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Investimenti, tagliando al portafoglio in attesa delle decisioni delle banche centrali. Quali azioni e bond preferire
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Investimenti, tagliando al portafoglio in attesa delle decisioni delle banche centrali. Quali azioni e bond preferire

23 agosto 2024, 20:00 Ultimo aggiornamento: 26 agosto 2024, 15:17

Dopo un agosto turbolento è ora di fare un check up dei propri investimenti prima dell’avvio della stagione delle riunioni di Fed e Bce. Ecco come muoversi

L’estate si avvia verso le battute conclusive, e come di consueto, prima del ritorno alla routine di tutti i giorni, è tempo di un check up generale. La regola vale anche per il portafoglio di investimento, che arriva al tagliando di fine agosto come un pick-up che ha trascorso l’estate percorrendo accidentate strade di montagna. Metafora quanto mai azzeccata nel corso di un mese che, almeno nelle sue prime giornate, ha visto i mercati fare su e giù sull’ottovolante.

L’indice Vix, indicato come il termometro della volatilità dei mercati, è salito dai circa 15 punti di metà luglio agli oltre 65 del 5 agosto. Un lunedì nero per le borse in cui il Nikkei della borsa di Tokyo ha perso in una sola seduta più del 12%: performance innescata da una serie di operazioni di cosiddetto carry trade sulla valuta nazionale nipponica, lo yen.

La quiete dopo la tempesta

A innescare la volatilità del Vix, poi ritornata sotto controllo intorno a quota 15 punti, è stato un combinato disposto di svariati fattori: le citate operazioni sullo yen giapponese, ma soprattutto i dati macroeconomici americani, con una disoccupazione di luglio più alta del previsto (al 4,3%, il livello più alto da ottobre 2021) che ha fatto temere per alcuni giorni lo spettro di una recessione negli Stati Uniti. Gli scossoni non hanno risparmiato neanche gli indici europei: il Ftse Mib a inizio mese ha perso per tre sedute consecutive più del 2% ma poi, complice il ritorno della quiete dopo la tempesta (e dati macro migliori delle attese), si è assestato in una situazione di calma, archiviando l’ultimo mese con un rosso di poco superiore al 3%. «I mercati azionari sono migliorati notevolmente dopo il sell-off di agosto e l'S&P è quasi tornato ai massimi di metà luglio», ricorda di Guy Stear, head of developed markets strategy di Amundi Investment Institute.

È tornata la calma sui mercati?

Forse è presto per dirlo, ma quello che si può fare fin da subito è dare un’occhiata al proprio portafoglio e vedere quali potrebbero essere le prossime mosse. La prima incognita è legata all’andamento dei dati macro e alle mosse delle banche centrali. In particolare i tanto attesi tagli ai tassi da parte della Fed che a settembre, secondo quanto emerso anche dal simposio di Jackson Hole, dovrebbe iniziare il percorso di riduzione del costo del denaro, e della Bce (che ha già fatto una prima, timida sforbiciata da 25 punti base). Il pericolo di una recessione profonda temuto a inizio agosto potrebbe essere scongiurato. Un dato chiave resta quello dell’inflazione. «Sul fronte dell'inflazione, sia i prezzi alla produzione che quelli al consumo si sono mossi nella giusta direzione: a luglio i primi sono aumentati meno del previsto, mentre i secondi si sono rivelati in linea con le attese», commenta Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm. «A oggi, l’inflazione complessiva si trova leggermente al di sotto della soglia del 3% su base annua, un valore che rientra nel target stabilito dalla Fed».

Le incognite restano

Certo, le incognite restano: quelle geopolitiche, le elezioni presidenziali negli Stati Uniti di novembre, i rischi di una rallentamento economico negli Usa e in Europa (Germania in primis). Come comportarsi in portafoglio? Una chiave di lettura la offre César Pérez Ruiz, capo degli investimenti di Pictet Wealth Management. «Dopo il crash lampo in Giappone ci aspettiamo che l'incertezza e la volatilità persistano, quindi non abbiamo fretta di aumentare l'esposizione alle azioni». Al contempo però il money manager rimane neutrale sulle borse, «poiché non vediamo alcuna recessione negli Stati Uniti». Guardando ai singoli temi, il chief investment officer cita la recente mega operazione nel settore alimentare che ha visto Mars raggiungere un accordo per comprare Kellanova, produttore di Pringles e Pop-Tarts, per oltre 29 miliardi di dollari. «Questo maxi-deal conferma il nostro focus verso l’ambito di fusioni e acquisizioni», conclude Pérez Ruiz.

Tempo di giocare in difesa?

D’altro canto, se il rallentamento economico dovesse proseguire ci sono alcune possibili mosse da fare. «In generale preferiamo le azioni statunitensi a quelle non statunitensi per le loro migliori caratteristiche difensive in caso di rallentamento dell'economia», evidenzia Saira Malik, head of equities and fixed income e chief investment officer di Nuveen. «Negli Stati Uniti l’healthcare e i materiali appaiono interessanti grazie al continuo miglioramento della percentuale di società che hanno raggiunto o superato le aspettative di fatturato o di utili per azione». La money manager guarda a questi due comparti anche in ottica di valutazioni. «Il rapporto prezzo-utili prospettico dell’S&P 500 è superiore del 19% alla sua media storica. Invece i p/e dei settori dei materiali e dell'healthcare, pur essendo anch’essi al di sopra delle rispettive medie di lungo periodo, sono più bassi rispetto all’indice».

Cosa fare con i bond

C’è poi tutto il capitolo che riguarda il reddito fisso, un’asset class favorita dalle prospettive di rallentamento, che potrebbe portare le banche centrali a più miti consigli sui tassi: da fine luglio il rendimento del Treasury decennale, il titolo di Stato Usa, è sceso dal 4,1% al 3,8%, quello del Btp dal 3,8% a meno del 3,6%. «Nelle ultime settimane abbiamo visto la duration svolgere il suo ruolo di diversificatore. In parole povere, quando le azioni sono scese molto, i prezzi delle obbligazioni sono saliti», spiega Dan Ivascyn, group cio di Pimco. Per Stear «se i 2 anni statunitensi dovessero tornare a salire al 4,2%, dall'attuale 4,05%, sarebbe una buona opportunità per aumentare le posizioni lunghe sulla parte a breve della curva dei tassi statunitense».

Dal punto di vista geografico, aggiunge Ivascyn, «Paesi come l’Australia, la Nuova Zelanda, il Regno Unito, il Canada e i mercati emergenti di qualità superiore, che di recente hanno sottoperformato, sono tutti componenti di diversificazione interessanti rispetto agli Stati Uniti». (riproduzione riservata)



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