La Camera sperimenta l’uso dell’intelligenza artificiale generativa. Per un costo di quasi 500 mila euro Montecitorio sta perfezionando tre strumenti di AI, che dovrebbero diventare pienamente operativi entro la fine del 2025.
Un'intelligenza che «non sostituisce ma si aggiunge alle competenze umane. Parliamo di intelligenza aumentata, non artificiale», ha ribadito la vicepresidente della Camera dei Deputati, Anna Ascani (Pd) durante un'intervista su Urania TV.
In particolare Montecitorio punta a sviluppare tre prototipi, ciascuno di essi risponde a un’esigenza precisa del lavoro parlamentare.
Il primo progetto infatti si chiama Mse, acronimo di «Macchina Scrittura Emendamenti», proprio perché tocca la stesura degli emendamenti legislativi. Il sistema è stato sviluppato dal Consorzio Alma Human AI, che riunisce l’Università di Bologna, la Luiss e il Cnr. Il progetto Mse utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per analizzare automaticamente il testo delle proposte di legge, confrontarlo con l’intero corpus normativo e giurisprudenziale, e suggerire formulazioni alternative, correzioni, allineamenti con la normativa vigente (nazionale ed europea) e persino la coerenza con precedenti legislativi.
Il secondo progetto è Norma, sostanzialmente un motore di ricerca che comprende il contesto e il significato della domanda. Quindi permetterà a parlamentari, funzionari, ricercatori e comunicatori istituzionali di navigare l’enorme mole di documenti legislativi, atti parlamentari, sentenze e normative europee.
Il terzo progetto è invece pensato per i cittadini e si chiama Depuchat. Non è che un chatbot interattivo, sviluppato dalle Università di Roma Tre e Firenze, che permetterà a chiunque di accedere a informazioni precise sull’attività dei singoli deputati. Sarà possibile fare ricerche anche per tema, territorio o gruppo parlamentare. Uno strumento che segna una svolta nella trasparenza democratica. (riproduzione riservata)