L’idea di una contro-offerta su Mps non preoccupa Carlo Messina che ieri, all’indomani del lancio dell’opas di Intesa Sanpaolo, ha escluso passi indietro o rilanci: «Rimarremmo in gara per Mps anche in questo caso», ha detto il consigliere delegato in un’intervista a Bloomberg Tv ribadendo quanto sostenuto lunedì 8 il banchiere anche ai microfoni di Class Cnbc: «Siamo consapevoli che potrebbe anche esserci un rilancio sulla nostra operazione; ma è chiaro che, avendo messo cassa, c’è un paletto importante per chiunque dovesse farsi avanti».
Un messaggio ribadito anche nell’intervista di ieri: l’opas da 30,6 miliardi su Siena ha «alte probabilità di successo» e, per ora «è l’unica reale» visto che la proposta presentata da Banco Bpm rimane di fatto una «lettera d'amore, nella quale Piazza Meda auspica di avviare una conversazione per arrivare a una combinazione». Al momento il Banco non ha presentato un’offerta pubblica ma ha solo prospettato una fusione alla pari per dare vita al terzo polo del credito.
Anche se Mps ha detto di avviare analisi di entrambe le alternative strategiche. «La proposta è stata possibile dopo aver affrontato potenziali problemi antitrust», ha spiegato il banchiere. L’operazione darebbe impulso alle «attività di gestione patrimoniale di Intesa Sanpaolo», che «ha dimostrato di poter creare valore dalle precedenti acquisizioni».
Rimane incerto se Giuseppe Castagna deciderà di rispondere alla mossa di Intesa (assistita da Jp Morgan e Pedersoli) con un’offerta vera e propria. La mossa sarebbe finanziariamente complessa ma permetterebbe di aggirare i paletti della passivity rule che vincola Mps: da lunedì 8 qualsiasi azione difensiva della banca senese (che è affiancata dagli advisor Ubs e Bofa) dovrà infatti passare dal vaglio dell’assemblea, mentre il Banco (con Citi e Goldman Sachs) ha le mani libere.
Gli occhi sono puntati anche su Unicredit. La banca di Piazza Aulenti è impegnata nella scalata a Commerzbank che si chiuderà la prossima settimana ma rimane anche attenta a quanto accade sul mercato italiano, come dimostra la recente crescita in Generali fino all’attuale 8,8%. Nei mesi scorsi il ceo Andrea Orcel aveva messo nel mirino il 17,5% di Mps in mano a Delfin, la finanziaria dei Del Vecchio, anche se il progetto non è decollato.
Un suo intervento a sopresa sull’asse Siena-Trieste non può insomma essere escluso a priori. In alternativa Unicredit potrebbe puntare su Banco Bpm, dopo la scalata fallita lo scorso anno. Ed è proprio questa l’ipotesi fatta da Messina lunedì 8 a Class Cnbc: «Se la nostra operazione andasse in porto e se si costruisse un gruppo Bper-Mps, è ragionevole che Banco Bpm possa tornare oggetto di attenzione per Unicredit».
Anche se dovrebbe fare i conti con il primo azionista della banca milanese, Crédit Agricole, che ha il 22%. Con o senza offerte concorrenti Messina conferma comunque la struttura dell’opas, escludendo rilanci: «Non vogliamo investire altro denaro nella transazione. In genere si inizia con la combinazione azionaria, quindi si cerca di dare azioni anziché denaro contante e poi si completa l'operazione aggiungendo liquidità alla fine. Noi abbiamo deciso di iniziare con denaro contante».
Il prezzo delle azioni si sta muovendo «più o meno considerando il nostro premio come quello giusto per questa transazione». In Mps «ci sono importanti investitori privati. Quindi dobbiamo valutare quale sarà la loro posizione alla fine, ma sono fiducioso che riusciremo a portare a termine la transazione con risultati positivi».
Nel frattempo la scalata a Rocca Salimbeni potrebbe presto sfociare in schermaglie legali. Ieri sono circolati rumors su un esposto a Consob contro Banco Bpm per presunta manipolazione del mercato. La ripresa del risiko è stata commentata anche dai sindacati dei bancari.
Secondo il coordinatore Fabi di Mps, Guido Fasano «gli assetti societari del Monte non possono prescindere dalla tutela dell’occupazione, delle professionalità e delle condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo. Qualsiasi progetto futuro dovrà riconoscere e tutelare questo patrimonio, evitando che logiche esclusivamente finanziarie ne compromettano il valore industriale, occupazionale e territoriale», conclude l’esponente del principale sindacato dei bancari. (riproduzione riservata)