Un altro caso di dossieraggio sconvolge il mondo politico italiano, fino a toccare la prima e la seconda carica dello Stato, rispettivamente il Capo dello Stato, Sergio Mattarella e il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Spuntano anche presunti dossier su un «famoso oligarca russo» connesso a «una vicenda che vede coinvolti dei cittadini russi-kazaki (Victor Kharitonin e Alexandrovich Toporov)» e «la costruzione di un hotel a Cortina d'Ampezzo e la gestione di svariati resort di lusso». Un accesso abusivo, poi, avrebbe riguardato Vladimir Tsyganov e Oxana Bondarenko, attivi nel settore moda.
Questi alcune delle violazioni scoperte dall’indagine della Dda di Milano che ha smascherato un gigantesco mercato di informazioni personali e riservate acquisite il modo illecito da banche dati strategiche per l'Italia (come lo Sdi, Serpico, e il sistema valutario legato alle cosiddette Sos di Bankitalia), carpite da ex appartenenti o appartenenti a polizia e Gdf, tecnici informatici e hacker per essere poi rivendute o utilizzate «a scopo estorsivo o ricattatorio, per condizionare e influenzare all'occorrenza soprattutto i settori della politica e dell'imprenditoria».
Da qui conseguono quattro misure cautelari ai domiciliari per associazione per delinquere finalizzata all'accesso abusivo a sistema informatico tra i quali l'ex super poliziotto Carmine Gallo e il presunto hacker Nunzio Samuele Calamucci. Il gip ha respinto invece la richiesta di custodia cautelare per altri 13, tra i quali Enrico Pazzali, socio di maggioranza della Equalize, nonché presidente della Fondazione Fiera Milano. Lunedì 28 ottobre la Dda di Milano ha depositato il ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere gli arresti dei soggetti finora esclusi.
Tutto è iniziato nell’ottobre del 2022 quanto la banda dei dossier, si legge negli atti, avrebbe avuto «per la prima volta» grazie «all'abilità informatica di Calamucci» la possibilità «di accedere direttamente alle banche dati protette, in particolare lo Sdi, mediante attività di hacking e senza più la necessità di accessi effettuati su richiesta» da «appartenenti alle Forze dell'ordine».
Con il passare del tempo gli hacker erano convinti che sarebbero riusciti a «fregare» tutta Italia con la loro fabbrica di dossier, realizzati entrando nelle banche dati più importanti e usando le informazioni riservate anche «camuffandole da notizie giornalistiche».
In particolare dalle carte dell’inchiesta emerge che «Calamucci comunica con orgoglio a Gallo che il loro gruppo può addirittura accedere alla banca dati della Consob, ossia a un sistema informatico pubblico che consente disporre di un patrimonio conoscitivo strategico e amplissimo, attraverso cui condizionare e orientare, per le più disparate finalità, i mercati». Con conseguenze ancora da comprendere pienamente.
Per giunta, potendo godere «di appoggi di alto livello, in vari ambienti, anche quello della criminalità mafiosa e quello dei servizi segreti, pure stranieri» e gli indagati «spesso promettono e si vantano di poter intervenire su indagini e processi», ha scritto negli atti il pm della Dda Francesco De Tommasi. Il gruppo ha una struttura «a grappolo»: ogni «componente» e «collaboratore» ha a sua volta «contatti nelle forze dell'ordine e nelle altre pubbliche amministrazioni» con cui «reperire illecitamente dati».
Con questo meccanismo Nunzio Samuele Calamucci, uno degli arrestati, aveva a disposizione una «mole di dati da gestire enorme pari almeno a 15 terabyte». Nondimeno grazie a questa associazione a delinquere la Equalize srl nei primi sette mesi del 2023 avrebbe incassato 763 mila euro. Laddove i presunti incassi in oltre 2,3 milioni di euro in tre anni, tra 2022 e 2024. Il resto del complessivo incasso di oltre 3,1 milioni arriverebbe da altre quattro società (Mercury, Dag, Safe Harbour, Neis Agency).
Il gip di Milano Fabrizio Filice fino ha disposto gli arresti domiciliari l'ex super poliziotto Carmine Gallo, amministratore delegato della Equalize, e del presunto hacker Nunzio Samuele Calamucci, nonché di Massimiliano Camponovo e Giulio Cornelli, titolari o soci di aziende collegate e specializzate nella sicurezza e nell'informatica. Firmato inoltre un provvedimento interdittivo della sospensione dal servizio per un finanziere e un agente di polizia e poste sotto sequestro, oltre alla Equalize, la Mercury Advisor e la Develope and Go.
Adesso però la procura di Milano ha depositato il ricorso al tribunale del Riesame per chiedere, nuovamente, 13 custodie cautelari in carcere per altrettanti indagati, e gli arresti domiciliari per altri tre, tra cui Enrico Pazzali.
Sotto inchiesta è finito, tra gli altri, Leonardo Maria Del Vecchio, che avrebbe chiesto e ottenuto informazioni sui fratelli per motivi di eredità e sull'allora fidanzata, modella e attrice, Jessica Michel Serfaty e il suo braccio destro Marco Talarico. E ancora indagati sono Matteo Arpe e il fratello Fabio per l'accesso abusivo alla filiale di Alessandria di banco Bpm; l'amministratore delegato di Banca Profilo Fabio Candeli - con l'istituto che guida si dicono «certi di dimostrare la loro estraneità ai fatti»- e infine anche Fulvio Pravadelli, l'ex di Publitalia e direttore generale della Veneranda Fabbrica del Duomo, che avrebbe fatto spiare il cantautore Alex Britti per via della separazione da sua figlia. Sul fronte committenti, oltre a studi legali e professionali anche il gruppo Erg, tramite quattro suoi manager a loro volta indagati, e la Barilla, con il responsabile della sicurezza indagato per aver ricercato le fonti di un articolo di Milano Finanza scritto dal giornalista Andrea Deugeni. In entrambi i casi i dati raccolti riguardano alcuni dipendenti.
Negli ultimi due anni il proprietario della Equalize avrebbe chiesto a Galli dii fare «accertamenti su persone vicine politicamente» a Letizia Moratti, quando era candidata alle Regionali lombarde del 2023.
Nel mirino degli hacker sono finiti poi anche il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, e il figlio Geronimo. E ancora, Calamucci lascia intendere a Gallo «di aver intercettato, o essere riuscito a utilizzare abusivamente» se non «a clonare un indirizzo e-mail assegnato» al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Spunta inoltre il nome di Matteo Renzi, leader di Italia Viva: il senatore ha presto dato mandato ai propri legali di costituirsi parte civile in tutti i procedimenti legati a spionaggio e pubblicazione illegittima di documenti illegalmente acquisiti, chiedendo inoltre un’interrogazione parlamentare «per conoscere che cosa stia facendo l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale per difendere i diritti inviolabili dei cittadini italiani sanciti dalla Costituzione e negati dagli atti criminali di spionaggio».
Si aggiungono inoltre i dossier su Carlo Sangalli, attuale presidente di Confcommercio-Imprese per l'Italia, della Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi e di Confcommercio Milano tra i tanti e addirittura sull'avvocato siciliano Piero Amara, il legale imputato per una serie di procedimenti sulle vicende dell'Eni e per il caso Loggia Ungheria.
Si moltiplicano le reazioni politiche al caso,Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si dice «stupito, più che allarmato, dalle notizie di una azione di dossieraggio nei miei riguardi». Per la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, c'è «un sistema di ricatto ed estorsione, ma nella peggiore siamo davanti al reato di eversione». Il vicepremier Antonio Tajani parla di «minaccia alla democrazia» e il ministro della Difesa Guido Crosetto invita a capire se ci si «un filo rosso» fra diversi casi di dossieraggio.
L’esecutivo Meloni si è messo subito a lavoro su un decreto legge per blindare le banche dati. Per il ministro della Giustizia, Carlo Nordio serve «più che l'innalzamento delle pene, una riflessione profonda a livello normativo e tecnologico. La tecnologia avanza sempre più veloce rispetto alle norme». (riproduzione riservata)