È terminato a Ginevra l’incontro dei ministri degli Esteri di Teheran, Parigi, Berlino e Londra sul nucleare. Nei colloqui i ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna e Germania hanno proposto all’omologo iraniano, Abbas Araghchi, un «negoziato globale» per cercare una soluzione diplomatica al conflitto. I ministri europei, al termine dei colloqui, hanno assicurato la volontà propria e dell’Iran di continuare il dialogo.
I colloqui a Ginevra si sono concentrati sul ribadire che «l’escalation regionale non porta benefici a nessuno ed è per questo che dobbiamo mantenere aperto il negoziato», ha detto l’Alta rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, dopo il vertice con Abbas e i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Gran Bretagna. «Abbiamo concordato che discuteremo del nucleare e di questioni più ampie e che terremo aperta la discussione», ha evidenziato.
Al centro dei colloqui si è trattata la questione dell’uranio arricchito, su cui, secondo media informati, Teheran sarebbe disposta a mettere dei limiti. Versione confermata anche da un funzionario di Teheran, Majid Farahani, che alla Cnn ha detto che il suo governo sarebbe pronto a «concessioni» sull’arricchimento dell’uranio ma non ad azzerarlo.
Secondo il funzionario, il ruolo delle potenze europee è ora «più evidente», poiché Teheran non è disposta a collaborare con gli Stati Uniti durante gli attacchi israeliani. «Dobbiamo ascoltare l’iniziativa dell’E3 sulla questione nucleare» ha aggiunto. L’arricchimento zero sarà senza dubbio respinto, «soprattutto ora, sotto gli attacchi di Israele» ha detto la fonte.
Gli sforzi diplomatici europei arrivano nelle stesse ore in cui il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, in una intervista all’emittente israeliana del circuito Kan afferma: «fermeremo il nucleare dell’Iran con o senza Trump. Il nostro principale obiettivo è fermare il programma nucleare, eliminare la minaccia, mentre il secondo obiettivo è fermare la capacità balistiche dell'Iran. Se Trump vuole partecipare o meno è una sua decisione, lui farà ciò che è meglio per gli Stati Uniti. Io farò ciò che è meglio per Israele», afferma Netanyahu.
Parole, queste del premier israeliano che si scontrano con quelle del direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, che ha ribadito che non esistono prove che l’Iran stia cercando di dotarsi di testate nucleari. «Abbiamo confermato che l’Iran dispone, anche adesso, di materiale sufficiente per diverse testate nucleari. Ma questo non si può equiparare a un'arma nucleare», ha spiegato Grossi in un'intervista a Fox News. Grossi ha poi aggiunto che l’agenzia nucleare delle Nazioni Unite «può garantire, attraverso un sistema di ispezioni inconfutabili, che in Iran non verranno sviluppate armi nucleari». «A mio avviso, al momento non disponiamo di alcuna prova tangibile dell’esistenza di un programma o di un piano per fabbricare o produrre un’arma nucleare», ha chiarito.
Non solo. Il capo dell’Aiea, intervenendo all’Onu, ha fatto presente che «le conseguenze di un attacco a Bushehr», in Iran, «sarebbero gravissime, un attacco diretto all’impianto causerebbe un elevato rilascio di reattività nell'ambiente. Potrebbe causare una catastrofe nucleare». «Attacchi a impianti nucleari non dovrebbero mai essere avvenire», ha aggiunto Grossi, esortando alla «massima moderazione». Grossi ha poi riferito che in Iran finora non è stata rilevata alcuna fuoriuscita di radiazioni, dopo i raid israeliani, ma che il «pericolo» esiste.
Nell’ultimo attacco condotto dall'Iran contro Israele sono stati lanciati circa 25 missili balistici, secondo le stime delle Forze di difesa israeliane (Idf). Colpita Haifa, mentre numerose esplosioni si sono sentite nella zona di Beersheba, a sud, e a Tel Aviv e Gerusalemme. L’attacco ha causato diversi feriti, di cui alcuni sono in gravi condizioni.
Tutto questo mentre la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è sempre più drammatica.
«I bambini cominceranno a morire di sete. Solo il 40% degli impianti di produzione di acqua potabile è ancora funzionante», ha dichiarato il portavoce dell’Unicef, James Elder. «Siamo ben al di sotto degli standard di emergenza in termini di acqua potabile», ha detto a Ginevra, in merito alle condizioni di siccità che si stanno sviluppando a Gaza. L’agenzia dell’Onu per l’Infanzia ha inoltre segnalato un aumento del 50 per cento dei bambini di età compresa tra sei mesi e cinque anni ricoverati per malnutrizione da aprile a maggio a Gaza e mezzo milione di persone che soffrono la fame.
Intanto, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato di aver ordinato all’Idf di «intensificare gli attacchi contro obiettivi del regime a Teheran» per «destabilizzare» il regime iraniano. Lo riporta Times of Israel. «Dobbiamo colpire tutti i simboli del regime e i suoi meccanismi di oppressione, come i Basij, così come la base del potere del regime, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica», ha dichiarato Katz in una riunione con il capo di Stato Maggiore dell'esercito, Eyal Zamir, e altri alti ufficiali.
Katz ha affermato che Israele deve procedere a «un’evacuazione di massa della popolazione da Teheran, al fine di destabilizzare il regime e aumentare la deterrenza in risposta al lancio di missili sul fronte interno israeliano, continuando al contempo a colpire strutture e scienziati per contrastare il programma nucleare iraniano, fino al pieno raggiungimento di tutti gli obiettivi dell'operazione».
Un cambio di regime in Iran è «inaccettabile» e l’assassinio della guida suprema del Paese «aprirebbe il vaso di Pandora». Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in un’intervista concessa a Sky News. La Russia reagirebbe «in modo molto negativo» se l’ayatollah Ali Khamenei venisse ucciso.
Peskov ha aggiunto che nonostante l'alto rischio di attacchi israeliani al momento «non è prevista l'evacuazione degli specialisti russi dalla centrale nucleare di Bushehr», sottolineando che ci sono garanzie sulla loro sicurezza.
Intanto la guerra nei cieli tra Israele e Iran è entrata nella seconda settimana con una nuova ondata di attacchi missilistici, ma anche una rinnovata attività diplomatica europea che mira a spingere Teheran verso una soluzione negoziata. Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che ogni decisione su un eventuale coinvolgimento diretto degli Stati Uniti sarà presa entro due settimane, definendo indirettamente una cornice temporale per un negoziato.
Intanto continuano gli attacchi da entrambe le parti. Un’esplosione si è verificata nella serata del 19 giugno presso la residenza dell’ambasciatore norvegese in Israele, a Herzliya. Nessun membro del personale dell'ambasciata è rimasto ferito durante l’incidente che, secondo i media israeliani, sarebbe stato causato dal lancio di una granata, provocando danni all’edificio.
Nella mattinata del 20 giugno l’esercito israeliano ha emesso un avviso di attacco missilistico imminente. Un missile ha colpito la città meridionale di Be’er Sheva, danneggiando palazzi residenziali, uffici e impianti industriali.
In Iran intanto caccia israeliani hanno lanciato missili su un reattore nucleare. Non uno qualunque, ma quello ad acqua pesante di Arak, 250 chilometri a sud-est di Teheran, oggetto dell’accordo del 2015 tra la Repubblica islamica e le potenze mondiali: allora i pasdaran si impegnarono a riprogettare l’impianto per scopi medici e accettarono di riempire col cemento il reattore. Nonostante non sia operativo, l’aviazione di Israele lo ha bersagliato, dopo aver emesso un’allerta per l’evacuazione del personale. L’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, conferma il raid ma tranquillizza sulle conseguenze: «Non si sono verificati effetti radiologici». Allo stesso tempo, riferisce di non avere informazioni di attacchi al vicino impianto di produzione di acqua pesante di Khondab. Il servizio di intelligence di Israele considera il reattore di Arak, progettato a partire dal 2002 con il coinvolgimento della russa Nikiet, «ancora un pericolo, teme che possa essere riattivato a breve. l’Iran ha violato per due volte il limite consentito di acqua pesante immagazzinata. Nel 2019 è stato riacceso il circuito secondario del reattore.
Teheran infine ha paventato, in caso di attacco americano, la chiusura dello stretto di Hormuz. Snodo cruciale per il traffico marino nel Golfo. Sarebbe una «misura legale» di risposta, hanno fatto sapere da Teheran. Il Golfo Persico è l’unica area che separa l’Iran dalle monarchie del Golfo e, di conseguenza, dalle basi Usa presenti nei loro territori. (riproduzione riservata)