Gli investitori attendevano da tempo un segnale. E la risposta del risparmio gestito è finalmente arrivata. Il debutto nel mondo degli Etf di Fideuram Ispb, la prima big italiana ad affacciarsi con prodotti di casa propria all’universo dei replicanti, rappresenta un punto di svolta per l’asset management tricolore.
Lo ha spiegato a MF-Milano Finanza il condirettore generale della private bank di Intesa Sanpaolo, Gianluca Serafini, in occasione della cerimonia di quotazione dei prodotti in Borsa Italiana. «Sia le nuove regolamentazioni sia le tendenze che stiamo osservando negli Stati Uniti indicano un crescente spostamento dai fondi attivi verso Etf, sia passivi che attivi».
Insomma, gli investitori chiedono sempre più questi prodotti di investimento quotati, liquidi e semplici da capire (di fatto, quelli passivi sono repliche di indici di mercato) ma la risposta era arrivata finora solo dalle grandi case americane e da pochi giganti europei del calibro di Amundi.
Ora la presenza di un player italiano, dotato della più grande rete di distribuzione nel Paese, spariglia le carte in tavola: non tanto perché gli Etf della private bank di Intesa potranno – almeno per ora – fare concorrenza a BlackRock, Vanguard o State Street sul fronte delle masse, ma perché viene in un certo senso sdoganato il tabù per cui l’Italia non sarebbe pronta a cavalcare una frontiera di innovazione che nel mondo degli investimenti è ancora saldamente in mano americana. E magari l’esempio di Fideuram potrà essere in futuro seguito da altri.
Fideuram peraltro è entrata a diritto nella partita con la sua piattaforma D-X Etf (sviluppata in partnership con il colosso Usa State Street) e non lo ha fatto, come in molti si sarebbero potuti aspettare da una sgr italiana, strutturando prodotti di nicchia o tematici, ma entrando nel mondo dei replicanti dalla porta principale, con una serie di sei Etf azionari e obbligazionari (più un azionario Usa con copertura del rischio di cambio) e vocazione Esg e basati sui grandi indici generalisti: uno sulle large cap americane, uno su quelle europee, uno sulle azioni globali, più tre comparti sui bond dell’Eurozona a corta, media e medio-lunga scadenza.
Ha spiegato Serafini: «Insieme a Fideuram Asset Management Ireland (la fabbrica prodotto irlandese del gruppo, ndr), abbiamo scelto di partire con tre Etf che replicano indici azionari di grandi capitalizzazioni e bond governativi dell'Eurozona, perché questi costituiscono la base per costruire un portafoglio bilanciato, sia sul fronte azionario che obbligazionario, con un orizzonte di medio-lungo termine».
La tabella in alto fornisce tutte le indicazioni essenziali su questi prodotti, dal codice Isin all’indice di riferimento al profilo commissionale. Proprio questo aspetto riveste un’importanza fondamentale perché, di fatto, uno dei motivi dietro il successo degli Etf risiede proprio nei costi ridotti rispetto ai tradizionali fondi comuni. Come si può notare, le commissioni di gestione ammontano allo 0,28% per i comparti azionari e allo 0,25% per quelli obbligazionari. A titolo di esempio, un investimento di 10.000 euro in un Etf sulle azioni europee comporterebbe una spesa in commissioni di 28 euro, cui si sommerebbero costi di transazione stimati nello 0,03%, vale a dire 3 euro annui.
Si tratta di commissioni competitive per l’industria, in linea con le medie degli Etf disponibili sul mercato italiano (tra 0,15% e 0,4% per gli azionari e tra 0,10% e 0,30% per gli obbligazionari, fonte EY), forse un po’ più alte di alcuni Etf generalisti di Vanguard o BlackRock anche se, nel caso di Fideuram, non bisogna dimenticare che i prodotti della piattaforma D-X sono tutti con carattertische Esg (il che fa lievemente aumentare i costi).
Di fatto, le parole del condirettore generale spiegano anche la destinazione che (almeno in un primo momento) avranno questi prodotti: componenti – più o meno grandi – dei portafogli sotto consulenza evoluta della rete Fideuram.
E infatti il loro collocamento avverrà, in questa fase, attraverso tutti i nostri canali distributivi sotto il servizio di consulenza del gruppo: Fideuram, Intesa Sanpaolo Private Banking e Fideuram Direct, la piattaforma del gruppo pensata per gli investimenti fai-da-te tramite il canale retail. «La risposta delle reti dei nostri consulenti è stata entusiastica», ha specificato Serafini. «Non solo i nostri clienti affluent e lower private, ma anche le reti private hanno manifestato un forte interesse per questi strumenti, richiedendoli come parte integrante della gestione patrimoniale». (riproduzione riservata)