L’impatto della guerra commerciale sull’attività globale è stato meno grave del previsto, portando Goldman Sachs a rivedere al rialzo la sua previsione sulla domanda globale di alluminio per il 2025, da un incremento dell’1,1% annuo all’1,8% annuo, nonostante il presidente statunitense, Donald Trump, abbia annunciato che raddoppierà i dazi su alluminio e acciaio imposti a tutti i Paesi: passeranno dal 25% al 50% a partire dal 4 giugno. Invece, la banca d’affari Usa ha mantenuto invariata la previsione per il 2026, mentre ha ridotto quella per il 2027 per riflettere una crescita più contenuta delle installazioni solari in Cina, come conseguenza delle modifiche normative.
Allo stesso tempo, Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le previsioni sulla produzione primaria di alluminio per il 2026 e il 2027, in quanto la crescita della capacità produttiva in Indonesia procede più rapidamente del previsto. Di conseguenza, «prevediamo ora un surplus nei mercati globali dell’alluminio fino al 2027, in precedenza era fino al 2026. I recenti investimenti in Indonesia a prezzi intorno ai 2.500 dollari la tonnellata dimostrano che la Cina può mantenere il tetto sulla capacità produttiva, vietando nuovi investimenti interni, senza che i prezzi debbano superare i 3.000 dollari la tonnellata per riequilibrare il mercato», indica la banca d’affari secondo la quale l’Indonesia rappresenterà il 9% della produzione ex-Cina nel 2030 e il 4% della produzione globale, rispetto al 2% nel 2024.
La deflazione dei costi contribuirà, inoltre, a esercitare pressioni al ribasso sui prezzi dell’alluminio fino al 2026, poiché i prezzi dell’allumina e dell’energia restano deboli, limitando così un aumento dei prezzi. Nel complesso, quindi, la nuova previsione di un surplus più contenuto nel 2025 porta Goldman Sachs a rivedere al rialzo la previsione sui prezzi dell’alluminio nel secondo semestre di quest’anno di 140 dollari la tonnellata a 2.280 dollari la tonnellata dai 2.447 dollari la tonnellata attuali.
Al contrario, «le nostre stime ora più deboli per l’equilibrio del mercato dal 2026 ci portano a ridurre le previsioni sui prezzi per il periodo 2026-2030. Le scorte più elevate e i costi di fusione più bassi determinano un prezzo più basso per il 2027. In particolare, ora prevediamo che i prezzi dell’alluminio scenderanno a un minimo di 2.100 dollari la tonnellata all’inizio del 2026, livello necessario per frenare l’eccesso di investimenti in impianti di fusione in Indonesia e prevenire un surplus prolungato nel mercato. Stimiamo poi un range di prezzo tra 2.150 e 2.550 dollari la tonnellata, che riteniamo garantirà un mercato dell’alluminio bilanciato nel periodo 2027-2030. Questo porta la media dei nostri prezzi previsti per il 2026/2027», conclude Goldman Sachs, «a 2.230/2.500 dollari la tonnellata, in calo rispetto ai precedenti 2.540/2.800». (riproduzione riservata)