skin track
Vai al VideoCenter

Fed, Powell sotto indagine penale federale avverte che non cederà alle intimidazioni di Trump

Mercati Azionari Leggi dopo

Fed, Powell replica all’indagine: è solo un pretesto. Goldman Sachs stima due tagli dei tassi nel 2026 | IL VIDEO

12 gennaio 2026, 09:35 Ultimo aggiornamento: 10:18

L'indagine penale su Jerome Powell, presidente della Fed, è per presunte menzogne al Congresso sulla ristrutturazione della sede centrale della banca centrale americana. Le implicazioni per dollaro, Treasury, mercati e tassi

Braccio di ferro sempre più acceso tra Trump e la Federal Reserve. L’ufficio del procuratore distrettuale del distretto di Columbia ha avviato un'indagine penale nei confronti di Jerome Powell, presidente della Fed, in merito alla ristrutturazione della sede centrale della banca centrale americana a Washington e all'eventualità che Powell abbia mentito al Congresso Usa sulla portata del progetto.

L'indagine penale contro Jerome Powell

Il costo della ristrutturazione, durata anni, di due edifici storici è andato oltre le stime iniziali ed è diventato un nuovo punto di pressione del presidente statunitense contro il governatore Powell. A metà del 2025, Russell Vought, direttore dell'Office of Management and Budget, ha detto che il superamento dei costi è «di 700 milioni di dollari e oltre».

Il bilancio della Fed mostra che il costo attuale stimato del progetto è di 2,46 miliardi di dollari contro gli 1,88 miliardi del 2024. Il documento mostra anche che la banca centrale ha eliminato la ristrutturazione di un terzo edificio, tagliando 510 milioni di costi.

Per Powell l'apertura dell'indagine a suo carico è solo un pretesto. «Nutro profondo rispetto per lo stato di diritto e per il principio di responsabilità nella nostra democrazia. Nessuno, e certamente non il presidente della Fed, è al di sopra della legge», ha ammesso il numero uno della banca centrale americana.

Ma quest’azione, ha proseguito, «senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni esercitate dall'amministrazione» di Trump. Questa nuova minaccia «è solo un pretesto», ha aggiunto il presidente della Fed.

Le implicazioni per dollaro, Treasury, mercati e tassi

La reazione immediata degli operatori è stata quella di vendere il dollaro (l’euro vale 1,1680 dollari, +0,63%), far scendere i futures azionari (-0,53% quello sul Dow Jones e -0,65% quello sull’S&P500) mentre il rendimento del Treasury Usa 10 anni sale leggermente al 4,19% e il prezzo dell'oro ha superato per la prima volta quota 4.600 dollari l'oncia, con gli investitori alla ricerca di un porto sicuro perché l’indipendenza della Fed è sempre più in bilico.

La notizia è sconvolgente, ma la reazione del mercato è stata misurata. Non ci sono segnali di panic selling, in quanto gli investitori attendono chiarezza sulle implicazioni per l'autonomia della Fed e sulla direzione dei tassi a breve termine. In un momento in cui si apre una settimana che vede in uscita dati importanti.

Inflazione e occupazione: il dilemma della Fed

Fra tutti, domani l’inflazione headline anno su anno di dicembre degli Stati Uniti, attesa stabile a +2,7%. Si vedrà se anche gli altri dati sui prezzi (Pce, e inflazione core), potranno sostenere una tendenza al ribasso dei tassi da parte della Fed.

«I dati sull'occupazione di dicembre non hanno fatto chiarezza su quali potrebbero essere le future mosse della Fed. Sono infatti stati appena abbastanza deboli da spingere le colombe a fare campagna per i tagli, ma anche abbastanza positivi da rendere i falchi dell'inflazione restii a correre in aiuto del mercato del lavoro», sottolinea Antonio Tognoli, responsabile macro analisi di Cfo Sim.

I deboli dati sulle buste paga (+5.000 a dicembre, al di sotto delle previsioni del consenso e con una revisione netta rispetto ai due mesi precedenti di -76.000) sono stati compensati da un miglioramento del tasso di disoccupazione, sceso di un decimo dal 4,5% di novembre, rivisto al ribasso, al 4,4% di dicembre. «La normalizzazione dei dati dopo la chiusura delle attività governative ha avuto un ruolo importante, poiché ha aggiunto ulteriore rumore di fondo all'indagine sulle famiglie di novembre», spiega Tognoli.

Nonostante questa sfumatura sul tasso di disoccupazione, si tratta di un classico dilemma per i responsabili delle politiche della Fed: gli indicatori del lavoro giustificano tagli ai tassi (anche se non completamente, visto che il tasso di disoccupazione medio degli ultimi 30 anni è del 5,7%), mentre i dati sull'inflazione li costringono ancora a non farlo.

Le prospettive future della politica monetaria

«Il messaggio semplice del rapporto sull'occupazione di dicembre indica, comunque, che il mercato del lavoro è in via di indebolimento, e questo avvicinandoci alle elezioni di mid term non è mai un buon segnale», avverte l’esperto di Cfo Sim, secondo il quale la Fed probabilmente manterrà i suoi impegni a gennaio, ma basandosi solo sul settore del lavoro (al netto del settore sanitario) si potrebbe sostenere che dovrebbe continuare a tagliare.

«Se poi i tagli dei tassi siano la soluzione appropriata è tutto da discutere. Ma la Fed ha il compito di promuovere un contesto che contribuisca al raggiungimento della stabilità dei prezzi e della massima occupazione», precisa Tognoli.

Se la politica monetaria rimane almeno moderatamente restrittiva, come riteniamo, ciò offre ancora più motivi per propendere per un allentamento, anche se non crediamo in occasione della prossima riunione del Fomc del 28 gennaio. Un tasso di disoccupazione al 4,4% probabilmente impedisce alla Fed di tagliare i tassi nella prossima riunione ma si intensificano i segnali per cui potrebbe tagliare di 25 punti base a marzo (per ora solo il 27% dei trader si aspetta il taglio)».

Goldman Sachs prevede due tagli dei tassi Fed

Secondo gli economisti di Goldman Sachs, l’economia statunitense quest’anno riceverà una spinta da tagli fiscali, aumenti salariali reali e crescita della ricchezza, mentre l’inflazione dovrebbe attenuarsi. Con le prospettive del mercato del lavoro più incerte, la Fed dovrebbe effettuare altri due tagli dei tassi di interesse di 25 punti base — a giugno e a settembre — secondo l’outlook 2026 della banca americana, datato 11 gennaio.

«La composizione della crescita del pil nei prossimi anni sarà diversa rispetto all’ultimo ciclo», ha sottolineato David Mericle, chief Us economist di Goldman Sachs. «Una quota maggiore deriverà dalla crescita della produttività, che ha già registrato una ripresa e dovrebbe ricevere un ulteriore impulso dall’intelligenza artificiale, mentre una quota minore deriverà dall’aumento dell’offerta di lavoro, con l’immigrazione ora molto più bassa». Gli economisti intervistati da Bloomberg a metà dicembre prevedevano una crescita americana del 2% nel 2026, la stessa della loro stima per il 2025.

Le previsioni di Goldman Sachs sono più ottimistiche con un tasso di crescita del pil del 2,8% su base annua. L’inflazione core Pce è attesa al 2,1% su base annua a dicembre e il tasso di disoccupazione è visto stabilizzarsi al 4,5%, ma esiste il rischio di un periodo di crescita senza occupazione mentre le aziende cercheranno di usare l’AI per ridurre i costi del lavoro, avverte Mericle.

Sul fronte commerciale, secondo l’economista di Goldman Sachs, le prossime elezioni midterm porteranno i problemi legati al costo della vita a emergere come tema politico centrale, spingendo la Casa Bianca a evitare ulteriori aumenti significativi dei dazi. La spesa dei consumatori dovrebbe crescere in modo costante, sostenuta dai tagli fiscali e dagli aumenti salariali reali. Gli investimenti delle imprese saranno la componente più forte del pil nel 2026, beneficiando di condizioni finanziarie più favorevoli, ridotta incertezza politica e incentivi fiscali. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza