La tensione sale di ora in ora in Iran, dove da cinque giorni sono in corso proteste di piazza contro l’alta inflazione, la svalutazione della moneta e la stagnazione economica. Ma la tensione sale anche tra Iran e Stati Uniti.
Il presidente americano Donald Trump «dovrebbe sapere che l’interferenza degli Stati Uniti» nella «questione interna» iraniana «significherebbe destabilizzare l’intera regione e distruggere gli interessi americani», ha scritto sul proprio account X Ali Larijani, consigliere della Guida suprema iraniana Ali Khamenei e segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, rilanciando e commentando il post su Truth in cui il tycoon ha detto che gli Stati Uniti sono pronti a intervenire «se l’Iran spara e uccide con violenza manifestanti pacifici».
Posizione, questa di Washington, che ha fatto infuriare i vertici della Repubblica islamica, che l’hanno considerata come una ingerenza negli affari interni e un tentativo di sobillare le rivolte.
«Grazie alle dichiarazioni dei funzionari israeliani e di Donald Trump, ora è chiaro cosa sta accadendo dietro le quinte» ha scritto Larijani aggiungendo «noi distinguiamo tra la posizione dei commercianti che protestano e le azioni di attori destabilizzanti, e Trump dovrebbe sapere che l’interferenza degli Stati Uniti in questa questione interna significherebbe destabilizzare l’intera regione e distruggere gli interessi americani». «Il popolo americano dovrebbe sapere che è stato Trump a dare inizio a questa avventura. Dovrebbero tenere a mente la sicurezza dei loro soldati», ha concluso.
Ieri, 1 gennaio, almeno sette persone sono morte durante le proteste scoppiate in particolare in aree dell’ovest e sud-ovest, le prime dalle guerra di giugno e le più ampie dalle rivolte del 2022 del movimento pro-democrazia Donna, vita, Libertà.
Scontri, questi degli ultimi giorni, tra manifestanti e forze di sicurezza che segnano una significativa intensificazione dell’ondata di proteste, diffusasi a livello nazionale a partire da domenica 28 dicembre, quando commercianti e piccoli esercenti hanno iniziato a manifestare contro la gestione governativa del forte deprezzamento della valuta e del rapido aumento dei prezzi. Proprio domenica scorsa l’ennesimo tracollo del rial, 1,5 milioni per un dollaro, nel 2021 erano 250 mila rial per 1 dollaro.
L’economia iraniana è sotto pressione da anni, in particolare dal 2018, quando l’amministrazione Trump, durante il primo mandato del presidente, decise di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo internazionale sul nucleare e di reintrodurre un regime di sanzioni economiche contro Teheran. La crisi economica ha devastato, in particolare, la classe media, con un’inflazione sopra il 45%. Ma sempre più alle rivendicazioni economiche si uniscono richieste di un cambiamento politico profondo nella regione. (riproduzione riservata)