Partenariati pubblico-privato e un’adozione senza indugi dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. Sono due delle proposte che OpenAI, la società di ChatGpt, ha consegnato all’Ufficio Scienza e Tecnologia della Casa Bianca nell’ambito di una consultazione pubblica (aperta fino al 15 marzo) sul piano d’azione statunitense per l’AI.
Le proposte di OpenAI partono da un presupposto: evitare che la Cina soffi agli Stati Uniti la leadership tecnologica. «Si stima che ci siano 175 miliardi di dollari in fondi globali in attesa di investimenti in progetti di AI e se gli Stati Uniti non attirano questi fondi, essi confluiranno in progetti sostenuti dalla Cina», sostiene OpenAI in un post online. L’ex startup di Sam Altman, quindi, indica all’amministrazione Trump alcune politiche per sostenere la filiera dell’AI americana.
Innanzitutto – scrive la società – gli imprenditori americani «devono avere la libertà di innovare nell’interesse nazionale» per neutralizzare «i potenziali vantaggi della Cina, derivanti dal fatto che le aziende americane debbano conformarsi a leggi statali eccessivamente onerose». Regole minime, dunque, da affiancare a una collaborazione pubblico-privato nella forma di «partnership volontarie tra aziende e governo federale».
Allo stesso tempo, gli Stati Uniti dovrebbero implementare una strategia di «controllo sulle esportazioni», in parte già in atto con le numerose limitazioni imposte all’export di chip americani verso la Cina.
Ma l’impegno del governo americano, secondo il team di Altman, dovrebbe andare oltre. Gli Stati Uniti, nello specifico, dovrebbero adottare le tecnologie di AI più avanzate e «dare l’esempio» al mondo democratico. Anche in questo caso il confronto è con la Cina: «Mentre la Cina sta raggiungendo obiettivi ambiziosi per l’adozione dell’AI nella pubblica amministrazione, nella sicurezza e nelle forze armate, il governo degli Usa dovrebbe modernizzare i propri processi per impiegare in modo sicuro gli strumenti di AI di frontiera».
Inoltre gli Usa devono fare uno sforzo per «costruire le infrastrutture (data center e impianti di semiconduttori ad esempio, ndr) necessarie per competere con la Cina». La parola chiave, in questo caso, è «re-industrializzare».
Infine, il diritto d’autore. Questo è un terreno scivoloso per OpenAI e per altre aziende che addestrano modelli di intelligenza artificiale. Altman, in particolare, è stato portato in tribunale dal New York Times che sostiene che ChatGpt abbia utilizzato gli articoli del giornale per creare uno strumento (il chatbot) in grado di recare danno al quotidiano. Su questo tema la proposta di OpenAI è più vaga: il governo dovrebbe intervenire «proteggendo i diritti dei creatori di contenuti e tutelando al contempo la leadership americana nell’AI». (riproduzione riservata)