Il giorno dopo il selloff sulla Cina scatenato da un avvio di lockdown e test di massa anche a Pechino (Shanghai è chiusa da un mese), è intervenuta la Banca centrale promettendo stabilità dei mercati e le borse sono rimbalzate. Un mese fa si era impegnato il vice premier Liu He in questo senso, ma gli strumenti usati dal governo sono stati parchi rispetto ai lockdown e le borse ne hanno risentito. Alle ore 7:05 italiane il Nikkei sale dello 0,57%, Hong Kong dell'1,45%, Shanghai dello 0,44% (ieri ha perso oltre il 5%). L'oro guadagna lo 0,47% a 1.905 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano, che ieri aveva perso attorno al 4%, oggi recupera lo 0,9% a 99,52 mentre le valute si rinforzano leggermente.
L'euro passa di mano a 1,0724, lo yen a 128,18, la sterlina a 1,2757, mentre il T bond decennale viaggia laterale al 2,86% e i futures su Wall Street sono sopra la parità. La People's Bank of China ha affermato che manterrà la liquidità ragionevolmente ampia e favorirà uno sviluppo sano e stabile dei mercati finanziari. La banca ha anche affermato che aggiungerà 100 miliardi di yuan (15,293 miliardi) in prestiti per sostenere lo sviluppo del carbone e aumentare la capacità di stoccaggio.
Intanti gli abitanti di Pechino hanno cominciato a mettersi in fila per essere sottoposti agli screening per Covid, dopo che la capitale ha intensificato durante la notte i piani per i test di massa nei confronti di oltre 20 milioni di persone e ha alimentato le preoccupazioni per un lockdown incombente.
Mentre a Shanghai a marzo sono stati segnalati più di 1.000 casi prima che venissero finalmente imposti limiti a 26 milioni di persone, molti a Pechino possono per ora andare al supermercato a fare scorta di cibo in previsione di improvvisi lockdown localizzati. Oggi le autorità hanno iniziato a chiudere alcune palestre, teatri e siti turistici mentre hanno cominciato a testare i residenti del suo distretto più popoloso, Chaoyang. Pechino ha annunciato che intende condurre i test su altri 10 distretti e una zona di sviluppo economico entro sabato.
La capitale cinese ha segnalato 33 nuovi casi il 25 aprile, ha informato oggi l'autorità sanitaria della città, di cui 32 sintomatici e uno asintomatico rispetto alle 19 infezioni segnalate il giorno prima. La decisione di Pechino di testare la maggior parte della sua popolazione di 22 milioni (29 milioni se si considerano le aree circostanti) dopo aver rilevato un piccolo numero di infezioni contrasta con Shanghai, che ha aspettato un mese dall'inizio dell'epidemia prima di passare ai test di massa in tutta la città.
La regione asiatica si trova di fronte a una prospettiva "stagflazionaria", ha avvertito oggi un alto funzionario del Fondo monetario internazionale, citando fra le cause la guerra in Ucraina, il picco dei costi delle materie prime e un rallentamento in Cina. Sebbene le esposizioni commerciali e finanziarie dell'Asia verso Russia e Ucraina siano limitate, le economie della regione saranno colpite dalla crisi a causa dell'aumento dei prezzi delle materie prime e della crescita più lenta dei partner commerciali europei, ha spiegato Anne-Marie Gulde-Wolf, direttrice ad interim dell'Fmi per l'area Asia e Pacifico. L'esperta ha osservato che anche l'inflazione in Asia sta iniziando a salire in un momento in cui il rallentamento economico della Cina si aggiunge alla pressione sulla crescita regionale.
"L'area deve affrontare una prospettiva stagflazionistica, con una crescita inferiore a quanto previsto in precedenza e un'inflazione più alta", ha detto in una conferenza stampa a Washington. Nella sua ultima previsione pubblicata questo mese, il Fmi ha affermato di aspettarsi un'espansione in Asia del 4,9% quest'anno, in calo di 0,5 punti percentuali rispetto alla precedente proiezione fatta a gennaio. L'inflazione dovrebbe ora raggiungere il 3,4% nel 2022, un punto percentuale in più rispetto alle previsioni di gennaio. (riproduzione riservata)