Cent’anni al fianco dei giornalisti, tra diritti conquistati, battaglie per la libertà e nuove sfide ancora tutte da affrontare. L’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani celebra il suo secolo di attività con due giornate a Roma che mettono al centro il valore, e la fragilità, del mestiere di informare.
Il primo appuntamento è il 24 marzo con l’inaugurazione della mostra «A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà» presso la Fondazione sul giornalismo italiano Paolo Murialdi. Il giorno successivo, 25 marzo, il confronto si sposta alla Camera dei deputati, dove istituzioni e professionisti discuteranno il futuro della categoria.
La mostra, patrocinata dal Ministero della Cultura e inaugurata dalla sottosegretaria Lucia Borgonzoni, è un viaggio potente nella storia del giornalismo italiano. Oltre 60 pezzi tra fotografie, documenti e oggetti simbolo raccontano decenni di cronaca, dagli anni Sessanta ai Duemila.
Tra i materiali esposti, le immagini del fotoreporter Franco Lannino, strumenti storici del mestiere e la telecamera di Miran Hrovatin, assassinato insieme a Ilaria Alpi nel 1994. Presenti anche macchine per scrivere appartenute a giornalisti come Giancarlo Siani.
L’esposizione rende omaggio ai cronisti caduti per il loro lavoro, da Cosimo Cristina a Mauro De Mauro, da Peppino Impastato a Giuseppe Fava, fino a Walter Tobagi e Maria Grazia Cutuli. Un filo rosso di memoria che attraversa decenni e ricorda il prezzo della verità.
Il 25 marzo, nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera, si terrà un confronto sulle trasformazioni del giornalismo. I lavori saranno moderati da Isidoro Trovato e dal vicepresidente Inpgi Mattia Motta, con apertura affidata al vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
Al centro del dibattito: mercato del lavoro, nuove competenze, impatto delle tecnologie e nodi normativi che riguardano la professione e la sua sostenibilità. Durante la mattinata è prevista anche l’emissione di uno speciale annullo filatelico dedicato al centenario.
«Da 100 anni l’Inpgi è al fianco dei giornalisti», sottolinea il presidente Roberto Ginex. Ma oggi la sfida è più complessa: garantire equità e sostenibilità in un settore segnato dalla crescita del lavoro autonomo e dalla precarietà. «Senza redditi adeguati e un vero equo compenso si rischia di compromettere il futuro pensionistico della categoria» conclude il presidente. (riproduzione riservata)