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Il warning di Pernod Ricard scuote il settore alcolici: Campari resisterà alla crisi dei consumi
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Il warning di Pernod Ricard scuote il settore alcolici: Campari resisterà alla crisi dei consumi

16 aprile 2026, 14:40 Ultimo aggiornamento: 17:53

Pernod Ricard avverte che, a causa della guerra in Medio Oriente e della domanda debole negli Usa e in Cina, le vendite annuali scenderanno tra il 3% e il 4%. Banca Akros si attende una crescita organica positiva per Campari nei primi tre mesi del 2026 (conti il 6 maggio)

Il warning di Pernod Ricard pesa su tutto il settore delle bevande alcoliche. Mentre alla borsa di Parigi il titolo è sceso il 16 aprile in chiusura dello 0,3% a 66,8 euro dopo un minimo intraday a 65,64 euro (-10% da inizio anno) e se ne è approfittata la rivale Remy Cointreau (+2% a 40,28 euro), a Milano Campari è arretrata dello 0,42% a 6,572 euro e a Londra Diageo si è limitata a un +0,10% a 1.472 pence. Bene, invece, l’olandese Heineken (+0,59% a 67,78 euro).

Pernod Ricard ha avvertito che, a causa della guerra in Medio Oriente e della domanda debole negli Stati Uniti e in Cina, le vendite annuali (l’esercizio termina a giugno) scenderanno tra il 3% e il 4%. Si tratterebbe del terzo calo annuale consecutivo. In precedenza si aspettava un miglioramento nella seconda metà dell’anno. Confermate, invece, le previsioni di una crescita delle vendite tra il 3% e il 6% tra il 2027 e il 2029.

L'impatto della crisi in Medio Oriente sui consumi

I viaggi in calo (il travel retail ha rappresentato il 6% delle vendite nette di Pernod Ricard nel 2025) e l’instabilità scatenata dalla guerra contro Teheran hanno aggiunto un ulteriore livello di incertezza per il settore degli alcolici già sotto pressione, mentre i consumatori riducono i consumi e si spostano verso prodotti più economici.

Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, è il secondo aeroporto internazionale più trafficato al mondo e un hub chiave per le vendite di alcolici nei duty-free con oltre 95 milioni di passeggeri transitati nel 2025.

In una conference call con gli analisti, Hélène de Tissot, executive vice president finance e IT, ha affermato che l’esposizione diretta dell’azienda al Medio Oriente è pari al 2% delle vendite dell’azienda produttrice del cognac Martell e della vodka Absolut che sta monitorando attentamente la situazione nell’area.

Bene i risultati trimestrali ma con difficoltà nei mercati chiave: Usa e Cina

Comunque, ci sono stati segnali di un miglioramento nel trimestre terminato a marzo. Le vendite nette organiche sono cresciute dello 0,1% a 1,95 miliardi di euro, battendo la stima degli analisti che prevedevano un calo dell’1,04%.

Se gli Stati Uniti hanno registrato il calo marcato con un -12%, a causa della domanda debole per i brand premium per l’impatto dei dazi introdotti dal presidente statunitense Donald Trump, e la Cina un -7% dopo che Pechino ha limitato le vendite di cognac nei duty-free in risposta ai dazi dell’Unione Europea sui veicoli elettrici cinesi, le vendite del gruppo nel resto del mondo sono aumentate del 5%. A pesare è stato anche il destocking in corso, mentre retailer e grossisti riducono le scorte elevate in risposta alla domanda dei consumatori più fiacca.

La fusione con Brown-Forman

Nessun riferimento, invece, alla fusione con la statunitense Brown-Forman, proprietaria del whiskey Jack Daniel’s. Secondo gli analisti interpellati da Reuters, se le trattative sfociassero in una fusione, questa permetterebbe alla società combinata di risparmiare fino a 450 milioni di dollari all'anno e di compensare il calo del consumo di alcolici. Tuttavia, anche il gruppo statunitense di liquori Sazerac si è fatto avanti per acquistare Brown-Forman per circa 15 miliardi di dollari, complicando le trattative.

Campari è un’altra storia

Nel caso dell’italiana Campari i risultati del primo trimestre 2026 sono attesi per il 6 maggio. La base di confronto più favorevole (nel primo trimestre 2025 le vendite erano state influenzate negativamente per 10 milioni di euro dai ritardi logistici temporanei negli Stati Uniti), a detta di Banca Akros, sarà compensata da un trend per quanto riguarda i consumi ancora debole negli Stati Uniti, soprattutto a marzo, e dall’impatto negativo del delisting in Germania.

«Ci aspettiamo, quindi, una crescita organica positiva del +3,8% anno su anno (consenso +4,9%, ndr), sostenuta dalla ripresa della domanda in Europa. L’effetto cambi sarà negativo per -4,5% anno su anno e stimiamo anche un impatto di perimetro negativo del -2,7%, per la cessione di Cinzano», precisa Banca Akros.

In termini di redditività, «prevediamo un miglioramento progressivo dei margini operativi grazie alla leva operativa e alla riduzione delle spese SG&A. Le nostre stime sui ricavi del primo trimestre a 643 milioni, -3,4% anno su anno, sono leggermente inferiori a quelle del consenso a 649,7 milioni, a causa di una crescita organica delle vendite leggermente più prudente», spiega Banca Akros, «mentre l’ebit rettificato è visto scendere dell’1,7% a 133,8 milioni con un margine in linea con le stime del consenso al 20,8%, in leggero miglioramento dal 20,4% del primo trimestre del 2025. Confermiamo il rating buy e il target price a 7,30 euro sull’azione». (riproduzione riservata)



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