C'è un modo preciso per evitare che la destra governi Oltralpe ed è il sistema elettorale a doppio turno. Il Noveau Front Populaire lo sapeva, ci ha provato, c'è riuscito. Bisogna capire se aiuti la stabilità di governo.
Questa è la prima valutazione che emerge dai risultati del secondo turno alle elezioni politiche francesi. Risultati clamorosi che dimostrano come il popolo sia più scaltro di ogni sondaggio, come ai tempi della Brexit e della vittoria di Donald Trump.
Al di là delle Alpi, per la terza volta, dopo due elezioni presidenziali che hanno portato Emmanuel Macron all'Eliseo, al ballottaggio hanno prevalso le forze della sinistra del Front Populaire e di Ensemble sul grande nemico di sempre negli ultimi venti anni: il Rassemblement National (Rn) di Marine Le Pen.
Macron, il giovane Mario Draghi che è diventato un equilibrista del governare ma che possiede decisamente una grande capacità strategica oltre ad un potere da sovrano dell'Ottocento, esce vincitore da questo gioco d'azzardo che egli stesso ha messo sul tavolo dopo il risultato disastroso delle urne europee ma dovrà fare i conti con la sinistra di Jean-Luc Mélenchon, che con le sue ricette economiche può far tremare i mercati e aumentare il debito pubblico.
Insieme ai due antagonisti, che non potrebbero essere più diversi, ma che in questa estate del 2024 si trovano a festeggiare, occorrerà capire il ruolo dei redivivi socialisti di André Glucksman, che potrebbero essere l'elemento di moderazione.
Una convivenza davvero complicata, almeno a vedere i numeri del voto, che potrebbe anche riportare i gollisti a Matignon per tagliare le ali estreme della sinistra: ennesimo scenario in una ridda di ipotesi che potrebbero durare lo spazio di un mattino, nella migliore delle ipotesi.
L'unica grande sconfitta di questo turno elettorale, così sentito e non solo in Francia ma anche in Italia per le possibili ripercussioni sulle alleanze del governo Meloni, è l'estrema destra di Le Pen che in Francia gli elettori, accorsi in massa ai seggi, proprio non vogliono al governo, forse memori dei disastri e della vergogna del governo filonazista di Vichy.
Da quelle parti esiste ancora un obbligo di esclusione di chi distrusse il paese, a ottant'anni dallo sbarco in Normandia che ha liberato la Francia da Hitler e con essa l'Europa. Anche questo è un dato su cui tutte le forze di destra dovrebbero riflettere, compresi i patrioti messi insieme dal presidente ungherese Viktor Orban. Gli americani non hanno sacrificato le loro migliori e giovani generazioni nel 1944 per vedere questo altissimo sacrificio in terra straniera vanificato nell'arco di un secolo: la storia conta.
E con la storia delle divisioni della sinistra, sicuramente una storia piccolina rispetto a quella dei vincitori della seconda guerra mondiale, dovrà fare i conti Macron, lo stratega senza corona che ora dovrà dimostrare di poter governare per tutti i francesi (anche per i lepenisti e i melonchiani) dando un esecutivo equilibrato al paese e facendo a meno dei giovani Gabriel Attal, il premier uscente (ha annunciato le dimissioni due ore dopo gli exit poll, domenica sera), e Jordan Bardella, il premier mai entrato: bruciati sul falò delle loro vanità.
Magari durerà poco questo nuovo governo francese, magari ci saranno scossoni sociali e finanziari, in vista della nascita della nuova Commissione Europea ma un dato appare certo: con l'inquilino dell'Eliseo dovranno tutti fare i conti, anche Vladimir Putin, ma non è affatto detto che il giovane principe odiato dalle masse di destra e di sinistra non si ritrovi di nuovo sul suo cammino Marine Le Pen.
Ultima annotazione di questi tempi incerti è che di fronte alle telecamere si sono precipitati gli sconfitti piuttosto che i vincitori. Da domani borsa e spread ci spiegheranno qualcosa di più di questo rompicapo degno del miglior Maigret: la Francia è nel porto delle nebbie?
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