Dopo il caso Equalize a Milano, nella mattinata del 20 aprile diverse perquisizioni sono state disposte dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta «Squadra Fiore», una presunta struttura clandestina accusata di aver operato per anni come centrale di spionaggio abusiva nella capitale. Al centro delle operazioni condotte dai carabinieri del Ros ci sarebbe una truffa da cinque milioni di euro e ipotesi di reato che vanno dall’accesso abusivo a sistemi informatici alla violazione della privacy, fino all’esercizio abusivo della professione. Parallelamente, un secondo filone riguarda accuse di truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi segreti.
Nell’ambito dell’inchiesta Equalize è emerso inoltre che, dopo essere state violate le credenziali di accesso, sono state sottratte immagini private dal sistema di videosorveglianza dell’abitazione milanese di Leonardo Maria Del Vecchio, creando un archivio illecito utilizzato poi per ricattarlo. È questo uno dei passaggi più gravi emersi nel nuovo capitolo dell’inchiesta su Equalize, in cui l’imprenditore risulta parte offesa.
Secondo gli investigatori, il materiale raccolto sarebbe stato usato per costringerlo a versare 30 mila euro, con la minaccia di diffondere i filmati e provocare un danno reputazionale non solo personale, ma anche alle sue attività, tra cui Lmdv Capital e EssilorLuxottica, gruppo quotato alla Borsa di Parigi di cui Del Vecchio è socio.
Al centro delle accuse ci sarebbero Giuseppe Cella, ex responsabile della sicurezza e collaboratore del manager, e Vincenzo De Marzio, titolare della Neis Agency. Quest’ultima aveva in essere un contratto da 12 mila euro mensili, firmato nel giugno 2023, per servizi di cosiddetta «due diligence reputazionale».
Dalle perquisizioni eseguite dai carabinieri del Ros emerge un quadro definito dagli inquirenti «complesso», in cui si intreccerebbero condotte estorsive e comportamenti fraudolenti.
Nell’indagine compare anche Nunzio Samuele Calamucci, considerato la mente informatica legata a Equalize e successivamente collaboratore degli investigatori. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato coinvolto nella costruzione di un falso dossier utilizzato per rafforzare la pressione sulla vittima.
Secondo gli inquirenti, «Squadra Fiore» avrebbe agito come una vera e propria agenzia di informazioni parallela, sfruttando relazioni interne agli apparati di sicurezza. Una rete che, nella ricostruzione investigativa, metterebbe in connessione esponenti della vecchia gestione dei servizi, aziende private e ambienti politici.
«In particolare gli interessati avrebbero acquisito e commercializzato in cambio di remunerazione mensile e/o per singoli contratti - anche su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari - informazioni riservate illecitamente estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, realizzando dossier con la profilazione di persone fisiche e giuridiche. Avrebbero inoltre eseguito, dietro compenso corrisposto per ogni singolo intervento, attività di fraudolenta interruzione di intercettazioni telefoniche/telematiche e di installazione di dispositivi per la captazione fraudolenta di conversazioni private», si legge in una nota dell’arma.
Alcune società considerate “vicine” al gruppo avrebbero beneficiato di corsie preferenziali negli appalti, arrivando a gestire anche centrali di ascolto. Tra queste compare Maticmind, fondata dall’imprenditore Carmine Saladino, che ha ceduto le proprie quote lo scorso anno.
Nell’inchiesta rientra inoltre la vicenda dei lavori effettuati presso l’abitazione dell’ex vertice dell’intelligence Elisabetta Belloni, interventi che sarebbero stati eseguiti all’insaputa dei livelli politici.
L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Stefano Pesci e dai pubblici ministeri Vittorio Bonfanti e Alessia Natale. Complessivamente sono state undici le persone perquisite nel procedimento sulla 'Squadra Fiore' della Procura di Roma.
Sotto i riflettori anche la figura di Giuseppe Del Deo, già numero due dell’Aisi, uscito dall’intelligence con un pensionamento anticipato, al quale gli inquirenti contestano nello specifico un reato di peculato relativo alla cifra di 5 milioni di euro. Denaro che, in base all’impianto accusatorio, l’ex 007 affidava con contratti alla società “amica” Sind, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati anch’egli indagato. Gli indagati «utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti (definiti ‘citofoni’), utenze con intestatari fittizi» e si avvalevano di consulenti e committenti esteri (“l'americano”) e nomi di copertura quali “naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, juventino”, si legge nel decreto.
Nella serata del 20 aprile Del Deo ha comunicato le proprie dimissioni da presidente esecutivo di Cerved Group Spa, non coinvolta nell’indagine, rimettendo le sue deleghe.
Tra gli indagati figura inoltre Samuele Calamucci, descritto come un esperto informatico già attivo per Equalize, realtà milanese con cui emergerebbero diversi punti di contatto.
Iscritto nel registro degli indagati compare anche il nome di Giuliano Tavaroli, ex capo della sicurezza di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia e coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi.
L’ex numero due del Dis, Giuseppe Del Deo, in qualità di dirigente del reparto economico finanziario dell’Aisi si è avvalso di «una squadra di collaboratori denominati convenzionalmente «i neri», ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para investigativo, utilizzava per fini non istituzionali gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del Sistema di informazione per la sicurezza nazionale», si legge nel decreto di perquisizione dell’indagine sulla Squadra Fiore. Per gli inquirenti l’attività illecita è andata avanti dal 2018 al 2024.
Nel dettaglio, si legge nella nota del comando provinciale dei Ros «gli interessati risultano indagati a vario titolo dei reati: truffa aggravata, poiché - nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l'innovazione - l’imprenditore titolare della acquisenda società, al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di earn-out (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebtda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa. Tale operazione, avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso Cdp Equity S.p.A, deteneva una parte del capitale della società acquirente».
Da ultimo, le indagini hanno permesso di «acquisire elementi, da un lato, circa presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche, e, dall’altro, circa rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso», concludono i carabinieri. (riproduzione riservata)