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Lorenzo Bini Smaghi
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Inflazione, parla Lorenzo Bini Smaghi: la Bce procederà con nuovi rialzi per frenare i prezzi. La recessione è il male minore

04 agosto 2023, 20:00

Nell’Eurozona l’indice dei prezzi al consumo è in calo, ma l’inflazione resta appiccicosa. Per Lorenzo Bini Smaghi è prematuro sostenere che la Bce abbia raggiunto il picco, soprattutto se i prezzi non scenderanno ai livelli desiderati. Nessun soft landing, ma la recessione sarà temporanea

«Temo che il percorso per portare l’inflazione al 2% sia ancora lungo: potrebbero essere necessari altri aumenti dei tassi». Lorenzo Bini Smaghi, economista e presidente di Societe Generale, invita a non abbassare la guardia sull’inflazione. Nell’Eurozona, a luglio, l’indice dei prezzi al consumo è sceso su base annua al 5,3% rispetto al +5,5% di giugno, ma la componente core (quella che esclude energia e alimenti) resta alta, al 6,6%, seppur in calo dal 6,8% di giugno.

Il quadro migliora, quindi, però non a sufficienza con l’inflazione che rimane appiccicosa e genera incertezze sull’andamento futuro dei prezzi. «L’aumento dei tassi avviato nel 2022 sta producendo i sui effetti, come mostra la riduzione dell’inflazione, anche al netto delle componenti più volatili, come l’energia. Ma quello che conta per la Banca Centrale Europea è che la discesa prosegua».

Domanda. Come si muoverà la Bce nella prossima riunione di settembre?

Risposta. Si è visto in altri Paesi, come il Regno Unito o il Canada. Se l’inflazione non scende al ritmo desiderato la banca centrale deve riprendere ad aumentare i tassi, anche dopo una pausa. Pertanto, mi sembra prematuro sostenere che la Bce abbia raggiunto il livello massimo e non procederà ad altri rialzi.

D. Per la maggioranza la frenata nel secondo trimestre del pil (-0,3%) è colpa della stretta monetaria. Concorda?

R. In parte sì, ma è inutile farsi illusioni. Senza un rallentamento economico non è possibile ridurre l’inflazione, soprattutto se è dovuta, almeno in parte, a fattori di domanda.

D. La recessione è inevitabile allora?

R. A mio avviso è un errore di comunicazione della Bce far credere che sia possibile abbassare l’inflazione con un soft landing. Non ci sono esperienze storiche per confermarlo. La recessione è il male minore, e temporaneo, per evitare che l’inflazione si incrosti nei comportamenti degli operatori economici. Se l’aumento dei prezzi si stabilizza su livelli significativi il danno per il sistema economico resterà elevato, a cominciare dalle famiglie. E anche i politici ne pagherebbero il prezzo.

D. Secondo il Fmi, però, il pil dell’Italia dovrebbe salire dell’1,1% nel 2023, mentre il Def prevede un rialzo dell’1%.

R. Bisogna distinguere la crescita media, anno su anno, dalla dinamica in corso d’anno. La prima risente dell’acquisito, in particolare dei buoni dati del 2022 e del primo trimestre del 2023. La seconda denota invece un graduale rallentamento. E in effetti le stime del Fmi per il 2024 mostrano di nuovo una crescita media italiana più bassa di Francia e Germania. Peraltro, è difficile distanziarsi dal resto dell’Europa: se la Germania è in recessione l’impatto si sente anche da noi. A parte questo, c’è molta incertezza e fare previsioni è più arte che scienza.

D. Su cosa dovrebbe puntare il governo per non arrestare la crescita?

R. Il rallentamento sarà temporaneo. L’importante è che l’economia italiana rimbalzi al più presto, come faranno le altre. Ciò dipenderà dalla vitalità del sistema. Finora le nostre imprese hanno mostrato grande resilienza e capacità di competere sui mercati internazionali. Quindi il governo deve fare quello che ha promesso, cioè aiutare chi produce e crea posti di lavoro.

D. E il Pnrr? Contribuirà?

R. La maggioranza dovrà portare avanti le riforme, anche per creare più concorrenza e fare gli investimenti nei settori con forte potenziale di crescita, come digitale e transizione ecologica. L’attuazione di quella parte di Pnrr sarà decisiva.

D. Come agire invece contro l’inflazione? A luglio è scesa al 6% in Italia, ma il carrello della spesa resta sopra il 10%.

R. Vanno evitati altri stimoli alla domanda aggregata con una politica di espansione fiscale. Data la situazione del debito pubblico, la politica di bilancio deve rimanere prudente e favorire così la riduzione dello spread, come è avvenuto in questi mesi. Questo aiuterà chi investe in Italia.

D. Le opposizioni chiedono invece un salario minimo per agevolare i lavoratori italiani. Che effetti avrebbe?

R. Bisogna distinguere la proposta di un salario minimo, che in principio è corretta per evitare sfruttamenti in alcuni settori non soggetti alla contrattazione collettiva, dalla fissazione del livello di quel minimo, che dovrebbe essere de-politicizzato.

D. Cosa intende?

R. Un valore troppo elevato rischia di creare disoccupazione, soprattutto se inserito senza gradualità. Non è pensabile, inoltre, che a pagare la differenza sia il contribuente. In Italia poi il problema delle basse remunerazioni è più generale e dipende da fattori strutturali, come la dimensione troppo piccola delle imprese.

D. Come rimediare allora?

R. È noto che i salari sono più elevati nelle grandi società, che competono a livello internazionale. Da questo punto di vista, quindi, è fondamentale favorire la crescita delle aziende. (riproduzione riservata)



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