In Generali Assicurazioni per analizzare il fenomeno della longevità hanno deciso di creare un Demographic Hub. Si tratta di una struttura al servizio di tutte le business unit e dedicata all’analisi dei trend demografici e a iniziative tecniche e partnership mirate all’evoluzione del business. «L’iniziativa nasce in un contesto in cui prevedere l’evoluzione dei fenomeni demografici è sempre più complesso. La pandemia ha interrotto la continuità delle serie storiche sulla sopravvivenza, mentre cambiamento climatico, ondate di calore, malattie infettive emergenti, inquinamento atmosferico e innovazione in campo medico introducono nuove variabili, con effetti differenti da Paese a Paese», dice Michele Rendine, group chief Life & Health officer di Generali, «Per gli assicuratori la capacità di offrire coperture sui rischi biometrici rappresenta un fattore distintivo, ampliando la proposta di valore per rispondere alle nuove esigenze del cliente».
Ad oggi il mercato Vita europeo resta fortemente concentrato su risparmio e previdenza, mentre la protezione contro mortalità, disabilità e longevità continua a essere sottodimensionata. «Il settore assicurativo può contribuire a colmare questo divario sviluppando soluzioni innovative e coerenti con i nuovi bisogni dei clienti», aggiunge Rendine.
La compagnia ha supportato la conferenza internazionale Longevity 21 che si è tenuta nei giorni scorsi alla facoltà di Economia de La Sapienza di Roma, promossa assieme al Pension Institute-City St George’s (University of London). «Per Generali promuovere un dialogo continuativo tra settore privato, università e istituzioni è una condizione essenziale per affrontare con successo le sfide poste dall’evoluzione dei trend demografici e trasformarle in opportunità di crescita sostenibile», dice Rendine.
Nel primo semestre la raccolta netta Vita di Generali ha raggiunto il record di 8,3 miliardi: i prodotti risparmio tradizionali valgono 3 miliardi, la linea ibridi e unit-linked 2,8 miliardi e la linea puro rischio e malattia 2,6 miliardi. «Ciò si riflette nel valore della nuova produzione, aumentato a 1,9 miliardi, e una redditività della nuova produzione che raggiunge il 5,86%», conclude Rendine. (riproduzione riservata)