L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) conferma danni estesi a tre siti nucleari iraniani a seguito degli attacchi aerei condotti dagli Stati Uniti e da Israele. Il direttore generale Rafael Grossi, intervenuto al Consiglio dei Governatori a Vienna, parla di una situazione «grave e in evoluzione», sottolineando l’urgenza di un cessate il fuoco per permettere l’accesso degli ispettori e la verifica della condizione delle scorte di uranio arricchito.
Secondo quanto riportato da Grossi, l’ultimo attacco ha colpito nuovamente la centrale di Esfahan, già bersaglio in precedenza di un raid israeliano. Sono stati danneggiati ulteriori edifici, inclusi quelli legati al processo di conversione dell’uranio, e risultano colpiti anche gli ingressi ai tunnel sotterranei del sito. Gli Stati Uniti, riferisce Grossi, hanno confermato l’impiego di missili da crociera.
A Fordow, il sito principale per l’arricchimento dell’uranio al 60%, sono ora visibili crateri che indicano l’uso di munizioni penetranti. «Data la natura altamente sensibile delle centrifughe alle vibrazioni e la potenza dell’esplosivo utilizzato, si presume che i danni sotterranei siano significativi», dichiara Grossi, precisando che al momento nessuno, nemmeno l’Aiea, è in grado di verificarli con certezza.
Anche il sito di Natanz ha subito un attacco. L’impianto di arricchimento del carburante è stato colpito con munizioni a penetrazione del suolo. La conferma è arrivata da Washington.
Nonostante l’entità dei danni, le autorità iraniane hanno comunicato all’Aiea che non si è registrato alcun aumento dei livelli di radiazione all’esterno dei tre siti nucleari coinvolti. «La situazione negli altri siti rimane stabile rispetto agli aggiornamenti precedenti», specifica Grossi, sottolineando che «i nostri ispettori sono ancora in Iran pronti a intervenire, quando sarà concordato con Teheran».
L’Aiea ribadisce la necessità urgente di ispezioni per fare chiarezza sulla condizione dei materiali nucleari iraniani, in particolare sui 400 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una soglia vicina al livello di progettazione di un ordigno nucleare. «Accertare i fatti sul campo è un prerequisito per qualsiasi accordo. E questo può avvenire solo con le ispezioni», afferma Grossi.
Il direttore generale rende noto che Teheran ha inviato una lettera il 13 giugno, annunciando l’adozione di «misure speciali per proteggere le apparecchiature e i materiali nucleari». Tuttavia, insiste sulla necessità di «garantire condizioni di sicurezza tali da permettere agli ispettori di operare in modo libero e protetto».
In linea con l’Aiea, anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, chiede a Teheran «una soluzione credibile, globale e verificabile» che comprenda la piena accessibilità agli ispettori dell’Agenzia. «È essenziale ristabilire la fiducia», così Guterres è intervenuto al Consiglio di Sicurezza Onu. (riproduzione riservata)