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Guida suprema Khamenei
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Iran, le proteste continuano nonostante la repressione del regime

di Mariano Giustino
12 gennaio 2026, 19:34

A compiere i massacri sono le milizie mercenarie sciite fatte affluire in Iran dalla guida suprema Khamenei in particolare dall’Iraq, dal Libano e dall’Afghanistan.

É una carneficina di giovani vite in lotta per la liberazione del proprio paese, l’Iran, dalla Repubblica islamica, nuovo Zahhak, il mostro serpentino con tre teste e sei occhi che nella mitologia persiana simboleggia l'oppressione.

Il numero dei morti aumenta esponenzialmente, di ora in ora.

Sono oltre 3 mila gridono i medici degli ospedali che sono al collasso in tutte le citta iraniane. “Non c’è posto negli obitori”, lamenta il personale sanitario. A Kahruzak le autorità hanno allestito un vecchio carcere per portarvi i corpi dei giovani trucidati.

“Gli ayatollah hanno portato l’inferno sulla terra”, gridano le mamme i familiari delle vittime ammassate per le strade e negli obitori.

Stanno portando via i cadaveri con i camion e le vie sono piene di sangue! È terribilmente drammatica ora la vita in Iran.

La gioventù iraniana

Stanno massacrando la gioventù iraniana a fari spenti, facendo affidamento sull’oscuramento di Internet e sulla codardia della comunità internazionale. A compiere i massacri sono le milizie mercenarie sciite fatte affluire in Iran dalla guida suprema Khamenei in particolare dall’Iraq, dal Libano e dall’Afghanistan.

Le milizie irachene affiliate al regime iraniano di Kata'ib Hezbollah, Harkat al-Nujaba, Sayyid al-Shuhada e Badr sono impiegate in prima linea per la brutale repressione dei manifestanti.

Il processo di trasferimento di queste forze avviene attraverso tre valichi di frontiera e la sua copertura ufficiale è descritta come un "pellegrinaggio ai luoghi sacri dell'Imam Reza a Mashhad", ma in realtà queste milizie si radunano nella base di Khamenei ad Ahvaz e vengono poi inviate in varie regioni per partecipare alla più violenta repressione mai messa in atto finora. Si parla di esecuzioni di massa dei manifestanti che avvengono direttamente per strada senza che vi siano nemmeno degli arresti.

L’occultamento dei cadaveri

I corpi dei giovani manifestanti vengono portati in strutture ad hoc per occultarne i cadaveri, le sparizioni sono diverse centinaia.

Il regime sta facendo affluire veri e propri criminali jihadisti nel paese per mettere in atto le uccisioni di massa e la feroce repressione che non è finora riuscita a soffocare l’insurrezione popolare a cui stiamo assistendo.

Khamenei sembra posseduto da un’angoscia paranoide e non si fida del tutto del Corpo dei guardiani della rivoluzione.

La situazione negli ospedali è davvero orribile e disumana, giungono numerose segnalazioni di irruzione delle forze paramilitari negli ospedali con l’uso di gas lacrimogeni anche al loro interno per spezzare la resistenza del personale sanitario e delle famiglie dei feriti. I manifestanti feriti vengono dunque arrestati direttamente negli ospedali.

Molti feriti sono stati colpiti alla testa con fucili a pallettoni (shotgun), dicono i medici e, a causa dell’interruzione delle linee telefoniche, non è stato nemmeno possibile contattare chirurghi specialisti. Si registrano gravi carenze di sangue, di attrezzature chirurgiche e soprattutto di specialisti in oftalmologia. Le vittime con lesioni agli occhi sono numerose, non esistono strutture ospedaliere specializzate sufficienti per affrontare questi casi.

In un solo ospedale di Rasht sono stati registrati 110 corpi di manifestanti nell’obitorio.

Nella città di Abdanan l’insurrezione è stata repressa in modo sanguinoso; un evento che è diventato noto come il “Sabato di sangue di Abdanan”. Le forze dei Pasdaran hanno attaccato la popolazione sparando con le mitragliatrici.

Anche nelle province di Lorestan e Kermanshah, abitata da curdi e lori, si sono svolte manifestazioni su larga scala, accompagnate da uccisioni altrettanto brutali.

Perfino le cerimonie commemorative delle persone uccise diventano teatro di altre uccisioni perché le autorità non vogliono che si trasformino in occasioni di protesta e per questo motivo si rifiutano persino di consegnare i corpi alle famiglie.

Il blackout di internet

La popolazione non è più in grado di procurarsi beni di prima necessità e può fare acquisti solo in contanti. Tutti i distributori di carburante sono chiusi, poiché a causa del blackout di internet non è possibile utilizzare le carte bancarie. Sono pochi ripetitori Starlink rimasti attivi, circa uno ogni capoluogo, ma il blackout di internet non può continuare a lungo, poiché anche istituzioni dello stesso apparato statale sono rimaste paralizzate.

Nelle province occidentali dell’Iran lo scenario è quello di una vera e propria guerra.

Quarantasette anni fa, l'Iran ha vissuto una rivoluzione che ha sostituito una monarchia alleata degli Stati Uniti e di Israele con una teocrazia antiamericana. Oggi, la Repubblica Islamica dell'Iran è essere sull'orlo di una controrivoluzione.

La storia suggerisce che i regimi crollano non a causa di singoli fallimenti, ma a causa di una fatale confluenza di fattori di stress quali quelli rappresentati da una spaventosa crisi economico-monetaria, da élite divise, da una coalizione di opposizione diversificata ma unita nell’obiettivo finale, da una narrazione convincente della resistenza e da un contesto internazionale favorevole. Quest'inverno, per la prima volta dal 1979, dopo 47 anni, l'Iran soddisfa tutte queste cinque condizioni. (riproduzione riservata)



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