha affermato ad al Jazeera che l’ingresso degli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran al fianco di Israele provocherebbe il coinvolgimento di Hezbollah e porterebbe una minaccia senza precedenti per al trasporto marittimo globale.

Nel secondo messaggio alla nazione dall’inizio dell’attacco israeliano, la guida suprema iraniana ayatollah Ali Khamenei ha invocato la «punizione» di Israele e ha respinto gli attacchi del presidente Usa Donald Trump, affermando che, se gli Usa interverranno, subiranno un «danno irreparabile». Khamenei ha elogiato il comportamento del popolo iraniano, sottolineando che si «opporrà con fermezza a una guerra imposta, come resisterà a una pace imposta, non piegandosi ad alcuna imposizione». Rispondendo a Trump che «ci minaccia», chiedendo «al popolo iraniano di arrendersi», la guida suprema ha affermato che «la nazione iraniana non è spaventata da tali minacce» e che «chiunque conosca l’Iran, il suo popolo e la sua storia non si rivolgerebbe mai a questa nazione con toni minacciosi, poiché l’Iran non si arrenderà mai».

Il premier israeliano ha convocato per questa sera la riunione del gabinetto di sicurezza, mentre il primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer presiederà la riunione di emergenza Cobra e il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato il Consiglio di difesa e sicurezza.

Nuovi raid israeliani, colpiti anche due impianti di produzione di centrifughe di uranio in Iran

Intanto nuovi raid israeliani hanno colpito l’Iran: attaccata anche l’università della capitale, legata ai pasdaran, mentre gli hacker israeliani hanno preso di mira il più grande gruppo di criptovalute iraniano.

Inoltre «l’Aiea ha informazioni secondo cui due impianti di produzione di centrifughe in Iran, l’officina Tesa di Karaj e il centro di ricerca di Teheran, sono stati colpiti. Entrambi i siti erano precedentemente sottoposti a monitoraggio e verifica da parte dell’Aiea nell'ambito del Jcpoa», scrive l’agenzia Onu su X. «Nel sito di Teheran, è stato colpito un edificio dove venivano prodotti e testati rotori per centrifughe avanzate. A Karaj, sono stati distrutti due edifici dove venivano prodotti diversi componenti per centrifughe».

Teheran annuncia di aver abbattuto un caccia dell’Idfe per bocca del suo ambasciatore in Francia, Mohammad Amin-Nejad, fa sapere che l’Iran «non accetterà» la resa incondizionata richiesta dal presidente degli Stati Uniti aggiungendo che «questo è lo stesso desiderio espresso da Benjamin Netanyahu... Non viene attuato affatto. Il popolo iraniano è unito di fronte all’aggressione». Gli attacchi alle strutture militari iraniane non influiranno sulle capacità difensive della Repubblica Islamica, ha aggiunto l’ambasciatore.

Mosca, sostegno Usa a Israele destabilizzerebbe situazione

intanto Russia e Stati Uniti sono in contatto sulla crisi in corso tra Iran e Israele, ha riferito oggi il vice ministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, citato dall'agenzia Interfax. Ryabkov ha avvertito che un eventuale sostegno militare diretto di Washington a Tel Aviv potrebbe «radicalmente destabilizzare» la regione. «Mettiamo in guardia Washington contro opzioni anche solo speculative e teoriche. Questo sarebbe un passo che destabilizzerebbe radicalmente l’intera situazione», ha detto Ryabkov, rispondendo a una domanda su un possibile intervento degli Stati Uniti in Iran al fianco di Israele. Ryabkov ha, poi, sottolineato anche la questione della fornitura di aiuti militari statunitensi diretti a Israele: «Gli Stati Uniti sono costantemente in prima linea in tutti i conflitti».

Vladimir Putin ha, comunque, ribadito che Mosca rimane disposta a mediare nel conflitto armato, una proposta avanzata dalla Russia la scorsa settimana e finora rimasta senza risposta. «Vladimir Putin ha confermato la disponibilità della Russia a offrire una mediazione per far progredire il dialogo», ha dichiarato il Cremlino in una nota, citando una telefonata tra il presidente russo e la sua controparte emiratina, lo sceicco Mohamed bin Zayed. Secondo la stessa fonte, Putin avrebbe contattato «una serie di leader stranieri» per proporre la mediazione di Mosca. Durante questa telefonata con il leader emiratino, secondo il Cremlino, Putin ha sottolineato in particolare «la necessità di interrompere le operazioni militari il prima possibile e di attivare sforzi politici e diplomatici per risolvere le controversie sul programma nucleare iraniano». 

Papa: straziati da grida che arrivano dai luoghi guerra

«Il cuore della Chiesa è straziato per le grida che si levano dai luoghi di guerra, in particolare dall'Ucraina, dall’Iran, da Israele e da Gaza. Non dobbiamo abituarci alla guerra, anzi bisogna respingere come una tentazione il fascino degli armamenti potenti e sofisticati», ha detto Papa Leone XIV al termine dell’udienza generale del mercoledì.

Come riporta il New York Times, Israele avrebbe iniziato a pianificare gi attacchi contro l’Iran già a dicembre, dopo la caduta del regime di Assad in Siria. In particolare, sottolinea il Nyt, il primo ministro Benjamin Netanyahu, in occasione della visita di febbraio alla Casa Bianca, avrebbe illustrato al presidente Usa Donald Trump il programma nucleare iraniano. Dal suo canto, Trump avrebbe optato per il non intervento ma al contempo avrebbe offerto a Israele un supporto, «ancora non reso noto, da parte dell’intelligence americana per portare a termine l’attacco».

Casini: Meloni su Gaza può fare di più

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni «è in una posizione difficile: sa che i suoi interessi sono in Europa, ma la sua parte politica sta con Trump. Ma vorrei sottolineare che su Israele e Palestina non si può dire due popoli e due Stati e basta. L’enunciazione di principio va accompagnata al no a nuovi insediamenti nei territori palestinesi che il governo israeliano ha deliberato ancora la settimana scorsa. Su Gaza, credo che Meloni debba fare di più». Lo ha detto Pier Ferdinando Casini, senatore indipendente eletto nelle liste del Pd, in una intervista a La Stampa.

Cina pronta a mediare tra Iran e Israele

Entra in campo anche la Cina nel conflitto tra Iran e Israele, proponendosi però nel ruolo di mediatrice per tentare a sedare quanto più possibile il conflitto. In particolare, il Dragone ha iniziato a far evacuare i suoi cittadini da entrambi i Paesi, lanciando poi diversi appelli per far terminare la guerra. Appelli per il momento non accolti dalla parte israeliana. Lo stesso presidente Xi Jinping, in occasione della visita in Kazakistan per il summit Cina-Asia Centrale, ha dichiarato che «la Cina è pronta a collaborare con tutti per svolgere un ruolo costruttivo nel ristabilire pace e stabilità in Medio Oriente». Lo stesso ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, nel weekend ha dichiarato l’apertura ad aiutare entrambi i Paesi a raggiungere una tregua, dichiarando al tempo stesso – in un dialogo con i ministri degli Esteri iraniano e israeliano, Abbas Araghchi e Gideon Sa'ar – inaccettabile l’attacco israeliano.

Gaza: 34 palestinesi uccisi

Sono almento 34 i palestinesi uccisi, mentre altre decine di feriti si contano tra gli israeliani questa mattina, dopo i bombardamenti delle Forze di difesa israeliane (Idf) in diverse zone della Striscia di Gaza. Come riportato da Wafa, 11 cittadini sono stati uccisi e decine di persone in cerca di aiuti sono rimaste ferite dall’attaco di israeliano nei pressi di Wadi Gaza. Inoltre, riporta ancora Wafa, le Idf hanno bombardato un’abitazione nel campo profughi di Maghazi, nel centro della Striscia di Gaza, uccidendo 10 persone.

Ali Khamenei: «La battaglia ha inizio»

«La battaglia ha inizio». Non mostra dubbi su X, la guida?suprema iraniana Ali Khamenei, dopo che Donald Trump ha detto di non avere alcuna intenzione di uccidere il leader iraniano «per ora». Ali Khamenei ha scritto così: «Nel nome del nobile Haidar, la battaglia ha inizio». Come spiega Al Jazeera, Haidar è un altro nome di Ali, il quarto califfo musulmano. Inoltra il Guardian riportando un altro post di Khamenei cita un versetto del Corano, l'ayatollah scrive: «Aiuto da Allah e conquista imminente. La Repubblica Islamica trionferà sul regime sionista per volontà di Dio». Khamenei aggiunge poi che l’Iran «non scenderà mai a compromessi con i sionisti. Non mostreremo alcuna pietà per loro».

Trump valuta intervento in Iran

Il presidente Trump sta valutando una serie di opzioni, tra cui un potenziale attacco statunitense contro l’Iran e martedì 17 ha incontrato i principali consiglieri nella Situation Room della Casa Bianca, hanno dichiarato funzionari dell'amministrazione. Lo riporta il Wall Street Journal, sottolineando che Trump aveva precedentemente affermato sui social media che gli Stati Uniti conoscevano la posizione del leader del Paese, ma che avevano scelto di non intraprendere alcuna azione, e poi aveva emesso la frase: «Resa incondizionata!». Trump e il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno parlato telefonicamente martedì, secondo quanto riferito da un funzionario della Casa Bianca. La Casa Bianca ha dichiarato che gli Stati Uniti non si uniranno agli attacchi israeliani contro l'Iran, in seguito alle speculazioni alimentate dal recente rafforzamento militare nella regione. Un terzo cacciatorpediniere della Marina statunitense è entrato nel Mar Mediterraneo orientale per contribuire alla difesa di Israele, e un secondo gruppo di portaerei statunitensi si sta dirigendo verso il Mar Arabico. (riproduzione riservata)



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