Il ministero dell’Economia e delle Finanze «non è una persona fisica, non commette reati, non è interessato a scalare, non è interessato al controllo di Mediobanca di per sé, non è oggetto di accertamenti». Lo affermano fonti giudiziarie in relazione all'indagine della Procura di Milano sulla scalata di Mps a Mediobanca nella quale sono indagati per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza - Consob, Bce e Ivass - l'imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Luxottica e di Melfin, Francesco Milleri e l'ad di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio. L'ipotesi dell'accusa è che abbiano «occultato al mercato» un presunto concerto «omettendo le comunicazioni dovute» alle autorità preposte.
Il Mef è stato proprio il primo a rispondere alle agitazioni anche politiche scaturite dall'indagine della procura di Milano sulla vendita del 15% delle azioni di Mps da parte del Mef, operazione che ha poi portato successivamente all'ops su Mediobanca. Con poche righe di comunicato il dicastero di Via XX Settembre ha voluto precisare che: «Il Mef ha agito sempre nel rispetto delle regole e della prassi». E dunque: «Dal ministro Giorgetti nessuna ingerenza né interferenza».
Non si sono fatte neanche attendere le prese di posizione di quasi tutte le forze di maggioranza. Ancora nessuna dichiarazione ufficiale della premier Giorgia Meloni o del suo partito, Fratelli d’Italia.
Per primo, il leader leghista, Matteo Salvini, intercettato al suo arrivo all’Assemblea nazionale di Noi moderati, ha prima ricordato che «grazie al governo e mi permetto di dire grazie alla Lega, la banca più antica del mondo non solo è stata salvata con sportelli e lavoratori, ma adesso è centrale ed è attraente, crea utili, ricchezza e assume persone». Per poi aggiungere che: «Se il ministero dell’Economia dice che è tutto a posto, visto che io faccio il ministro dei Trasporti, non ho dubbi che sia così».
Ancora più nette le parole dell’altro vicepremier, il forzista Antonio Tajani: «Io ho la massima fiducia nel ministro Giorgetti che si è sempre comportato correttamente, quindi attaccarlo è fuori luogo. Noi lo difendiamo perché ribadiamo che si è sempre comportato correttamente».
Sulla stessa lunghezza d'onda il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, ha definito «vergognose strumentalizzazioni» quelle delle opposizioni. «La magistratura faccia quello che deve fare, ma pensare come sempre - ha spiegato Lupi - di utilizzare i giudici per far venire meno oggi uno dei ministri, che più ci sta rappresentando e che più sta facendo esattamente quello che noi moderati vogliamo fare (responsabilità, concretezza, attenzione ai fondi pubblici e al debito pubblico) mi sembra una cosa vergognosa».
D’altro canto, le opposizioni chiedono che il ministro Giorgetti riferisca alle Camere.
La segretaria del Pd, Elly Schlein, chiede di chiarire «al Paese tutti gli aspetti» sorpattutto «il ruolo opaco del governo e del Mef». Se Italia Viva, con il suo vicepresidente Davide Faraone, sollecita l’intervento del ministro in aula parlando di una «pericolosissima miscela tra amichettismo bancario e un azzardo da apprendisti stregoni del credito», il Movimento Cinque Stelle sono andati ancora oltre: il leader, Giuseppe Conte, collegandosi anche al golden power con cui il governo ha affossato l’offerta di Unicredit per Banco Bpm. «Entrambe le vicende, su cui da gennaio abbiamo depositato ben undici interrogazioni, tutte senza risposta da parte del governo - ricorda l’ex premier - impongono una riflessione seria sul ruolo svolto dall’esecutivo in operazioni tra loro profondamente interconnesse». (riproduzione riservata)