Infratel Italia archivia il 2025 con un risultato netto di 5,3 milioni di euro, un margine operativo lordo di 5,8 milioni e 8,5 miliardi di commesse gestite, consolidando il proprio ruolo di pivot infrastrutturale della connettività italiana. La società, parte del gruppo Invitalia, ha presentato la relazione annuale 2026 alla Camera dei Deputati per fare il punto sul triennio 2023-25.
«Siamo convinti che la rete debba entrare pienamente nei processi di crescita del Paese e diventare una vera leva di sviluppo. L’obiettivo deve essere quello di assicurare una connettività stabile, performante e realmente fruibile, soprattutto nelle aree che ancora soffrono ritardi infrastrutturali», ha detto l’amministratore delegato Pietro Piccinetti.
«La sfida non è solo completare le reti, ma anche garantirne nel tempo sicurezza, efficienza e capacità operativa. Il Pnrr ha rappresentato un potente acceleratore, ora occorre completare e rafforzare il presidio della governance delle reti pubbliche. Infratel Italia dovrà potenziare il proprio ruolo come presidio strategico dello Stato sulle infrastrutture di rete», ha aggiunto il ceo.
La società braccio operativo del Mimit e del Dipartimento per la trasformazione digitale si è affermata come soggetto attuatore della Strategia Nazionale per la Banda Ultralarga (Piano Bul e Pnrr), ampliando progressivamente il proprio bacino di clienti dalla sola Pubblica Amministrazione centrale verso le amministrazioni regionali e ulteriori dicasteri. Dal rapporto emerge che i ricavi diretti sono cresciuti da 34,7 milioni di euro nel 2022 a 50 milioni nel 2025 (stima preliminare) mentre la crescita dei ricavi ricorrenti è stata del +16%, con oltre il 60% delle entrate già coperte da progetti pluriennali in essere.
Sul fronte delle realizzazioni, si contano 6 milioni di unità immobiliari in fibra ottica, oltre 27mila scuole connesse a internet con banda larga, 7.900 strutture sanitarie connesse e 4 milioni di chilometri di infrastrutture mappate nel catasto tecnologico. Un dato di rilievo sistemico riguarda l’indice Desi (Digital Economy and Society Index), che per il 2025 colloca la copertura Ftth italiana al 70,7%, superiore alla media europea, a riprova dell’efficacia dell’intervento pubblico coordinato da Infratel Italia.
La crescita di Infratel Italia non si esaurisce con la progettualità del Pnrr: i ricavi diretti sono proiettati fino a 63,1 milioni nel 2030, con una progressiva diversificazione delle fonti che va dalla concessione alla rete diretta, fino ai servizi professionali e applicativi. Per quanto riguarda il capitale umano, dalla relazione emerge che l’organico medio è atteso in crescita fino a 420 unità nel 2027, per poi stabilizzarsi intorno a 364 nel 2030, con la quota di personale a tempo indeterminato destinata a raggiungere il 65% del totale.
L’impegno di Infratel Italia è quello di ampliare l’attività svolta finora come braccio operativo di programmi governativi, consolidandosi come soggetto istituzionale stabile, dotato di know-how specialistico proprio e di una base di ricavi autonoma e diversificata. La società si qualifica come «soggetto abilitatore della sovranità nazionale di connettività pubblica», con ambizioni che si estendono alle reti terrestri fisse e mobili e alle reti sottomarine. La governance di una rete e infrastruttura di telecomunicazione rappresenta il fattore strategico abilitante per l’accesso ai servizi e la piena partecipazione alla trasformazione digitale. (riproduzione riservata)