Gli italiani riscoprono il rischio in portafoglio e vanno a caccia di rendimento prima ancora che di protezione. Evidenze che emergono dall’Osservatorio Anima 2024, realizzato dalla società di gestione in collaborazione con Eumetra e Dogma Research e relativo alle scelte di risparmio e investimento degli italiani. Il primo dato che emerge dallo studio è quanto mai incoraggiante: la quota di risparmiatori che non ritiene il momento ideale buono per investire (gli avversi al rischio, per l’appunto) è scesa dal 34% di inizio 2023 al 16% attuale. Un dato che non si vedeva dal 2021, periodo in cui la corsa ai vaccini anti-Covid aveva fatto correre i mercati in seguito alla pandemia.
Al contempo, la percentuale di chi crede che quello attuale sia un momento molto o quanto meno abbastanza positivo per investire è salita in una anno dal 18% al 27%, avvicinandosi anche in questo caso ai valori di fine 2021. In tutto ciò, gli italiani investitori hanno rivisto le loro priorità rispetto all’ultima rilevazione di Anima, datata settembre 2023. Al primo posto c’è ancora la protezione del capitale, che però ha perso per strada cinque punti, passando dal 27% al 22%.
Mentre la ricerca del rendimento ha quasi colmato il gap, balzando dal 14% al 20% e consolidando la seconda piazza, che a settembre condivideva con la liquidabilità dell’investimento (ora terza al 13%). L’ottimismo è tale che anche la ricerca di prodotti a basso costo è meno importante che in passato: la quota di chi la indica come priorità in portafoglio è scesa infatti dal 14% all’11%.
A livello di scelte di portafoglio, l’Osservatorio ha distinto i rispondenti tra clienti bancarizzati e clienti investitori. Se i primi hanno intenzione di aumentare la loro quota di prodotti finanziari (conti di deposito esclusi), a scapito di immobili e liquidità, i secondi sono disposti a diminuire di molto il peso del mattone per avere un po’ di fondi (e di cash per le emergenze) in più. Nel dettaglio, da settembre a oggi la quota di clienti investitori che vuole più prodotti di investimento in portafoglio è passata dal 73% al 74% (avvicinandosi all’80% del marzo 2021), quella di chi sceglierebbe la liquidità è salita dal 21% al 22%, mentre l’immobiliare ha perso notevolmente appeal, scivolando dal 34% al 30%.
Un capitolo a parte lo meritano infine gli investimenti sostenibili, indicati dall’acronimo Esg (ambientali, sociali e di buona governance). La quota di chi ritiene le scelte di sostenibilità molto o abbastanza importanti è salita dall’80% all’84% fra i clienti bancarizzati e dall’85% all’86% fra gli investitori. Attenzione però: la sostenibilità è sì tornata di moda, ma solo se a essa corrisponde un rendimento tangibile del portafoglio. La percentuale di chi considera la resa di un portafoglio green assolutamente imprescindibile (primi due valori su una scala di cinque) è salita al 33%, ai massimi da marzo 2022 (quando era appena del 16%). (riproduzione riservata)