L’effetto della guerra all’Ucraina e delle sanzioni occidentali si fanno sentire sull’economia della Russia. È quanto emerge dal Financial Stability Review pubblicato dalla Banca Centrale russa il 27 novembre: secondo la banca centrale guidata dalla governatrice Maria Nabiullina, «a fronte di un contesto esterno negativo e di un rallentamento della crescita economica, il rischio di credito sta diventando la principale vulnerabilità». La situazione finanziaria di alcune aziende altamente indebitate è peggiorata. E le famiglie cominciano a mostrare maggiori difficoltà nel ripagare i prestiti.
La quota dei cerditi deteriorati (Npl), ossia quelli in cui il mutuatario non riesce a pagare regolarmente, è aumentata di cinque punti percentuali negli ultimi mesi e, al 1° ottobre 2025, ha superato il 12,9% del totale dei prestiti al consumo non garantiti. Si tratta del livello più alto da novembre 2017.
Inoltre, continua il report, «la proporzione di prestiti morosi è molto più alta tra i mutuatari con rapporti elevati tra servizio del debito e reddito (Dsti superiore al 50%). Misure macroprudenziali sono state adottate per limitare l’indebitamento delle famiglie; tuttavia, nel terzo trimestre del 2025, gli erogati a mutuatari con Dsti superiore al 50% rappresentavano ancora il 19% dell’importo totale dei prestiti al consumo emessi».
Un Dsti superiore al 50% implica che più della metà del reddito di una persona è impegnato nel pagamento dei debiti. Si tratta di un rischio perché significa che il mutuatario ha meno margine di manovra in caso di imprevisti (come malattia, perdita del lavoro, ecc).
Nel complesso i crediti deteriorati delle imprese salgono al 4% (+0,2%) ma il rischio è soprattutto per le piccole e le micro-imprese. «Dall’inizio del 2025, la quota di imprese in difficoltà nel servizio del debito è aumentata di 2 punti percentuali, attestandosi al 9,5%», sottolinea la Banca centrale.
«La solvibilità delle grandi e medie imprese è generalmente soddisfacente, ma è aumentata la quota di imprese nella zona "gialla", ovvero monitorate dalle banche, nel portafoglio prestiti. In caso di problemi, le banche ristrutturano il debito, ma l’importo dei prestiti ristrutturati rimane costantemente basso negli ultimi mesi. Le banche dispongono di capitale sufficiente per coprire eventuali perdite derivanti dai prestiti alle imprese».
Il rapporto semestrale evidenzia inoltre che le industrie esportatrici stanno affrontando una riduzione dei ricavi, dovuta alla contrazione della domanda esterna e alle sempre maggiori sanzioni imposte dai paesi occidentali.
Un altro fattore che pesa particolarmente sul fatturato delle aziende orientate ai mercati esteri – sottolinea ancora la Banca centrale russa – è la flessione dei prezzi dei combustibili fossili: i prezzi del petrolio greggio e del carbone nel periodo preso in esame dalla Banca centrale sono stati rispettivamente inferiori dell’8% e del 32% rispetto alle medie del biennio 2023-2024.
«Il settore delle piccole e medie imprese è tradizionalmente il più vulnerabile in condizioni di rallentamento economico». Tuttavia, sottolinea la Banca di Russia, «la maggior parte delle imprese mantiene un sufficiente margine di sicurezza.
Continuano a manifestarsi i rischi nei settori del prestito al consumo non garantiti e dei mutui. Tali criticità sono riconducibili alla rapida espansione dei portafogli nel 2023 e nel primo semestre del 2024.
Tuttavia, grazie alle «misure macroprudenziali adottate per contenere il carico del debito delle famiglie, il tasso di crescita dei prestiti non performing è attualmente inferiore rispetto alla fase discendente del ciclo del credito registrata in passato e le banche hanno costruito un solido cuscinetto macroprudenziale».(riproduzione riservata)