Da inizio 2025 il settore delle holding sta performando bene. In parte perché AlphaValue ha incluso il colosso dell’acciaio tedesco ThyssenKrupp come membro legittimo nel panel delle scatole finanziarie, dopo anni di rinvii. Ebbene, con ThyssenKrupp il settore composto da 21 società ha guadagnato il 26%. Senza un +25%, «comunque un risultato piuttosto soddisfacente», a detta di AlphaValue.
Ma è sullo sconto che si gioca la partita. Con sconti sul net asset value (la somma dei valori di mercato delle attività in pancia) mediamente al 21% (da un premio dell’11,2% per la tedesca Porsche fino a un 54,8% di sconto per la francese Wendel), i prezzi attuali delle holding europee, secondo AlphaValue, non sono nemmeno tirati.
La maggior parte degli investitori considererebbe equo uno sconto del 15%, che tende ad azzerarsi quando le condizioni monetarie sono ultra espansive. «Non siamo ancora a questo punto, anche se gli amanti del rischio stanno sostenendo tutte le classi di asset», precisa la banca di investimento.
Combinando vari metriche di valutazione, il potenziale di upside resta intorno a un +16% medio. Per principio va detto che AlphaValue ha sempre avuto un debole per le holding trasparenti, cioè quelle che mantengono un’agenda semplice, orientata alla gestione di asset quotati di qualità, come le svedesi Investor (5,33% di sconto sul net asset value) o Industrivärden (4,23%).
Un team di investimento di meno di 30 persone è sufficiente. Investimenti più complessi, a partire dagli asset privati, richiedono molto più personale (si pensi a Partners Group con 1.600 dipendenti) e gli asset privati difficili da valutare offuscano la finalità dell’investimento.
I conglomerati industriali sono un altro tipo di realtà in cui, di fatto, la somma delle parti viene erosa dai costi di frizione legati alle partecipazioni di minoranza, che agiscono come debito.
Si potrebbe, infine, discutere all’infinito sulla holding perfetta. Per AlphaValue questa è Investor, con Industrivärden subito dietro, mentre realtà come la belga Ackerman van Haaren e l’olandese Prosus, con lo sconto sul net asset value più elevato al 26,4%, offrono profili meno leggibili ma comunque intriganti.
«Per ora», conclude AlphaValue, «gli investitori disposti ad assumersi il rischio legato all’AI sembrano semplicemente propensi a ridurre il proprio margine di sicurezza quando si tratta delle holding. Vediamo fin dove arriverà questa propensione al rischio». (riproduzione riservata)