Quando gli artefici dell’alleanza tra Airbus, Leonardo e Thales hanno scelto di chiamare il progetto Bromo, come il vulcano dell’isola di Giava, volevano richiamare l’idea di un’energia creatrice al centro di un’ecosistema, la stessa che i geologi attribuiscono al cratere indonesiano, uno dei più attivi e fotografati al mondo. Un piano ambizioso fin da quel primo nome, e che ora dovrà mantenere sul campo le promesse implicite nel battesimo.Tra i primi banchi di prova per misurarne la forza ci sarà Iris2, il programma con cui l’Unione Europea vuole dotarsi di una costellazione satellitare di comunicazioni sicure ed emanciparsi dal dominio di Spacelink, il colosso creato da Elon Musk e cresciuto a velocità esplosiva.
In questa fase, mentre la Commissione Europea e l’Esa (Agenzia spaziale europea) definiscono l’architettura tecnica iniziale del sistema, la presenza dei tre gruppi nei futuri sviluppi di Iris2 è già definita dalla struttura industriale del programma.
La concessione, infatti, è stata assegnata da Bruxelles al consorzio SpaceRise, guidato dagli operatori satellitari Ses, Eutelsat e Hispasat. C’è poi un «core team» di fornitori industriali incaricati di supportare lo sviluppo della costellazione, ed è qui che la futura joint venture si colloca direttamente nella traiettoria operativa della costellazione. Del «core team», infatti, fanno parte Thales Alenia Space, Airbus Defence and Space e Telespazio, cioè le attività spaziali che Airbus, Leonardo e Thales faranno confluire nell’alleanza. Di fatto, quindi, la futura società si troverà già automaticamente integrata nel percorso operativo di Iris2.
Vale la pena ricordare che il memorandum d’intesa firmato a fine ottobre 2025 per creare il campione europeo dello spazio prevede di riunire in un’unica entità le attività di settore dei tre gruppi europei, e che l’ avvio è previsto nel 2027, una volta ottenute le autorizzazioni di rito da parte dell’Antitrust Ue. La nuova realtà avrà circa 25 mila dipendenti e parte con ricavi pro-forma pari a 6,5 miliardi di euro. L’integrazione dei rispettivi segmenti spaziali punta a concentrare capacità, ridurre sovrapposizioni e rendere più efficiente la filiera, come hanno spiegato Airbus, Leonardo e Thales. Una struttura di questo tipo, nelle intenzioni dichiarate, può agire come acceleratore per programmi complessi come Iris2, che richiedono un coordinamento stretto tra fornitori e concessionario.
Iris2 – acronimo di Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite – prevede circa 300 satelliti in orbita bassa e media, con l’avvio dei servizi governativi entro il 2030. Il budget complessivo di 10,6 miliardi di euro è strutturato nella forma di partenariato pubblico-privato: 6 miliardi finanziati dall’Ue, 550 milioni dall’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, e oltre 4 miliardi dal settore privato, con ritorni attesi dalla componente commerciale.
L’Esa, in base al Contribution Agreement del 2023, svolge il ruolo di qualification and validation authority della componente governativa: verifica la conformità dei sistemi ai requisiti fissati dalla Commissione Europea e supervisiona le principali fasi di sviluppo. Una funzione cruciale proprio nella fase in cui viene definita l’architettura della costellazione.
Il contesto internazionale in cui l’Europa colloca Iris2, intanto, è radicalmente cambiato. Negli Stati Uniti la crescita delle costellazioni commerciali è stata inarrestabile, trainata dall’integrazione verticale e dal ritmo di lancio elevatissimo di Starlink, in particolare. La creatura di Musk ha ampliato la propria presenza orbitale e consolidato una posizione di riferimento globale nella connettività satellitare. È in questo scenario che l’Ue ha definito Iris2 come risposta strategica per ridurre la dipendenza da infrastrutture non europee. La validità della sua impostazione – un modello duale, con servizi governativi e commerciali e una forte partecipazione industriale – è ribadita più volte negli atti della Commissione.
Alcuni osservatori del settore fanno notare che la nuova alleanza industriale Bromo nasce in una fase in cui molte scelte per Iris2 sono già in corso, e tempi e governance avranno un peso determinante. L’operatività prevista nel 2027 potrebbe non coincidere con i primi passaggi architetturali della costellazione, rendendo il coordinamento con il concessionario e con l’Esa un elemento centrale nella capacità di incidere sui futuri sviluppi del programma.
Parallelamente avanzano altri progetti per la connettività satellitare europea. Pochi giorni fa, per esempio, Vodafone e la statunitense Ast SpaceMobile hanno annunciato una nuova iniziativa dedicata ai servizi diretti verso smartphone, con un satellite operations centre previsto in Germania e una joint venture, SatCo, in Lussemburgo. Una proposta che conferma la crescente attenzione industriale verso lo spazio europeo.
Per l’Italia, la presenza di Leonardo assicura un ruolo diretto nella filiera tecnologica della costellazione. L’effettivo contributo della futura società ai passaggi successivi di Iris2 dipenderà dai tempi della sua costituzione, dalle modalità di coordinamento con SpaceRise e dalle procedure di qualificazione supervisionate dall’Esa. Elementi che definiranno quanto peso, e con quali margini, l’alleanza potrà avere nel lanciare il più grande progetto spaziale europeo. (riproduzione riservata)