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Inchiesta sul concerto Mps, i pm preparano le audizioni
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Inchiesta sul concerto Mps, i pm preparano le audizioni

05 maggio 2026, 21:45 Ultimo aggiornamento: 07 maggio 2026, 08:36

Dopo mesi di analisi dei dati sequestrati, l'inchiesta su Mps-Mediobanca potrebbe entrare in una nuova fase. Gli inquirenti cercano prove di un accordo tra Caltagirone e Delfin

Potrebbe riaprirsi a breve l’attività istruttoria dei magistrati di Milano nell’inchiesta Mps-Mediobanca in cui sono indagati per manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Delfin ed EssilorLuxottica Francesco Milleri e il ceo di Montepaschi Luigi Lovaglio (in concorso esterno).

Gli inquirenti ipotizzano un presunto «concerto» sulla privatizzazione di Mps e poi sulla sua scalata a Piazzetta Cuccia. Obiettivo dei concertanti: la presa comune su Generali, principale partecipazione di Mediobanca.

L'analisi dei dispositivi e le prossime audizioni

Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza è quasi terminata la fase di acquisizione e analisi dei dati di computer e cellulari sequestrati a novembre, compresi i dispositivi dei tre indagati. Ora potrebbe seguire la fase delle audizioni dei protagonisti, e di vari testimoni, alla ricerca di altri elementi utili a verificare il quadro probatorio.

Le indagini dei pm Luca Gaglio e Giovanni Polizzi coordinati dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano sono partite nel febbraio 2025 dopo un esposto di Mediobanca, che aveva inviato analoghe osservazioni anche alla Consob sull’ipotesi di concerto.

Il presunto accordo tra Caltagirone e Delfin

Dopo aver atteso il doppio appuntamento dell’assemblea di Mps di aprile 2025 (sull’aumento di capitale a servizio della scalata) e quella di Mediobanca di fine agosto (che bocciò l’idea dell’ops difensiva su Banca Generali) come momenti in cui si sarebbe consumato il concerto, i pm avevano impresso un’accelerazione a novembre con le perquisizioni e i sequestri di dispositivi all'ìnchiesta sul presunto accordo tra Caltagirone e Delfin (la finanziaria della famiglia Del Vecchio). Un accordo che – rivelò il procuratore Marcello Viola nell’audizione in commissione Banche lo scorso febbraio – risalirebbe al 2019.

Le complicazioni tecniche e il ruolo del Mef

I tempi si sono poi dilatati per vari fattori: il riesame avanzato da Delfin sull’acquisizione dei dati dal telefono e dal pc di Milleri, la mancanza dei programmi di esfiltrazione non in dotazione alla procura al momento del sequestro, la preparazione delle copie-lavoro con il materiale grezzo estratto sulla base di 66 parole chiave inerenti all’inchiesta per limitare l’analisi dei contenuti.
Manca ora solo l’esame del telefonino dell’ex direttore generale del Tesoro Marcello Sala.

Come rivelato dal Corriere della Sera, la procura milanese ha chiesto a Camera e Senato l’autorizzazione preventiva a visionare eventuali chat tra Sala e nove parlamentari, tra i quali i ministri Giancarlo Giorgetti (Mef) e Matteo Salvini (Infrastrutture). Sala, non indagato, aveva avvertito i pm che nel suo telefono possono esserci messaggi con esponenti politici.

I magistrati, senza aver aperto il dispositivo e con una interpretazione estensiva delle immunità parlamentari, hanno chiesto di poter verificare l’esistenza e la rilevanza delle comunicazioni.
 

Le chat potrebbero chiarire il ruolo del Mef nella vendita del 15% di Mps del novembre 2024, ritenuta dai pm favorevole ai promotori della scalata a Mediobanca. A quanto risulta la selezione automatica tramite parole chiave ha avuto parecchi riscontri positivi, ma avrebbe potuto trattarsi anche di comunicazioni di terzi in cui si citano i nomi dei parlamentari. Da qui la prudenza dei pm a richiedere l’autorizzazione preventiva a visionare il telefonino di Sala.(riproduzione riservata)



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