Un dividendo da 13,8 milioni di euro per la missione di Papa Leone XIV è in arrivo dallo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione, ovvero la banca del Vaticano, che ha chiuso il 2024 con un utile in aumento del 7% a 32,8 milioni di euro, favorito da una crescita del margine di interesse e delle commissioni.
L’istituto, unica istituzione autorizzata a fornire servizi finanziari nello Stato Città del Vaticano, fornirà a Papa Leone XIV, «in coerenza con la missione dell’Istituto a sostegno delle opere di religione e di carità», un assegno lievemente superiore ai 13,6 milioni girati a Papa Francesco nel 2024 per i risultati del bilancio 2023. I conti sono stati pubblicati mercoledì 11.
«Quello che si vede dai bilanci di questi anni è la progressione continua, graduale, nei risultati, senza scossoni traumatici verso l’alto o verso il basso», spiega a MF-Milano Finanza il direttore generale dello Ior, Gian Franco Mammì. «È un segno di grande affidabilità, di attenzione alla prudenza con la quale viene gestito il denaro della clientela e di rispetto della eticità nella dottrina sociale della Chiesa, determinato dalla professionalità della gente che lavora nell’istituto».
Il dividendo inferiore rispetto a dieci anni fa riflette proprio la maggiore oculatezza nella gestione. «Abbiamo dimostrato che si possono battere i benchmark con investimenti puramente etici», rivendica Mammì.
Lo Ior lo scorso anno ha registrato 5,7 miliardi di raccolta complessiva (depositi, conti correnti, gestioni patrimoniali e titoli in custodia), in aumento dai 5,4 miliardi del 2023. Il patrimonio netto è cresciuto a 731,9 milioni (+64,3 milioni sul 2023), con un tier 1 ratio pari al 69,43%.
Dopo il processo di pulizia seguito ad anni di scandali, i conti resi noti ieri migliorano grazie alla conferma della strategia adottata dal presidente Jean-Baptiste Douville de Franssu e dal dg Mammì, che ha permesso di battere i benchmark dei portafoglio di investimenti. Lo Ior serve oltre 12.000 clienti appartenenti alla Chiesa Cattolica o che operano al suo servizio, in più di 110 paesi del mondo.
«Gli investimenti dei clienti seguono una varietà di prodotti con diversi profili, mentre ciò che è comune è il processo di investimento strutturato, imperniato sulla dottrina sociale della Chiesa», spiega il vicedg dello Ior, Giovanni Boscia. «La caratteristica comune a tutte queste strategie è che si tratta di prodotti semplici, trasparenti e senza utilizzo di prodotti complessi come ad esempio i derivati».
La crescita dovrebbe continuare anche nell’anno in corso ma le incognite sono tante: «Ad oggi la linea impostata nel 2024 continua a dare segni positivi. Certo sui mercati la situazione può evolvere in diverse maniere, però possiamo dire che sotto tutti i profili di business il trend è positivo», conferma Boscia.
Non saranno certo i dividendi dello Ior a sanare le difficoltà finanziarie del bilancio della Santa Sede (di cui formalmente lo Ior non fa parte) ma contribuiscono in maniera rilevante ogni anno a ridurre il buco. Nel 2023 – ultimo dato ufficiale – il bilancio del Vaticano si è chiuso 83,5 milioni di deficit operativo dopo aver registrato 1.152,1 milioni di entrate e spese per 1.235,6 milioni, come rivelato da MF-Milano Finanza il 9 maggio.
La linea di rigore nelle spese impostata da Bergoglio dovrà dunque continuare e Prevost ha già dato indicazioni in questo senso. «Leone XIV è assurto al soglio pontificio da troppo poco tempo ma so che si rifà per molti aspetti alle indicazioni precedenti», conferma Mammì. «Il tema di fondo rimane quello della trasparenza e della conformità alle leggi. Se dal Pontefice arriveranno indicazioni e suggerimenti noi saremo pronti ad accoglierli».
Continuerà anche l’accentramento della gestione finanziaria di tutti gli enti vaticani presso lo Ior, come disposto da Francesco? «La speranza è che nel prossimo futuro si comprenda meglio il ruolo dell’istituto, ed è ovvio che ci deve essere anche un’attività della nuova amministrazione per aiutare e convincere chi è ancora restio a conformarsi a queste norme», dice Mammì. «Il nostro compito, come dirigenti, è investire, generare utili, distribuire un dividendo. Poi spetta ai cardinali decidere come reindirizzare quei fondi». (riproduzione riservata)