Non più un caso isolato di malaffare in una partecipata del Tesoro, ma un presunto sistema corruttivo ramificato nei centri decisionali. L’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti informatici - che ha origine nell’ottobre 2024 con l’arresto in flagranza dell’ex dg di Sogei, Paolino Iorio, sorpreso a ricevere una mazzetta di circa 15 mila euro - segna un’accelerazione.
Nelle prime ore di giovedì 26 marzo, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza ha condotto perquisizioni nel Ministero della Difesa, nelle sedi di Terna e Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) e negli uffici del Polo Strategico Nazionale: la società di progetto (partecipata da Tim, Leonardo, Cdp e Sogei) incaricata di gestire la migrazione al cloud dei dati della Pubblica Amministrazione.
Il bilancio dell’operazione, coordinata dal sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice, vede attualmente 26 indagati - tra imprenditori, dirigenti di imprese pubbliche, dipendenti e generali - e un ventaglio di ipotesi di reato che spaziano dalla corruzione al riciclaggio, fino alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite.
Le indagini, come emerge dalle 28 pagine del decreto di perquisizione visionate dall’Agi, avrebbero riguardato «un articolato sistema criminale finalizzato a riciclare ingenti somme di denaro, verosimilmente derivanti da reati fiscali perpetrati per mezzo dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti, finalizzate, tra l’altro alla creazione di “fondi neri” utilizzati per il pagamento di commesse corruttive».
Come è emerso dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, e dai successivi accertamenti della Gdf, le azioni corruttive da parte degli imprenditori indagati nei confronti di alcuni funzionari pubblici sarebbero state messe in pratica «attraverso un complesso e ingegnoso meccanismo di monetizzazione».
«I rilevanti elementi indiziari», sempre citando le carte, «hanno permesso di delineare il modus operandi degli indagati, nonché di qualificarne l’illecito profitto che ammonta a non meno di 590 mila euro. Dalle indagini svolte è emerso un rilevante e grave quadro indiziario relativo alla commissione di violazioni in danno della libera concorrenza e alle regolarità delle forniture alla pubblica amministrazione».
Dagli accertamenti della Gdf è emerso in particolare che un imprenditore è riuscito a ottenere «attraverso la corruzione, la garanzia di ottenere commesse da clienti di notevole rilievo e di essere introdotto presso i vertici di tali clienti, quale esecutore di pagamenti funzionali a ottenere, anche per il futuro la piena messa a disposizione della funzione ricoperta per assecondare le richieste dell’imprenditore».
Secondo quanto fa sapere il ministero della Difesa, l’indagine nasce grazie a «una segnalazione del dicastero» che ha assicurato «pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative, eventuali responsabilità accertate», dichiara Palazzo Baracchini, «saranno perseguite con la massima severità nel rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria». (riproduzione riservata)
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